La vicenda Sea Watch, è giunta quasi al capolinea: la nave, forzando l’ultimo blocco nella tarda notte ha attraccato al porto di Lampedusa, Il capitano Carola è ora agli arresti domiciliari in attesa del processo con l’accusa di attentato a nave da guerra e resistenza. Questa sottigliezza giuridica è necessaria poiché il decreto Salvini Bis non è cogente con il diritto internazionale e costituzionale che obbliga al salvataggio e potrebbe essere usata contro Carola perché durante le operazioni di attracco ha sbagliato una manovra spingendo una nave della GdF (che non sono militari) contro il molo, GdF che si era messa in situazione di pericolo.
I cinque parlamentari PD che nella serata di Giovedì erano saliti sulla Sea Watch, così da portare maggiore disperazione, hanno atteso la completa evacuazione dei naufraghi così da accertarsi che le operazioni di sbarco avvenissero. Da Martedì è in corso una raccolta fondi, che ha già raggiunto la straordinaria cifra di 300.000€, per sostenere le spese legali del capitano Carola Rackete.
Ad attendere la nave in porto vi erano due blocchi contrapposti: il cosiddetto “blocco nazionalista”, legato alla Lega e all’estrema destra, e uno cosiddetto dei “sinistroidi”. Entrambi hanno fatto ricorco a un significativo lessico e uso delle parole. Il tema dell’articolo è proprio questo: la retorica legata all’intera vicenda.
Nel blocco nazionalista, quello che sostanzialmente che detta e conduce i temi del dibattito pubblico, i soggetti principali sono tre:
· Il capitano Carola Rackete, sbeffeggiata dai leader su specifiche caratteristiche facilmente strumentalizzabili, quali: genere (donna), cittadinanza (tedesca), titolo di studio (laurea) ed età (giovanissima). I leader e i giornalisti non scendono direttamente in campo, ma dettano il livello del dibattito, generalmente al ribasso e indirizzano gli attacchi. Questi di solito sono lasciati ai fan e sempre sui social. Principalmente portano in seno un giudizio sull’essere donna, e sull’estetica, mirando a indebolirne il ruolo tramite l’intrinseco sessismo che si può associare a una donna che si emancipa: l’augurio di stupro e di morte, come unici mantra per ripristinare l’ordine maschilista delle cose;
· Le ONG, europee, generalmente deboli dal punto di vista politico ed economico e soccorritrici dei naufraghi. M5S, Lega e forze di estrema destra hanno riversato decine di diffamazioni e dubbi sull’operato spingendo anche su un’inchiesta giudiziaria conclusasi nell’unico modo possibile: si trattava di disinformazione e propaganda. Attaccarle è il viatico ideale per screditare l’intero sistema di valori che generalmente si ritrovano nell’ambiente di sinistra: è una prerogativa essenziale per facilitare una lettura dualistica del tema immigrazione in cui le sinistre sono coloro che combattono contro il popolo italiano e tutelano gli immigrati. Ancora più significativo è annichilire completamente il lato umano delle ONG e della vita associandole agli scafisti. Se tutto ciò non bastasse, si risale al paese della nave e si attacca quel paese perché “non li prende a casa loro”;
· Le forze di sinistra e il dualismo “patrioti” contro “traditori della patria”. Una delle polarizzazioni e delle semplificazioni più estremiste di sempre, ma anche il vero capolavoro di Salvini e di tutto il fronte nazionalista in sé che è riuscito, tramite un uso mirato e selezionato del lessico e del pubblico, a trasformare un tema complesso, l’immigrazione, e un’intera area politica, l’opposizione, in un aggregato unico avvezzo a contrastare il volere popolare e difendere le grandi lobby.
I “sinistroidi” non riescono a raggiungere il ruolo di interlocutore diretto del popolo, ma la loro comunicazione è sempre filtrata dalla infernale macchina propagandistica della Lega e del suo prodotto Matteo Salvini che è riuscito nell’impresa di ergersi a “capo popolo”. È un ruolo di intermediario tra l’estero, le sinistre e il popolo. Autoritario, decisionista e condito da una comunicazione estremamente semplice e banale che riesce a superare ogni barriera culturale e sociale, sdoganando anche un linguaggio che prima non sarebbe stato possibile: il politicamente scorretto, abbattendo il neo-linguaggio voluto dalle sinistre e da queste mai spiegato, costituito da neologismi forzati. La grande partita si gioca proprio sulla forza delle parole: nella moderna e perenne campagna elettorale i contenuti sono stati totalmente annichiliti per lasciare esclusivamente lo spazio al valore e alla forza delle parole. Queste sempre più gravi, decise e in contrasto con tutto quello che potrebbe mettere in discussione gli storici stereotipi sociali.
È questo l’esempio in cui inserire due casi: l’ultimo meme di Fratelli d’Italia e di Giorgia Meloni. Chiarisce subito tre elementi: chi sia il nemico, i “radical chic” e l’equipaggio della Sea Watch che passano come amici degli scafisti, chi siano i “patrioti”, coloro che vogliono affondare la nave, come massimo segno della bassezza del dibattito, ma eccellente risultato propagandistico e, infine, che i patrioti non vogliono gli immigrati morti, ma comunque li rivogliono nei campi di detenzione libici. Un cerchio-bottismo eccezionale. L’altro è quello legato alla leghista Angela Maraventano che ha gridato al capitano Carola “arrestatela è una delinquente” e qualcosa di molto simile a “ti piacciono i necri”, ecco, la signora ha una condanna a tre mesi per non aver pagato i contributi INPS ai suoi dipendenti. Insomma, è sempre comodo fare i cittadini con i soldi di chi le tasse non le evada, del resto con un esempio come quello del Capitano Matteo Macho Salvini, l’evasione può accompagnare solo.
Chi è attento alla politica ha già notato una certa tendenza, anche tra alcuni sostenitori di sinistra a comprendere e giustificare le parole di Salvini & Co, di solito accompagnata da una volontà di tenersi lontani da certi temi per non aumentare il consenso delle destre. Quando in politica questo processo è è sempre più consistente può significare solo una cosa: che la retorica fascista sta vincendo. Perché questo è puro fascismo. Lo è nel lessico e nelle azioni, soprattutto propagandiste e lo è nella facilità con cui si sta insinuando. Non è più «inutile retorica alla Sandro Curzi», ma è diventa una retorica da «leghista di merda», ops, «fascista di merda», citando il maestro Sgarbi.