Il 2018 si sta rivelando un anno molto buono per le serie tv e Yellowstone è sicuramente uno dei prodotti di punta. Uscita abbastanza in sordina, senza grandi clamori pubblicitari e con giudizi altalenanti della critica (a mio avviso ingiustificabili) è forse la serie che personalmente ho trovato migliore in questi primi 8 mesi. E anche vero che io ho una particolare ammirazione per i lavori sceneggiati e/o diretti da Taylor Sheridan. Ho amato Sicario, Hell or High Water, I segreti di Wind River e, ovviamente, Yellowstone.
La serie parla della famiglia Dutton, proprietaria di un vasto ranch nel Montana e della lotta personale di ognuno di loro. Il padre John, interpretato da un Kevin Costner strepitoso, lotta per salvare il ranch e l’eredità (intesa come “legacy” morale, economica e materiale) della sua famiglia da speculatori finanziari senza scrupoli e senza morale. A complicare ulteriormente le cose ci sono le rivendicazioni degli Indiani d’America della vicina riserva e la loro giusta voglia di riscatto sociale ed economico. In questa vera e propria guerra, John è aiutato dai suoi quattro figli, ognuno dei quali però lotta a sua volta contro alcuni aspetti del proprio passato legati a stretto giro con la famiglia Dutton. Proprio la famiglia, le sue sfaccettature, i suoi problemi e tutto quello che ne può derivare è uno dei grandi temi toccati dalla serie. Citando John Dutton: “non è importante chi e in quanti della famiglia si siedano al tavolo della cena. L’importante è che ci sia il tavolo”. Sullo sfondo si muovono altre storie e altri intrecci: dagli uomini che fanno i cowboy di mestiere rinunciando praticamente alla vita personale al difficile equilibrio tra tutela della natura e sviluppo delle comunità di persone.
Nello stile di Sheridan viene toccato anche il grande tema della vita di frontiera, della durezza di essa e della natura che la circonda. Questo è uno dei temi più ricorrenti nelle sue produzioni. Orsi, lupi, cavalli, mandrie e cowboy non sono un semplice orpello visivo, sono simboli di questa lotta tra uomo e lande selvagge. Ma la vita è dura anche per gli indiani della riserva, costretti alla povertà, al poco lavoro e alla discriminazione.
Ogni puntata ci mostra anche un piccolo scorcio sulle tante complesse realtà di questo lato, spesso poco conosciuto, dell’America: dai laboratori di droga, ai cacciatori di reperti antichi, dai turisti menefreghisti ai super ricchi senza rispetto di quello che hanno intorno.
Della prova attoriale di Costner abbiamo già detto ma non va assolutamente dimenticata anche quella di Kelly Reilly come Beth Dutton (forse il personaggio migliore della serie), problematica figlia di John ma donna dal carattere d’acciaio e che “distrugge persone per lavoro”. Nel complesso tutti i personaggi funzionano benissimo, scritti bene e recitati meglio con tutte le sfumature del caso dipendenti dal non essere nessuno di loro un buono o un cattivo semplice. E’ difficile schierarsi totalmente con qualcuno tanto quanto è difficile non aver pietà per loro.
Splendida la fotografia, aiutata immensamente dai paesaggi maestosi e bellissimi. Ottima la colonna sonora ovviamente quasi tutta influenzata dal genere country.
Yellowstone è un grande romanzo familiare, spesso e volentieri tragedia classica, ambientato in un contesto, quello della frontiera americana, che lo esalta ancora di più. Non ci sono vincitori o vinti, ci sono solo uomini e donne che lottano per la sopravvivenza. Può sembrare assurdo nel 2018, nel paese più importante ed economicamente avanzato del Mondo ma la realtà è spesso più incredibile dell’immaginazione. Una serie che consiglio vivamente e che, molto probabilmente, vi farà venire voglia di cavalcare anche voi verso il tramonto in mezzo ai boschi.