E anche Game of Thrones ce lo siamo levato dalle palle.
Una delle serie tv più famose, apprezzate, studiate, costose, dibattute di sempre è terminata con una puntata finale vista da circa 20 milioni di persone.

In otto anni e sei stagioni ha creato e intrattenuto fandom molto partecipe e agguerrita, ha dato lavoro a centinaia di youtubers e creatori di contenuti. E’ stata l’ultimo vero fenomeno di massa, tanto che in queste ore stiamo assistendo ad una cosa rarissima per i social: tutte le persone che si vantano in modo molto snob di non aver mai visto una puntata della serie, vengono sommerse dall’indifferenza. Perchè alla fine, il problema è loro e chi si è goduto il viaggio sa di avere dalla sua la forza della ragione, la calma zen dei giusti. Per modo di dire poiché il finale (e l’ultima stagione tutta) non ha soddisfatto molto i fan e, in realtà, stanno incazzati come un’ape. Ma questo è un altro discorso.
Dopo il cosa viene il come quindi seguono SPOILER.
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La sesta puntata dell’ultima stagione di GoT è forse anche la meno riuscita (insieme alla prima). Manca di tutte le belle trovate visive che avevano reso i vari problemi di sceneggiatura più sopportabili (quantomeno per il pubblico più abituato a vedere e comprendere anche le immagini) e i pochi ultimi colpi di scena sono incredibilmente telefonati. Si salva, visivamente parlando, solo una piccola scena con Daenerys (che noi vediamo frontalmente) che cammina in un cortile devastato e, dietro di lei, il drago Drogon che apre le ali, rendendo Daenerys stessa una donna drago. Dopo c’è molto poco. Approdo del Re cambia fisionomia quasi ad ogni inquadratura (ma è una costante della serie, non credo di aver mai visto una città cambiare strutture, case, geografia, ecc in modo così radicale ad ogni stagione) e sono tornati alcun gravi errori di montaggio con personaggi che compaiono in posti e contesti diversi nell’arco di pochi secondi.

Poi c’è la trama. Si torna ai soliti livelli di mediocrità che dalla quinta stagione regna sovrana – lei sì, vera vincitrice del trono! – con una prima parte dove Tyrion spiega a Jon (e allo spettatore) cosa non va in Daenerys, Jon non si convince ma alla fine la uccide per salvare il resto dei regni. La morte della appena regina causa una vibrazione nella forza che fa apparire il buon Drogon che, inspiegabilmente, urla il suo dolore infuocato sciogliendo il trono di spade invece che Jon Snow. Poi, col cadavere di Daenerys, prende e va via.
Una scena parecchio telefonata, sviluppata molto velocemente e che lascia il tempo che trova. Si sarebbe potuto fare di meglio ma è un discorso complesso e con molta dietrologia.

Segue una parte finale con una risoluzione delle trame per i personaggi principali: Jon viene “esiliato” alla barriera per aver ucciso Daenerys, Verme Grigio (che in questa ultima stagione non ha cambiato MAI espressione in tutte le puntate) prende i suoi immacolati e va a liberare la gente in giro per il mondo, Arya salpa anche lei per andare a vedere cosa c’è a “west di Westeros” diventando l’avventuriera che ha sempre voluto essere.

Sul piano politico si assiste ad un consiglio tra tutti i reali di ogni grande famiglia e Tyrion spiega, nuovamente, ai presenti e allo spettatore che solo uno può fare il re: Bran.
Questa è una scena non magistrale ma che ha almeno un paio di elementi metacomunicativi interessanti: alla proposta di far scegliere al popolo il proprio sovrano viene risposto con una pernacchia (“E allora facciamo votare anche i cani!”) e poi Tyrion spiega come solo le buone storie siano quelle che fanno presa sul pubblico. Se il primo elemento è un po’ una risposta (scritta anni prima!) a tutte le polemiche su quanto il pubblico debba avere peso nelle scelte degli autori, il secondo elemento è un palese occhiolino à la JJ Abrams verso GoT stesso.

Se Bran è il nuovo re – che d’ora in poi verrà eletto ogni volta e non si erediterà la carica di padre in figlio – Sansa diventa la regina del nord che, con un moto d’orgoglio leghista, si autoproclama indipendente, con buona pace di tutti gli altri che, infatti, non fiatano.

Si assiste poi ad un ultimo siparietto comico del nuovo consiglio del Re, un pizzico di fanservice per alleggerire. Bon , basta, cari saluti.

Un finale molto piatto, senza eccellenze ma anche senza grossi problemi. Un finale che possiamo dire “ci stà” ma per il quale si sarebbe potuto fare molto di meglio se solo si fosse seminato in modo migliore nelle puntate e stagioni precedenti.
Per come la si pensi, la fine di GoT rappresenta la fine di un ciclo di otto anni e adesso ci sarà un vuoto da riempire. Anche se è già partito il “toto nuova serie super addictive”, non sarà facile. Un po’ perché con Netflix la fruizione seriale è diventata più compulsiva, un po’ perché ormai si punta molto sulla “prima nuova stagione” di una serie novità che sul migliorare quello che già c’è. HBO, furbescamente, dopo la puntata ha trasmesso il trailer della terza stagione di Westworld che cambierà completamente (o quasi) personaggi e ambientazioni ma che paga immediatamente un grosso debito con Blade Runner.

In autunno Netflix pubblicherà la prima stagione di “The Witcher”, serie dark fantasy basata su un ciclio di libri e videogiochi molto famosi, ma difficilmente potrà diventare la nuova GoT. Tantissimi puntano forte sulla futura serie tv de “Il Signore degli Anelli” di Amazon il cui budget stratosferico lascia presagire ottime cose ma, come anche GoT ci ha insegnato, i soldi non sono tutto. Personalmente io credo che al momento ci sono solo due serie, molto di nicchia rispetto a GoT, che si candidano a prendere, seppure solo parzialmente, il posto di fenomeno di massa: Bojack Horseman e Rick & Morty.

E’ vero che sono due cartoni animati ma è altrettanto vero che, per un certo tipo di persone appartenenti ad alcune subculture, di fatto un fenomeno globale già lo sono. Non avranno la stessa potenza ma ne hanno la stessa efficacia.
Se andiamo al di fuori delle sole serie televisive, c’è un’altra possibilità: Game of Thrones sarà rimpiazzata da Game of Thrones ma quella della versione cartacea. Ora che la serie tv è finita, R.R.Martin potrebbe farci la grazia e consegnarci gli ultimi due libri, facendo, anche lui, concludere definitivamente il ciclo.

Forse però non dobbiamo aspettare troppo o guardare troppo lontano. Magari in Italia abbiamo già la prossima grande e incredibile serie (no, non parlo di Adrian) che ha un presupposto tanto semplice quanto misterioso e intrigante: chi è Mark Caltagirone?