Killing Eve è stata una delle serie televisive rivelazioni di questa prima parte abbondante di 2018. Prodotta da BBC America, pur partendo in sordina, in sole 8 puntate è riuscita ad attirare sempre più pubblico e sempre più elogi. Nei vari siti aggregatori di voti, quei siti cioè che mettono insieme le valutazioni di critici veri e pubblico, risulta essere una delle serie più amate ed apprezzate dell’anno.
La storia, basata sulle e-book novels di Luke Jennings (che però raccontano la storia da un altro punto di vista), narra le vicende di Eve Polastri, semplice funzionario dell’MI5 inglese, che viene travolta dalla scia di morte lasciata dall’assassina a pagamento Villanelle. Grazie alla sua caparbietà e determinazione, entrerà nella task force impegnata nella cattura della donna ma non tutto sarà come sembra. La descrizione è volutamente generica ma sarebbe un “delitto” dare ulteriori dettagli, è pur sempre una spy story investigativa che non merita di essere rovinata.
La trama è inizialmente molto semplice ma riesce ad arricchirsi di dettagli ad ogni puntata. Fin da subito chiarisce chi sono i buoni (Eve e i suoi collaboratori) e i cattivi (Villanelle e l’organizzazione da cui dipende) in modo da poter tratteggiare meglio tutte le zone grigie e soprattutto fornirci un quadro sempre più dettagliato delle due protagoniste.
Le due donne sono infatti il cardine di tutta la serie: potrebbero sembrare a prima vista la classica coppia del “poliziotto buono” e “killer psicopatico” che giocano al gatto col topo in versione femminile, senonchè di puntata in puntata acquisiscono una sempre maggiore complessità e profondità. Se i personaggi funzionano è merito anche delle due attrici: Sandra Oh (che probabilmente ricorderete per le oltre 200 puntate di Grace Anatomy) è una Eve perennemente imbronciata e dedita alla sua caccia all’uomo (ma sarebbe meglio dire caccia alla donna), mentre Jodie Comer è una Villanelle tanto bella quanto letale e fuori di testa. Se la Oh riesce a smarcarsi perfettamente dal personaggio ospedaliero con una interpretazione eccellente, la Comer è una vera rivelazione: ha forse il personaggio più difficile e complesso da interpretare ma riesce nel suo compito alla grande. Dove non arrivano i dialoghi e le situazioni di trama, con la sola mimica facciale riesce a trasmettere tutta la sua complessa psiche.
Va da sé che una grande interpretazione è merito anche di una grande sceneggiatura. Nella sua semplicità e, a volte, linearità riesce a mettere tutti i puntini sulle “i” senza buchi di trama, tranne ovviamente quelli lasciati volutamente in sospeso. Per fare un esempio basta citare come dia persino una spiegazione plausibile al fatto che Eve parli un inglese “americano” (e non potrebbe essere diverso per via dell’attrice nata in Canada) essendo la storia ambienta in Inghilterra. Non solo: su questa cosa ci gioca molto e in più occasioni assistiamo a incomprensioni linguistiche su alcuni termini. Per questo aspetto (ma non solo) consiglio la visione in lingua originale, merita davvero tanto.
La serie ha uno stile british molto accentuato: non solo per via del setting e degli attori, ma anche per l’uso di un black humor in situazioni in cui uno non se lo aspetterebbe, magari durante un omicidio efferato o in una situazione di particolare tensione. Un aspetto che può non piacere a tutti ma che io ho trovato molto gradevole. Così come ho trovato divertenti le innumerevoli battute sul sesso, organi genitali e rapporti di tutti i tipi. Tutti elementi che rendono i personaggi sullo schermo molto umani e con i quali è facile rapportarsi.
Tecnicamente è una serie inglese in tutti gli aspetti, dalle luci alla regia e quindi il livello è, come sempre, molto alto pur nella sua asciuttezza, eleganza e semplicità (che a volte sfocia nell’austerità).
In conclusione posso dire che tutte le nomination ai premi che sta ricevendo e riceverà sono più che meritate, la serie è davvero ottima, fatta bene e recitata meglio. Un tipo di televisione sempre più difficile da vedere ma che ci dimostra come nella semplicità spesso ci sia la qualità e che non servano necessariamente investimenti gargantueschi o effetti speciali ad ogni puntata.