Fin dal suo annuncio, Castle Rock ha saputo creare un’attesa spasmodica nei fan sia della serialità televisiva in generale, sia in quelli dello scrittore Stephen King, considerato il Re del terrore letterario moderno. La domanda quindi è: riesce Castle Rock a mantenere tutte le aspettative? Dipende.

La serie prodotta da J.J Abrams e Steven Spielberg per Hulu è ambientata, come dice il nome, a Castle Rock, cittadina immaginaria nel Maine, creata dalla mente di King che l’ha utilizzata in diversi suoi romanzi (La zona morta, Cujo, Il corpo, Cose preziose, ecc). La serie – ma sarebbe più corretto dire l’intero progetto che si comporrà di diverse altre stagioni – vuole infatti essere una storia originale che trae ispirazione, setting e tematiche appartenenti all’universo letterario (e cinematografico) ideato da King e trasposto nei suoi innumerevoli romanzi.

Nel corso delle puntate i richiami alle sue opere non mancano: siano diretti come il carcere di Shawshank (che in questa serie è situato accanto alla città) che più velati e nascosti (nessun esempio per non rovinare le sorprese). Per un appassionato e conoscitore di King può essere un elemento in più, una caccia all’easter egg. Per chi invece non è avvezzo ai romanzi o non ha mai visto Stand by me (male!) non influisce comunque sulla godibilità generale della serie.

Parlare, anche solo brevemente, della trama è fare un po’ un torto a chi non l’ha ancora vista perché i colpi di scena non mancano, specialmente verso le ultime puntate. Limitandosi all’incipit, possiamo dire che il tutto nasce dal ritrovamento di un giovane ragazzo (interpretato magistralmente da un Bill Skarsgard inquietante come non mai), nascosto in una gabbia al buio, in un ala abbandonata del carcere di Shawshank. Il ragazzo non parla ma dice solo un nome: Henry Deaver. Questo è anche il nome di un avvocato, cresciuto a Castle Rock, ma trasferitosi lontano da lungo tempo, sul quale aleggia l’accusa mai provata dell’omicidio del padre quando era ragazzino. Da qua parte una storia complessa che si interseca nelle vicende, presenti e passate, di diverse persone della cittadina.

La cittadina stessa sembra afflitta da una maledizione che trasforma alcune innocue persone in violenti criminali, ma è davvero così? O semplicemente è una cittadina di provincia qualunque e sono le persone ad essere naturalmente inclini alla violenza? Queste sono solo alcune delle numerose domande che lo serie pone e alle quali non sempre risponde.
Castle Rock non è una serie horror, almeno non come in tanti se l’aspettavano. Ed è anche difficilmente incastonabile in un genere definito. Un po’ thriller, un po’ mystery, molto inquietante e pure un po’ creepy.

Un po’ Twin Peaks per l’atmosfera e alcuni elementi (i boschi!), un po’ Stranger Things (che non a caso si rifà anch’essa alla letteratura kinghiana) ma anche un po’ Lost (infatti troviamo anche qua l’attore Terry O’Quinn, il mai dimenticato John Locke) per le tante questioni che riesce ad alzare. Non bisogna però pensare che sia una serie derivativa, riesce sempre a mantenere una sua originalità di base pur pescando a piene mani dalle tante tematiche (adolescenza, religione, fede, famiglia, memoria, ecc.) care a King.

Purtroppo nel corso delle 10 puntate ci sono dei momenti di stanca o nei quali la trama si fa lievemente più complicata e cervellotica del dovuto che rischiano di far dire allo spettatore “che diavolo ho visto?”. Nulla di estremamente grave, soprattutto se si pensa alla qualità generale altissima. Spicca tra tutte la settima puntata nella quale troviamo una regia, una scrittura e una recitazione (Sissy Spacek da applausi) di primissimo livello.

Torniamo quindi alla risposta, ammetto un po’ vaga, alla domanda iniziale. La serie mantiene sì le aspettative generali – per qualche appassionato potrebbe addirittura essere meglio di quanto immaginato – ma rischia di deludere chi si aspettava un thriller mozzafiato o un horror spaventevole. Forse non si potrà gridare al capolavoro assoluto ma è comunque una serie ottima e soprattutto diversa dal solito.
Personalmente ho trovato un po’ deludente il finale, forse troppo aperto per una storia autoconclusiva, ma ammetto di aspettare la prossima stagione che alcuni indizi, sparsi nell’ultima puntata, rimandano a quel famoso Overlook Hotel situato nel Colorado…