Sabato 3 Giugno si è tenuta a Cardiff la finale della Champions League, il torneo di calcio più importante d’Europa. Ha vinto il Real Madrid per 4 a 1 sulla Juventus. La partita è stata discreta, a tratti molto bella ma è durata praticamente solo un tempo. Gli ultimi 45 minuti sono stati un quasi monologo madridista. Questa le fredda e stringata cronaca. Esiste però una galassia alternativa ma ben intersecata nella nostra, in cui invece la partita si è fermata al pareggio di Mandzukic al 27’ del primo tempo. Gol bellissimo – mi costa dirlo da granata torinista ma è anche l’unico giocatore che ruberei alla squadra di Venaria – e che forse per qualcuno vale doppio. Il risultato è che la Juve non ha perso.

Togliamo i dubbi, la Juve ha perso e perso meritatamente. Troppo forte questo Real che, soprattutto nel secondo tempo, ha mostrato una migliore (di tanto) condizione fisica rispetto all’italiana. Le due squadre più forti della competizione si sono affrontate in un match secco e ha vinto la più in forma. Pace. Facciamocene una ragione.

Nell’italietta del giornalismo sportivo invece no, vige una realtà fantastica sovrapposta. Capita così che il giornale sportivo più importante di Torino e uno dei maggiori in Italia, non parli della sconfitta (o quasi) e in prima pagina mostri gli altri risultati della squadra. Risultati importanti (Coppa Italia e scudetto), non lo mettiamo in dubbio, ma già celebrati nelle settimane prima. Che senso ha mettere la testa nella sabbia? Nessuno. O forse, dopo aver considerato come una formalità la finale nei giorni prima, cavalcando l’hype dell’evento, è dura tornare alla realtà e magari fare pure autocritica. Fantascienza.

Ma non è un caso isolato, è un susseguirsi di episodi di questo tipo che tocca trasversalmente le 5-6 squadre principali del campionato italiano. Chi racconta lo sport è sempre prono verso “le grandi” e non risparmia critiche ingenerose verso tutte le altre. Sempre quel quotidiano sportivo nel corso degli ultimi anni ha portato avanti campagne sistematiche di critica, per non dire odio, verso gli allenatori di molte altre squadre (inserisco pure il mio umile Toro), rimanendo troppo spesso sul filo della fake news. Non conosco i dati di vendita e non posso dire se sia e quanto un sistema che paga. Sicuramente non fa bene per la credibilità del sistema.

Arrivare a dire che Cristiano Ronaldo in Italia farebbe panchina nella Juve, va contro ogni senso del pudore. Perché o non si è mai visto un secondo di calcio nella propria  vita, e chi fa il giornalista sportivo ne vede fin troppo, o si è in completa malafede e leccaculismo verso i tifosi e la società. Possiamo pensare ad altri esempi come l’assegnazione degli scudetti, insulti tra dirigenti, ruberie varie. Casi in cui vengono praticamente cancellate frazioni di realtà e altri in cui la realtà viene “abbellita”. A seconda di quanto potente sia la società o di quanto pericolosi i tifosi si preferisce l’una o l’altra. Nel caso di società debole e tifosi intorpiditi, si punta al colpo grosso, rovesciare i dirigenti.

In tv la situazione e forse pure peggio. Sulle principali reti c’è almeno una trasmissione sportiva calcistica al giorno e nessuna obiettiva. Ex calciatori partigiani, ex arbitri abbronzati a difendere la categoria, ex soubrette a mostrar le tette – guai ad averne qualcuna che parli oltre ad annunciare lo sponsor, i tifosi non vogliono – e via così. Capita allora che un giocatore al secondo anno di Serie A diventi più forte di Messi, che il palese fallo da rigore non lo sia (MAI), che la vittoria della piccola contro la grande sia (SEMPRE) immeritata. Saranno piccolezze ma quando ci sono le notizie grandi, quelle che magari coinvolgono nell’acquisto di società grossi gruppi cinesi dai contorni indefiniti e molto torbidi, il sistema le bypassa o sembra preferire guardare da un’altra parte.

Non prendo ovviamente in considerazione tutti quei programmi tv, radio o giornali che sono poco più di una fanzine, una faccenda tra la farsa e l’avere per scelta il prosciutto sopra gli occhi. Anche se spesso capire le differenze è difficile. La scusante è che almeno lo sai prima.

Si potrebbe facilmente pensare che tutto questo non influisca sul calcio giocato, che sia solo un contorno alla portata principale. E invece no. Il gradimento di giornali ed esperti verso quel calciatore o quella società ne alimentano il valore che andrà ad influire sui soldi portati in cassa e da lì tutto il resto. Se si parla sempre delle solite squadre, dei soliti calciatori e non si è mai obiettivi, il risultato è sotto gli occhi di tutti. Poche squadre molto ricche contro squadrettine squattrinate e un campionato che in 6 anni non ha mai avuto storia, con le prima posizione già assegnata a settembre e le ultime 6 squadre da appendice di serie B. Merito della Juve, sicuramente, ma quando poi si confronta con le altre squadre europee sono dolori. E non potrebbe essere diverso visto un tasso di difficoltà tarato così in basso rispetto agli altri campionati.

Bisogna ridistribuire adeguatamente gli introiti (almeno in parte) o sarà sempre peggio. Ma è proprio questo il punto. In un campionato in cui il 90% delle società vive “a debito”, dove vogliamo andare? Se si smuove lo status quo, succede un casino con rischi di fallimento molto ma molto alti. Speriamo che i nuovi investitori portino una ventata di aria nuova. Le premesse, però, non sono delle migliori.

Un’ultima cosa, sempre sul giornalismo. Se per il calcio è caduto molto in basso, bisogna dire che per molti altri sport invece non è così. Anzi, molte persone ci mettono tutto quel che anno per far conoscere ed apprezzare tutta quella galassia sportiva relegata nel fondo. L’invito che vi faccio è quello di iniziare a seguire anche altri sport, ne ricaverete un minor mal di fegato e qualche soddisfazione.