Ah, finalmente. Ho lavorato tanto ed è ora di sperperare il gruzzoletto che ho messo da parte: quale modo migliore se non un bel viaggio? Low-cost, alla fine non è che io abbia guadagnato poi così tanto. Ed è qui che inizia l’incubo.

Voli diretti da dove vivo per dove voglio andare non ce ne sono. Vabbè, arriverò in un’altra città e da lì mi sposterò in autobus. Prendo un volo relativamente economico che parte alle 6.45: dovrò essere in aeroporto alle 4.45, che problema c’è?

Eccolo, il primo problema: l’aeroporto in questione dista due ore e mezza di macchina da casa mia. Vabbè, vorrà dire che farò after e dormirò in aereo. Arrivo in larghissimo anticipo, ma è sempre meglio che arrivare in ritardo. E invece no! Dopo un’ora di attesa e cibo spazzatura, alzo gli occhi al tabellone: RITARDO. L’aereo partirà in RITARDO.

Non lo capisco proprio subito, la mancanza di sonno comincia a farsi sentire. Poi realizzo che la partenza è posticipata alle 9.15. A questo punto mi si presenta il secondo problema, ovvero l’autobus che dovrebbe portarmi a destinazione dopo l’atterraggio. Cerco in tutti i modi di posticipare la prenotazione, ma sono le sei meno un quarto di mattina e nessuno ha voglia di rispondermi. Sono costretta a cancellare la prenotazione, perderci dei soldi e rifarla.

Arrivano le 9.15 e finalmente ci permettono di imbarcarci (sempre con molta calma). Siamo in ritardo, ovviamente, e comincio a temere. Infatti spunta il terzo problema: non partiremo prima delle 10.30. Benissimo. Sono al punto di partenza, devo di nuovo cercare di posticipare l’autobus. Riesco a cambiare biglietto proprio mentre dicono di spegnere tutti i cellulari. Si parte, ma lo stress mi ha fatto quasi passare la voglia.

Poi il muso dell’aereo si alza, e vi dirò una cosa: non me ne frega niente dell’after, del tempo perso o dei soldi buttati. Secondo me volare è assaporare quanto di più vicino alla libertà esista, e per qualche grammo di libertà il ritardo di un aereo è poca cosa.