Il personaggio Rick Sanchez – lo scienziato della famosissima serie d’animazione Rick and Morty – probabilmente definirebbe la serie Final Space “il Rick and Morty di chi non capisce Rick and Morty”. E’ una bella trollata e in molti hanno definito Final Space esattamente così. In realtà la serie merita una considerazione tutta sua.

Final Space è anche lei una serie di animazione per adulti e racconta le avventure in giro per la galassia del galeotto spaziale Gary, autoproclamatosi capitano della sua nave-prigione, insieme alla fidata intelligenza artificiale H.U.E., che funge spesso da voce della verità e del pragmatismo, e tutta una serie di comprimari: dal robot anti impazzimento ma incredibilmente fastidioso KVN, l’alieno misterioso Mooncake, la bella Quinn e il duo felino Avogatto e Gatto Jr. Menzione speciale il villain principale, personaggio sui generis tanto potente quanto debole, il Lord Comandante.

La trama inizia relativamente lenta ma di puntata in puntata cresce di ritmo e di narrazione arrivando ad un finale epico degno della space opera che vuole essere (e dal mio punto di vista ci riesce completamente). Finale solo leggermente rovinato dal fatto che la seconda stagione era già in cantiere quando la serie è sbarcata su Netflix e che quindi lo rende meno “toccante”. Ma state tranquilli, i momenti toccanti nel corso dei dieci episodi non mancano. Così come alcune tematiche trattate in maniera non scontata, penso all’ineluttabilità del destino, la perdita delle persone care, il prendersi le responsabilità o il diventare adulti.

Quando si parla di spazio e di cartoni animati per adulti (termine abusato e abbastanza scorretto) il paragone con la ben più famosa serie Rick and Morty è inevitabile. Molto intelligentemente gli autori di entrambe hanno saputo citarsi a vicenda nei loro prodotti, in maniera anche esplicita, sancendo una più furba collaborazione che la guerra che purtroppo molti fan volevano. Anche perché le due serie sono assolutamente indipendenti ed entrambe godibili senza troppi inutili paragoni.

Con Rick and Morty infatti gli unici punti in comune sono lo stile di disegno (ma non il design dei personaggi che rimane molto riconoscibile), la violenza esagerata di alcune situazioni e pochissimo altro. Final Space richiama forse maggiormente quei blockbuster Disney-Marvel che sono stati i due “volumi” dei Guardiani della Galassia. Impossibile non notare un parallelismo tra Gary e Peter Quill, Gamora e Quinn, Rocket Raccoon e Avogatto.

Battute, dialoghi brillanti, scene d’azione, scienza e fisica spaziale sono mescolati sapientemente a momenti più riflessivi, intimi e toccanti, riuscendo nel compito di ingolosire lo spettatore di puntata in puntata. Superata la prima puntata, forse la più debole, che presenta il protagonista e la sua storia, dalla seconda in su è tutta un crescendo di storie e situazioni di diverso genere.

Come capita spesso per le serie animate presenti su Netflix, il doppiaggio italiano è molto buono, così come la traduzione dell’inglese. Qualche elemento si perde necessariamente ma non fa rimpiangere assolutamente il cast originale (cast particolarmente ricco e di spessore).

Final Space è apparsa in sordina su Netflix a fine Luglio, a meno di un mese dalla nuova e attesissima serie di Matt Groening “Disincanto” ma è riuscita a farsi molto apprezzare e ben volere dagli amanti del binge watching. Una serie che riesce a ritagliarsi uno spazio in completa autonomia in un segmento, quello dell’animazione “per adulti”, che conta delle piccole perle dalla qualità altissima. Compito che non era ne facile ne scontato per una serie assolutamente godibile da tutti, anche da chi non capisce Rick and Morty.