0011-1000x400Filippo Facci l’ha definita “una puttanata” e basterebbe già questo per spronarci a guardarla con interesse. 1992, la serie di Sky sull’anno clou di Tangentopoli, ha finalmente debuttato ieri sera sull’emittente satellitare dopo una campagna pubblicitaria capace di portare il telespettatore allo sfinimento. Inutile dirlo che c’era grande attesa: intanto perché è una produzione Sky, il che rappresenta un marchio di garanzia visti i precedenti Romanzo Criminale e Gomorra. E poi, ovviamente, perché è la prima volta che si racconta, o perlomeno si prova a raccontare, sul piccolo schermo quello che è accaduto in un anno-spartiacque della recente storia del nostro Paese. E che, in altre forme, ancora accade. Dicendoci in faccia, senza troppi fronzoli: signori, queste sono le persone che hanno rovinato il Paese negli ultimi 20 anni.

L’impressione lasciata dopo i primi due episodi è un misto tra delusione e scetticismo. Intendiamoci, dovremo essere grati in eterno a Sky per regalarci un’alternativa alle fiction Beppefiorellocentriche e aver avuto coraggio nel lanciare un prodotto sicuramente ambizioso che, visto l’argomento e i suoi personaggi, mai avremmo potuto vedere su una rete Mediaset. Però, inutile negarlo, ci si aspettava qualcosa di più da un input che offriva spunti a go go (oltre a farci masochisticamente rivivere, o scoprire, quello che eravamo allora). A lasciare perplessi, innanzitutto, sono i personaggi (fittizi) scelti per rappresentare il periodo: il rampante consulente di Publitalia, la valletta che va a letto con il potente per lavorare in tv, il poliziotto che oltrepassa i limiti legali per incastrare il corrotto, il reduce dalla guerra in Iraq rozzo ed ignorante che si candida con la Lega Nord, che proprio in quegli anni vive il suo momento d’oro (a proposito: 25 anni fa, i comizi del Carroccio erano pressoché identici a quelli di oggi).

Grazie a Dio ci hanno evitato la figura del giornalista-intellettuale che in una fiction Rai avrebbero usato come narratore, ma infastidiscono i cliché, gli stereotipi, a volte sfocianti in macchiette e molto spesso traditi da dialoghi non certo degni di Sorkin. Oltre che da situazioni un po’ consumate e banali: come quando il pubblicitario Accorsi convince un cliente ad investire facendogli vedere una puntata di Non è la Rai, etichettato come esempio negativo per le adolescenti di allora.

Si cerca, invano, di trovare un personaggio per cui provare fare il tifo (e forse la cosa è voluta). A parte, magari, il Di Pietro di Antonio Gerardi, intelligente nel tratteggiarlo evitando l’effetto-Bagaglino: anche se il magistrato-simbolo del pool Mani Pulite resta molto sullo sfondo, e chissà in futuro non gli si regali uno spin-off. Non siamo ai livelli di un Boardwalk Empire ma nemmeno su quelli, per fortuna, di Distretto di polizia, come ha scritto impietosamente qualche utente su Twitter. E la regia di Sollima ci ha abituato così bene che qualsiasi cosa non diretta da lui, come in questo caso, ci delude già in partenza.

Se i difetti sono molti e comprendono anche una certa preoccupazione nel voler far capire a tutti i costi in che anni siamo (la tv onnipresente, l’Aids e la droga, il MicroTac regalato ad Accorsi: “questo è il futuro”), manco fossimo in un documentario del National Geographic, l’atmosfera dell’epoca è comunque resa con efficacia e l’intreccio narrativo si fa, per adesso, seguire. E non mancano i momenti cult: degna di Sorrentino la scena in cui Dell’Utri apprende (?) della morte di Salvo Lima con il sottofondo della sigla di Casa Vianello, e poi l’apparizione di Berlusconi dietro la porta di un bagno (voce fuori campo e zoomata sulle scarpe rigorosamente dotate di tacco), il pensionato che vuole votare il Partito di Cicciolina “perché la amo”.

Siamo lontani-anni luce, fortunatamente, dal piattume delle fiction generaliste ma è difficile che 1992 diventi una serie di culto come Gomorra, pur restando godibile e meritevole di attenzione. E tutto quello che contribuisce alla discussione, nel bene o nel male, centra l’obiettivo. E diciamoci la verità: chi è figlio degli anni Novanta come il sottoscritto, dove la trova oggi un’altra serie che mescola come in un frullatore Non è la Rai, La notte vola e Lorella Cuccarini, ‘Non amarmi’ e Casa Vianello?