Cosa sia la pigrizia lo sappiamo, quanto questa possa influire sulle nostre vite lo immaginiamo vagamente. Mentre ero sul divano, ascoltando e leggendo opinioni altrui relative ai principali fatti di attualità, che vedono in primo piano, tra tutte le notizie, la nave Acquarius, improvvisamente un’illuminazione:

Siamo tutti vittime di pigrizia all’italiana.

Facciamo un passo indietro, come i gamberi, come la nostra economia.I social network hanno il pregio di concedere la parola ad ognuno di noi, in forma gratuita, o almeno non pagando con i soldi ma talvolta con i nostri dati, merce di scambio molto preziosa; poiché siamo esseri pensanti e con la voglia di esprimere le opinioni personali, sfruttiamo tale pregio per questo.

Ecco che si apre un mondo nel quale vale tutto: insulti, sentimenti di superiorità, discussioni sane e discussioni senza capo ne coda, benaltrismo e disinformazione e le tanto “amate” fake news. E qui inizia a farsi palpabile la pigrizia, quel modo di essere che rende le persone come un sacco da boxe, dove i pugni sono sferrati a colpi gli slogan.

La pigrizia fa sì che non ci si informi nel merito delle cose, rispondendo alle perplessità altrui con gli slogan, triti e ritriti, che ormai suonano vecchio. La pigrizia atrofizza fisico e cervello, in barba all’antico principio “mens sana in corpore sano” La pigrizia, questa volta all’italiana, porta a non aver voglia di impegnarsi per risolvere i problemi, ma a promulgare leggi (chi le applicherà? Chi le farà rispettare? Quante norme inutili esistono?) per ottenere facile consenso popolare.
Tanto si sa che la pigrizia stessa rende le persone anestetizzate dagli slogan. Non si informeranno mai sui cambiamenti che impatteranno sulla loro vita, dunque andrà loro bene tutto quanto se presentato con la giusta frase ad effetto.

La pigrizia divide, destra contro sinistra, poiché nessuno è disposto a venire a patti per il bene del paese, è più facile giocare ad addossarsi le colpe.E di nuovo: slogan! La pigrizia porta tutti noi a non uscire dal porto sicuro del posto fisso per realizzarci, quando ancora non abbiamo pargoletti cui assicurare un futuro, ma anzi a desiderare quella gabbia “così rassicurante” per poterci lavare le mani da pensieri e responsabilità, tanto “io faccio il mio, all’orario timbro, e mi arriva lo stipendio”.

In tutto questo, il valore aggiunto dove sta? Ecco che la pigrizia ci amalgama tutti verso il basso. La stessa pigrizia all’italiana che porta a non aver voglia di dichiarare allo stato i nostri reali guadagni, cosi che i consumi totali in Italia siano il 114% del reddito dichiarato. E chi dovrebbe controllare cosa fa? È vittima di pigrizia e preferisce guardare il proprio orticello piuttosto che creare le condizioni perché si formi un rigoglioso prato.

La pigrizia all’italiana, lo stesso problema che attanaglia i nostri rappresentanti. Vediamo i dati sulle presenze in aula.
Vediamo con quanta voglia ed incisività il nuovo governo riuscirà a compiere il giro di boa, a dare una svolta, mentre i soliti pigri (coerentemente con le vecchie abitudini) urlano slogan per riacquistare consenso non costruendo nulla di buono.

Per fortuna la luce in fondo al tunnel è ben più potente di quanto si creda. È rappresentata dalle eccellenze italiane di ogni settore, da quei genitori che ancora si alzano la mattina per costruire il loro presente ed il futuro dei loro figli, dalle piccole e medie imprese che avendo tutto contro continuano imperterrite nella loro attività; è rappresentata dalle persone che si fanno scivolare addosso gli slogan e che, sconfiggendo la pigrizia, si costruiscono una personale posizione motivata e basata su qualcosa in più dei soliti slogan.

La pigrizia all’italiana ci attanaglia,ci costringe a vivere all’interno delle buie mura dell’ignoranza. Il nostro dovere è quello di mirare ad essere davvero liberi.L’unica via è la conoscenza. Chiudo citando un famoso detto che mi guida nella quotidianità e che spero possa fare lo steso con voi: “Solo chi sa, sa di non sapere”

 

di Marco Bagnera