cms_20140613_1402666349_immagine_ts673_400“Ma tu pensi di conoscerlo davvero bene questo Pozzecco?”
“Si certo!” risposi senza esitare.
Correva l’anno 2001 e nel bel mezzo della prima superiore il professore di italiano ci diede come traccia del tema “Descrivi una persona che conosci bene”.
Gianmarco Pozzecco, goriziano di 1.80 (scarso), è ormai da anni il personaggio più conosciuto, amato e controverso della pallacanestro italiana.
Quest’anno si è guadagnato un’attenzione mediatica senza precedenti dopo il ritorno nella sua Varese, con la quale aveva giocato 8 anni e vinto lo storico scudetto della stella nel ’99, come allenatore.
Una scelta di vita, una scelta di cuore.
E il fato ha voluto che, alla sua prima di campionato in panchina a Varese, l’avversario fosse Cantù: un derby caldissimo che il Pozz ha sempre sentito particolarmente.
I biancorossi, da lui guidati, hanno giocato una partita al limite della perfezione, trascinati dal loro condottiero che non ha mai smesso di urlare ed incitarli dalla panchina.
A pochi secondi dal termine la Mosca Atomica è così esplosa con in un’esultanza pazzesca sotto la sua curva, roba che manco dopo la vittoria del mondiale.
Sì perché Gianmarco Pozzecco è questo: un concentrato di passione e follia che fa esaltare chi lo ama e incazzare i suoi avversari. Un personaggio genuino nel bene e nel male, senza peli sulla lingua, impulsivo e fuori da ogni tipo di schema.

Tanti, troppi gli aneddoti che lo vedono protagonista, ma due sono i quelli che porto nel cuore.
L’abbuffata di formaggio con Andrea Meneghin (suo ex compagno, che essendo allergico al formaggio si concentrò sul vino) durante la trasferta di Bologna, squadra che ai tempi dominava in Italia ed in Europa.
Il giorno successivo, nonostante i bagordi della sera precedente, il Pozz ne fece 33 e il Menego segnò il canestro decisivo.
L’altro riguarda la promessa che Gianmarco giocatore fece ai tifosi di Varese una domenica:”Se venite alla prossima partita con i capelli verdi come me vi pago l’ingresso”. Ebbene sì, la leggenda narra che furono 600 coloro che si presentarono con la chioma colorata.
Ve lo immaginate un palazzetto con 600 persone che sfoggiano capelli verdi? Epico.

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Dopo anni di tentativi vani, sono riuscito a conoscerlo nel 2012 durante le Final Eight di Coppa Italia a Torino e l’impatto è stato quello che mi aspettavo.
“Ciao Pozz, scusa mi trema la voce! Sono il tuo più grande tifoso da anni, sono emozionatissimo, ti seguo da una vita …”
“Spero tu non mi voglia trombare solo!”
Immenso.
Non so quale sarà l’esito dell’avventura di coach Pozzecco sulla panchina della sua Varese (per ora è 2-0), ciò di cui sono certo però è che continuerà a far emozionare, parlare, discutere e commuovere ogni appassionato di basket o di sport.

Ah per la cronaca: del tema presi 7 ½ (“Bravo, anche se non conosci di persona questo Pozzecco sei riuscito a descriverlo in maniera efficace”): ce l’aveva fatta, il Pozz aveva conquistato anche il mio Prof.