Pre-premessa: Il trono di spade è una serie esagerata. Raramente ho trovato dei libri così coinvolgenti, mai così complessi eppure tanto godibili. Sono straordinari e soprattutto completi: personaggi, ambientazione e soprattutto trama sono incredibili. Storia diversa per la serie tv, che ho apprezzato moltissimo ma che non rientra nell’Olimpo delle mie preferite.

Premessa: dopo la sesta stagione, un pochino traballante ma con un finale a dir poco esplosivo, la serie ha (a mio parere) subito un tracollo. Corvi che volano a velocità supersonica, barriere che si sbriciolano in un nonnulla e soprattutto personaggi che sopravvivono a tutto e tutti. Proprio questo è stato il vero problema della settima stagione: al gioco del trono o vinci o muori. E per quanto sia stato difficile digerire le nozze rosse, diamine, quello era Game of Thrones.

OCCHIO AGLI SPOILER:
.
.
.
.
ho mantenuto il silenzio stampa sui primi quattro episodi, che per la cronaca mi sono piaciuti tantissimo. Bellissimi, per carità, ma nulla in confronto al quinto. Episodio criticatissimo da parte di quasi tutto il popolo del web, compresi quelli che fino all’altro ieri di GoT ne sapevano quanto Jon Snow (ahah sì dovevo farla la battuta perché lui non sa niente).

Ho letto opinioni su come lo sviluppo dei personaggi in questi anni sia stato completamente inutile. “Eh ma Jamie non era cambiato? Eh ma Cersei non era la stratega migliore dei sette regni? Eh ma Tyrion è non era quello furbo?” Ragazzi, la realtà è spesso deludente e i personaggi di GoT sono incredibilmente reali. Le persone non cambiano, spesso falliscono e ancor più spesso sbagliano. Quindi grazie ai Lannister e a tutti quelli che ci hanno deluso, perché da GoT non potevamo aspettarci altro.

Anche su Dany non si sono risparmiate le polemiche. Non è solo il seme della follia ereditato dai Targaryen, non è solo la rabbia nei confronti di Westeros, non è solo vendetta per Missandei: la strage della Khaleesi è tutto questo e molto altro. Daenerys è uno dei personaggi più complessi di GoT e la sua reazione alle campane non è che un tassello da aggiungere alle sfumature del suo carattere. Finalmente sfoga tutto quello che ha tenuto dentro da quando è approdata a Westeros. Ma soprattutto finalmente spacca quella facciata di regina incrollabile: è umana e come tutti gli umani fallibile. Certo, non è che sia una buona giustificazione per le uccisioni di massa, ma diamole atto del fatto che anche lei può essere debole.
Jon e Arya, totalmente inutili. E meno male! Ci sono mille personaggi, una scacchiera grossa come un continente: possibile che siano sempre le solite due persone a salvare tutto e tutti?

E parliamone, dai. Parliamo delle morti. Parliamo di Varys, Euron, Jamie e Cersei. Oppure no. Perché alla fine Game of Thrones è anche e soprattutto questo. È un continente in guerra, e le persone in guerra muoiono. Soprattutto, muoiono senza tutte quelle gesta eclatanti che piacciono tanto agli spettatori. Per cui che Varys sia stato bruciato senza processo (da una Targaryen che comunque non mostra grande stabilità mentale), che Euron se la sia andata a cercare completamente a caso e che i due gemelli si siano ritrovati senza vie di fuga è perfetto. È deludente forse, ma davvero perfetto.

Game of Thrones piace perché sorprende, nel bene e nel male. E se da qualche tempo a questa parte aveva smesso di farlo, finalmente con questo episodio ha ricominciato a lasciarmi incredula.