Sharp Objects è stata, probabilmente, la serie tv più difficile di cui fare una recensione tra tutte quelle che ho scritto. Un po’ per il solito problema del non spoilerare (lo so, lo so, sono noioso con questa storia), compito difficile per questa serie ma necessario, essendo di base una serie investigativa; un po’ perché è davvero difficile scriverne senza banalizzarla.

Sharp Objects parla di una giornalista, Camille (interpretata dalla sempre bravissima Amy Adams) che viene mandata a indagare sulla morte di una ragazzina – e la scomparsa di una seconda – nella sua vecchia città natale, Wind Gap nel Missouri. Al suo arrivo è accolta con molta diffidenza e disprezzo dai suoi vecchi compagni di scuola, parenti e soprattutto dalla madre Adora (una Patricia Clarkson strepitosa). Le due hanno infatti una rapporto che definire pessimo è un eufemismo: non c’è amore, solo risentimento e rimpianto che sfociano nella malattia.

Proprio questo rapporto madre-figlia terrificante – insieme alla morte prematura della sorellina Marian molti anni prima – ha reso la Camille ragazzina, ma anche quella adulta, una persona fragile e incline ad infliggersi dolore fisico. Un dolore che ha trasformato fisicamente il suo corpo e la sua mente. Nel corso di tutta la serie, Camille rivive spesso momenti della sua infanzia e adolescenza che si intersecano con la sua vita attuale. I posti che rivede, le persone che ritrova, fanno affiorare i ricordi e con lo loro il dolore. Solo l’alcool – onnipresente – sembra riuscire a lenire la sua sofferenza ma questo comporta che noi non sappiamo se quello che sta vedendo è reale oppure è dovuto al suo stato alterato.

L’unica che sembra riuscire a creare un rapporto “normale” con lei è la sorellastra Amma, ambigua ragazzina che si divide tra la vita perfetta e controllata che vorrebbe Adora e quella sregolata e molesta tipica degli adolescenti.

Il solo personaggio di Adora meriterebbe poi una trattazione a parte. Posso dire tranquillamente che è il personaggio più odioso e detestabile che abbia mai visto in una serie televisiva. Persa nel suo mondo che vorrebbe tutto perfetto, lontana dalla realtà e al contempo manipolatrice e oppressiva. Nel corso delle puntate cercherà in tutti i modi di allontanare la figlia Camille, il cui lavoro potrebbe metterla in imbarazzo con la comunità locale. Ma è solo un pretesto per un qualcosa di molto peggiore e più insalubre.

Sharp Objects parla anche (e soprattutto) della grande provincia americana, quella più problematica e ipocrita. Wind Gap è un posto rappresentativo della differenza tra persone ricche e benestanti e quelle che arrancano. La principale fonte di informazione sono i pettegolezzi, spesso creati ad arte da alcune persone che senza farsi scrupoli rovinerebbero le vite degli altri per un momento di gloria che le faccia uscire dalla noia di quella vita. Gli abitanti della cittadina hanno già deciso chi è il colpevole dell’omicidio, chiunque non la pensi come loro è un estraneo da allontanare. Le similitudini tra quella provincia e la “nostra” provincia sono a tratti disturbanti e sembrano finiti i tempi in cui quello che si vedeva in tv era considerabile “lontano”.

Uno degli aspetti maggiormente criticati è stata la regia, a detta di molti troppo semplice e presuntuosa. Al netto di alcune sbavature, l’ho trovata molto efficace e funzionale a quello che vuole raccontare. Certamente non ha particolari guizzi estetici e in alcuni momenti rallenta un po’ la narrazione. Una menzione speciale va fatta al montaggio che riesce a sottolineare tutti i tantissimi flashback in maniera semplice ma efficacissima. Buona la colonna sonora e la spiegazione di come è inserita nel contesto.

La storia si dilata un pochino verso le ultime puntate per poi esplodere nel season finale. Un finale che ha avuto reazioni contrapposte, lasciando ad alcuni l’amaro in bocca e sorprendendo altri. Personalmente avrei preferito qualche momento riflessivo (un po’ ridondante) in meno e qualche spiegazione (che manca) in più.

Nel complesso Sharp Objects è una serie molto buona, con delle puntate ottime. Non è adatta a tutti, sia per i temi toccati che per il ritmo decisamente non usuale. La recitazione dei personaggi principali è davvero notevole e consiglio caldamente la visione in lingua originale. Anche questa volta HBO riesce nel colpire il bersaglio con una serie drammatica dalle tinte fosche, che riesce a “rapire” lo spettatore per poi pungerlo con un “oggetto appuntito” quando meno se lo aspetta.