4915613178_2ff3e599ce_bIl Capodanno è ormai passato. Si sono deposti i mazzi di vischio dalle porte, i botti ormai sono stati tutti detonati e qualche dito poco fortunato è saltato in aria, come ad accompagnare un altro anno che se ne va.

Ma se pensate che la gente pensi solo alla lingerie rossa, ai petardi o alla fiaccolata sulla neve, vi state sbagliando di grosso. C’è anche gente che ha un’insaziabile fame di cultura, che va oltre ai tradizionali trenini di mezzanotte e non tiene conto di un’altro aspetto estremamente tradizionale, ovvero che è Capodanno, per l’appunto, e a Capodanno anche coloro che gestiscono musei, pinacoteche e gallerie hanno il piacere di sedersi ad un tavolo, mangiare lenticchie, far tintinnare dei calici e sperare in qualcosa per l’anno venturo.

Non ci credete vero? Allora vi raccontiamo la storia di Vittorio, un rampante signore di mezz’età che la sera tra il 29 ed il 30 dicembre rinsavisce (per fortuna) dal suo malore e scopre di non riuscire più a vivere senza poter visitare, al più presto, Villa Mazzucchelli del comune di Mazzano.

Il nostro Vittorio però non è uno sprovveduto ed intuisce subito che c’è una remota possibilità che quei Musei, quella sera, non siano aperti. Se questo signore fosse un signore comune potrebbe percorrere tre vie:

1) cercare su Google se vi è un sito e consultare gli orari;
2) trovare un contatto telefonico di una qualche segreteria e sperare che gli squilli del centralino non cadano nel vuoto;
3) chiedere ad un amico di Mazzano di recarsi presso villa Mazzucchelli e provare a suonare il campanello.animals-845828_960_720

Si da’ il caso, però, che questo signore non è un Vittorio qualunque. E’ un Vittorio come si deve. Una persona che ha fatto della cultura la sua vita e dell’educazione il suo ossimoro, raccogliendo consensi e una discreta quantità di quattrini (suppongo, non gli faccio da commercialista) andando in televisione ad autoproclamarsi come cultore a tutto tondo e facendo valere la sua cultura a suon di “vaffanculo” e “capra”.

Come si sarà dunque comportato il nostro Vittorio? La prima idea è quella di contattare direttamente tale Maurizio Franzoni, sindaco di Mazzano. Ora, chi sono io per dare consigli, tuttavia eviterei di dare fastidio ad uno con quel cognome. Il Corriere della Sera riporta che questa telefonata non è andata a buon fine. Scatta dunque il piano B. L’Italia è la patria del piano B, la patria del “Se po’ fà, se po’ fà”, e quindi…

Il secondo contatto che prova è quello del Viminale (perchè di tutto si può morire, ma MAI di banalità), più precisamente della “batteria” del Viminale, una sorta di centralino il quale, sotto controllo del Ministero degli Interni, può aprire un contatto diretto e sicuro con i sindaci ed altre autorità su tutto il territorio italiano.

Detto, fatto. Il comando dei carabinieri, intorno alle 24, contatta il sindaco Franzoni sul suo cellulare privato, il quale tuttavia squilla a vuoto. Viene dunque inviata una gazzella a casa sua che cortesemente lo accompagna in caserma per via di una telefonata urgente da Roma. Il sindaco racconterà poi dello sgomento per questa chiamata, presumendo qualcosa di veramente grave.

Se volete davvero sapere com’è andata a finire la faccenda, significa che avete un gran bello stomaco, o siete semplicemente degli impiccioni, come il sottoscritto. Bene, è finita che la visita è stata fatta il giorno seguente e che il quadro che il nostro Vittorio tanto voleva vedere, è stato trasferito da Villa Mazzucchelli qualche tempo fa.index

Perchè vi ho raccontato questa storia? Perchè questo Vittorio è, ovviamente, un personaggio tipico della nostra Italia. Ha un cognome che gli sta talmente a pennello da sembrare quasi un nome d’arte. Ma dopotutto la sua vita è legata a doppio filo con l’arte. Critico rinomato con delle credenziali talmente eccelse da permettegli da anni dei comportamenti ed un lessico degno del peggior mediano della Reggiana Calcio. Un personaggio che è stato pure sindaco e parlamentare. Un classico maestro di share all’italiana, capace di parlare di pancia ed alla pancia della gente, la quale ringrazia con frasi di ammirazione belante sui social network.

Se tu che stai leggendo ti senti offeso, mi dispiace sul serio, non era mia intenzione. Sarà che io ho una visione completamente diversa dell’intellettuale. Credo innanzitutto che un intellettuale sia uno intelligente, ed uno intelligente non si autodefinisce “il miglior critico d’arte d’Italia”. Credo successivamente, che un intellettuale sia una persona elegante, capace di mandarti a quel paese in un modo talmente ricamato da farlo sembrare quasi un complimento. Credo infine, che un intellettuale lasci sempre finire il suo interlocutore, per poi usare quelle parole contro di lui.

Un intellettuale non interrompe, se mai confonde, togliendoti le certezze. Un intellettuale non insulta, ma esulta di fronte alle sciocchezze che sta per confutare. Un intellettuale non offende, ma sorprende.

Mobilitare il Ministero degli Interni, i carabinieri ed un sindaco la notte del 29 dicembre per il capriccio di un uomo, anche se questi è il padrone di Marte credo sia un abuso d’ufficio, o magari qualcosa di meno.

Sicuramente è uno dei tanti sgarbi inflitti al nostro Paese, se non altro in termini di immagine. Buon 2016.

Ps: porgo sentite scuse al medianaccio della Reggiana Calcio. So bene che quello sboccato della squadra è il centrale di difesa. Ma lo sai bene anche tu, quello è permaloso da morire!