Un boss mafioso e una squadra d’assalto che fa irruzione dentro il suo covo. L’uomo è accovacciato a terra, totalmente coperto di sangue. C’è sangue ovunque, per terra, sulle pareti.
Nell’angolo una piccola statua di una madonna che sta lacrimando. Lacrima sangue. Sangue umano, maschile gruppo 0. Nessun trucco, nessun effetto speciale. Un fenomeno che si scontra con i più elementari principi della fisica e che lascia spazio ad un’unica conclusione: si tratta di un miracolo.

Un prologo degno del vecchio The Walking Dead, eppure quella che stiamo guardando non è una nuova serie americana. È “il miracolo”, serie tv nostrana scritta da Niccolò Ammaniti che, insieme a Francesco Munzi e Lucio Pellegrini ne firma anche la regia.

Gli slogan pubblicitari con i quali Sky ha lanciato lo show recitavano “la nuova serie evento di Ammaniti” e, dopo aver visto le prime due puntate, non si può che confermare queste parole. Perché di evento si tratta, a tutti gli effetti. In Italia, infatti, non avevamo mai assistito a una produzione di questo genere.
Ma facciamo qualche passo indietro.

La rivoluzione televisiva nel nostro Paese ha avuto inizio dieci anni fa, nel 2008, quando Sky decise di produrre la serie “Romanzo Criminale”. I 20 episodi diretti da Sollima dimostrarono che anche le produzioni italiane potevano tranquillamente sostenere la qualità di quelle statunitensi.
Da quel momento in avanti abbiamo visto nascere diversi prodotti di alta qualità (seppur pochi considerando un arco temporale di dieci anni) come Boris, Gomorra e i più recenti The Young Pope e Suburra (no, mi spiace, ma 1992 non è una serie di qualità).

Tuttavia pareva quasi ci fossimo fossilizzati prevalentemente su due generi: commedia e crime (The Young Pope è una produzione internazionale quindi è da considerarsi a parte).
Sembrava quasi che avessimo finalmente trovato il coraggio di osare nella tecnica, ma non nelle storie.

Sembrava, fino a questo momento.

Ci voleva uno dei più grandi scrittori italiani contemporanei per dare un’ulteriore scossa. Il miracolo non è una commedia e nemmeno un crime: è un thriller, un mistery, in piena linea con le storie che lo scrittore ha sempre raccontato su carta.
Un unico evento centrale e le vite dei personaggi che ruotano intorno ad esso: ci sono il presidente del Consiglio, le cui giornate si dividono tra un referendum sull’uscita dall’Europa e la crisi matrimoniale, una giovane ricercatrice con la mamma malata e un prete che di peccati da confessare ne ha un bel po’.
Ognuno di essi ha una propria vita che, in un modo o nell’altro viene sconvolta da questo evento. E a noi spettatori rimane un’unica domanda in testa: perchè? Per quale motivo sta accadendo tutto questo?

È una serie internazionale a tutti gli effetti, sia nella tecnica che, soprattutto, nella storia. Il nostro cinema e la nostra televisione hanno osato un’altra volta e pare (per il momento) che abbiano nuovamente vinto la scommessa.

Nell’attesa si scoprire la conclusione di questa storia rimane l’auspicio che questo show possa essere una spinta verso un maggior numero di produzioni di un certo livello.

Personalmente mi auguro anche che le case di produzione non stiano ferme ad aspettare Sollima, Placido, Sorrentino o Ammaniti, ma che capiscano che il nostro Paese è pieno di sceneggiatori sconosciuti che hanno in mente delle storie pazzesche che, purtroppo, possono solo sognare. Sarebbe una cosa molto bella aiutarli a realizzarle.