Se sei il presidente degli Stati Uniti sei convenzionalmente considerato l’uomo più potente del Mondo. In effetti il presidente Usa guida il paese più potente al Mondo ma, come Spiderman insegna, da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Donald Trump ha dimostrato a più riprese di essere “leggermente” irresponsabile, non solo nelle sue azioni e decisioni ma anche nelle sue esternazioni.

Come se non bastasse ha sulle spalle diverse indagini per comportamenti scorretti e fraudolenti, il più famoso dei quali è la, per ora, presunta collaborazione con “disturbatori” russi durante la sua campagna elettorale. Ne abbiamo già parlato lungamente, sul web trovate facilmente un riepilogo di tutti i (tanti) fatti. Ora però ci sono delle novità.

A metà Luglio c’è stato l’attesissimo incontro tra Trump e il presidente russo Putin. Durante la conferenza stampa condivisa, Trump – nella sua peggior performance degli ultimi anni – ha risposto alle domande dei giornalisti riguardanti la sua collusione con la Russia e le relative interferenze nelle elezioni – che va ricordato sono acclarate e documentate – difendendo Putin a spada tratta. Ha anche detto che la colpa di questa “caccia alle streghe” è dell’Fbi e della Cia, di Hillary Clinton e dei media. Insomma, è riuscito a tirare in mezzo tutti facendoli parecchio arrabbiare. Tornato in America ha poi sconfessato praticamente tutto dicendo letteralmente di aver usato le parole sbagliate per esprimere un concetto che non voleva esprimere.

Poi è arrivato Agosto e le cose hanno iniziato a diventare surreali. Hanno iniziato a trapelare alcuni nastri con registrate delle conversazioni all’interno della Casa Bianca. Conversazioni in cui il presidente Trump dice cose abbastanza gravi e altri membri dei vari staff dicono cose altrettanto gravi sul presidente. Queste conversazioni le avrebbe registrate Omarosa Manigault, attrice, star dei reality show e dipendente della campagna elettorale di Trump.

Omarosa è un personaggio prettamente televisivo e quindi molto controverso. Nondimeno ha avuto un ruolo molto importante nello staff di Trump occupandosi di raggiungere e convincere della bontà delle idee trumpiane la comunità di colore. A fine 2017 è stata allontanata dallo staff e a Febbraio 2018 ha iniziato una campagna contro Trump che è sfociata ad Agosto con il rilascio di una conversazione privata e la prossima pubblicazione di un libro di retroscena sui suoi mesi con Trump.

Dove non è arrivata Omarosa ci ha pensato Trump stesso che via Twitter è riuscito nell’impresa, in soli 180 caratteri, di ammettere che suo figlio ha incontrato i russi per ottenere informazioni sulla Clinton in totale rispetto delle leggi. Ovviamente è una pratica illegale e quindi ha praticamente messo suo figlio in un mare di guai. Inutile dire che questo incontro è stato smentito per anni da Trump e i suoi avvocati.

Già questo basterebbe ad affossare un qualunque politico americano ma Trump ha sempre detto di avere gli avvocati migliori di sempre. Tutto realistico se non fosse che il suo avvocato e amico di lunga data, Michael Cohen, si è dichiarato colpevole – oltre ai reati di evasione fiscale e altre frodi finanziarie – di aver pagato la pornostar Stormy Daniels perché tacesse della sua relazione extraconiugale col presidente Trump con soldi poi rimborsati dal fondo elettorale di The Donald «in collaborazione e su indicazione del candidato, allo scopo di influenzare l’esito delle elezioni». Per evitare i quasi 90 anni di carcere previsti, Cohen si è sorprendentemente detto disponibile a vuotare il sacco su tutto ciò che sa di Trump e delle sue attività da quando lo conosce.

Per finire in bellezza c’è stata la condanna (a quasi 100 anni di galera) anche di Paul Manafort. Manafort è un consulente politico, uno di quelli da chiamare quando serve il gioco sporco. Ovviamente è un amicone di Trump e ne ha presieduto il comitato elettorale nell’estate 2016, proprio quando sono iniziate le voci sul coinvolgimento dei russi. Ne risulta che è una figura chiave anche nell’indagine del procuratore speciale Mueller, il famoso RussiaGate. Però Manafort non ha mai detto nulla, ammesso nulla ed è sempre stato al fianco di Trump che infatti lo ha difeso in tutte le occasioni.

Mueller allora lo ha fatto processare per una lunga sfilza (diciotto) di reati prevalentemente economici che riguardavano attività svolte prima del 2016. A settembre Manafort affronterà un secondo processo, stavolta per corruzione, ostacolo alle indagini, riciclaggio e spionaggio. Il sospetto/aspettativa è che quando Manafort si vedrà davanti un paio di secoli di galera da scontare, possa convincersi a parlare pure lui. Di sicuro solo qualche mese fa un processo a Manafort sembrava impensabile, figurarsi una condanna.

E voi che pensavate di avere le vacanze rovinate da qualche nuvola o scroscio di pioggia.

Per Trump le nubi iniziano a farsi molto, molto scure. Per il sistema americano è molto difficile che un presidente venga incriminato ma con questo presidente niente è da dare per scontato. Se siamo vicini ad una procedura di impeachment solo le prossime settimane e mesi ce lo diranno. SAD!