Michele, per gli amici Mimmo, non brillava sicuramente di intelligenza ma tutto poteva essere tranne che una cattiva persona. Interrotte le scuole medie al secondo anno dopo averlo ripetuto per tre volte, aveva deciso di smettere di vendere sigarette ai minorenni nei bagni e di iniziare a lavorare per poter aiutare la sua famiglia composta da sua madre, un padre assente e tre sorelle.

A partire dai quindici Michele detto Mimmo non ha mai perso l’occasione di dimostrarsi un lavoratore infaticabile, capace di trasportare ogni tipo di imballo e raggiungendo con il tempo una conoscenza tale di motori e ingranaggi da permettersi di vantarsi che fosse in grado di aggiustare da una lavatrice ad un ascensore. Questa sua dedizione profonda per il lavoro tuttavia aveva avuto anche un riscontro negativo agli occhi di chi le mani le usava solo per applaudirsi da soli allo specchio. “L’animale”, lo chiavano le persone che lo vedevano lavorare ma tutto ciò non dava particolarmente fastidio. Suo nonno veniva anche visto come animale per la sua indole lavorativa e rispondeva sempre che tutti noi in fondo siamo animali, ma c’è differenza tra l’essere dei muli o dei vermi.

La vita di Mimmo procedette abbastanza monotona per circa dieci anni, lavorando e lavorando riuscendo a mantenere in modo dignitoso la propria famiglia. Le sorelle ormai cresciute aiutavano la madre a casa o lavoravano come cameriere in locali lì vicino. Tutto scorreva relativamente bene fino a quando Michele non incontrò Manuela. Era una ragazza un po’ più grande di lui e lavorava in una lavanderia nella stessa via di Mimmo. Fu un colpo di fulmine improvviso che seppe attraversare in un lampo la scorza grezza dell’uomo e raggiungergli non il cuore ma la bocca dello stomaco. Perché siamo sinceri, quando si sente una stretta al cuore non è innamoramento, ma semmai un principio di infarto.

La prima volta Michele non fu in grado di aprire bocca. Riusciva solo a fissare attonito i lunghi capelli corvini della ragazza, le labbra carnose e gli occhi coperti di trucco con ciglia eccessivamente lunghe, così una volta tornato a casa con la biancheria pulita decise di macchiarla volontariamente per tornare in lavanderia il giorno dopo e rivedere quella commessa che l’aveva colpito più forte di quel bullo delle elementari. La seconda volta Mimmo riuscì a rivolgerle la parola con una scusa, non era un ragazzo propriamente bellissimo e la sua parlantina lasciava alquanto a desiderare ma anche la frase più grezza e banale può risultare bella se detta con sincerità.

Le uscite si fecero sempre più soventi, i vestiti sempre più sporchi e le affinità sempre maggiori. Manuela era una ragazza dalla storia simile a Mimmo, anche lei proveniva da un contesto sociale più sfortunato della media e anche lei in passato aveva dovuto smettere di andare a scuola per aiutare in famiglia lavorando. Entrambi erano ragazzi semplici e in quanto ragazzi non potevano nascondere la passione e la voglia di divertirsi. La scintilla era scoccata anche in Manuela perché trovava Mimmo divertente ed è cosa saputa che per le ragazze spesso la risata viene anteposta agli addominali. Gli uomini sono più volubili alla bellezza e Michele non faceva eccezione, apprezzando senza nasconderlo troppo la vita stretta e i seni allegri di Manuela. Con il tempo era sempre più facile scoprirli a concedersi alla passione nel retro della lavanderia. Dopotutto, cosa sono le lavanderie se non posti in cui i vestiti non vanno tenuti addosso ma dentro le lavatrici che coprivano con il loro girare i sospiri dei due ragazzi?

Si frequentarono in questo modo per mesi fino a quando non trovarono entrambi il coraggio e la volontà di rendere pubblica questa umile tresca shakespeariana. In entrambe le famiglie ci fu totale approvazione e unendo le forze si aprì un nuovo capitolo felice.

Non trascorsero molti anni che Michele e Manuela decisero di sposarsi e di nuovo la decisione fu accolta con fischi di gioia e applausi da familiari e conoscenti. Il matrimonio fu spartano, grezzo, tanti invitati e poco vino di qualità, ma ciononostante fu una cosa che nell’ultimo periodo è sempre più difficile vedere: un matrimonio felice. I due neo sposini andarono a vivere da soli in un appartamento nel centro del paese e trascorsero la loro vita di coppia esattamente come tutto era iniziato, ovvero con umiltà e tanto lavoro.

Ovviamente i litigi non mancavano, non erano mai mancati. Ma proprio come per piantare bene un chiodo è necessario batterlo più e più volte, ogni litigio non faceva altro che rafforzare la loro intesa, creando microfratture subito risanate che non indebolivano la loro storia, la rendevano anzi flessibile e più forte, piegandosi dove altri si sarebbero spezzati in lacrime e divorzi.

Ma dove c’è amore e passione può capitare che arrivino anche regali indesiderati, non tutti i figli sono frutto di programmi prestabiliti. Ciò non toglie che anche un imprevisto non possa essere fonte di amore e gioia, e Mimmo ne fu un caso lampante. Era autunno quando si ebbe la conferma che Manuela fosse effettivamente incinta e non solo ingrassata, Michele non aveva mai pensato all’eventualità di avere una famiglia allargata ma il pensiero positivamente egoista di poter diventare per un’altra persona quello che suo padre non era stato lui lo faceva sentire bene, gli sembrava di poter in questo modo regolare i conti con la sofferenza che altre persone avevano arrecato a lui durante l’infanzia.

Un nuovo spirito combattivo si accese in lui e raddoppiò i turni di lavoro per poter regalare al suo erede l’accoglienza migliore possibile. Tra i mille lavori adocchiati venne scelto quello di inserviente in un centro commerciale, lavoro che gli permetteva di guadagnare bene e ed essere libero alla chiusura dei negozi per poter passare più tempo a casa.

I mesi passarono e Natale arrivò alle porte. Fu proprio un giorno di metà dicembre che a Mimmo successe qualcosa di particolarmente strano, anche per lui. Il suo turno era quasi finito e notò sotto una panchina un foglio troppo bello per essere una semplice cartaccia. Una volta raccolto si ritrovò a leggere una delle più belle lettere d’amore che avesse mai immaginato. La sua istruzione non era eccelsa e dovette leggerla più e più volte per comprenderne il senso ma ad ogni rilettura si stupiva sempre di più che qualcuno fosse stato in grado di imprimere su carta dei sentimenti in modo così chiaro e sincero.

Pensare a Manuela fu automatico. Mimmo si rese conto di aver sempre pensato tutte quelle cose riguardo a sua moglie ma non avrebbe mai saputo come dirgliele bene o perlomeno esprimersi in un modo che rispecchiasse il suo essere internamente. L’albero di Natale del centro commerciale gli suggerì un’idea e Michele decise di regalare l’amore contenuto in quella lettera a sua moglie. Si mise la lettera in tasca e si preparò ad uscire dal centro commerciale dove lo attese il vero e proprio avvenimento strano del giorno.

In mezzo al parcheggio, Mimmo assistette ad una scena comica e quasi surreale. Un bambino di circa anni era intento ad inseguire un cane che faceva strisciare il guinzaglio per terra ad una velocità di crociera tale da mantenerlo sempre alla stessa distanza dalla mano del padrone. Inoltre il bambino era tormentato da un bivio decisionale spaventoso: in mano aveva delle caramelle sfuse e doveva tenere la mano ben chiusa per evitare che cadessero sull’asfalto. Allo stesso tempo però non riusciva a prendere il guinzaglio solo con una mano e questa situazione lo portava a correre come un dannato inseguendo sia il cane sia la sua fame ingorda di caramelle.

Mimmo non sarebbe stato in grado di negare il suo divertimento nel vedere quella scena ma ad un certo punto decise che quella tortura doveva finire. Aveva pur sempre un figlio in cantiere, ridere di un bambino in difficoltà non era sicuramente un buon inizio di una carriera da padre amorevole. Il bambino ebbe un lampo di paura negli occhi quando vide l’uomo avvicinarsi, ma accortosi che voleva solo aiutarlo si tranquillizzò subito. Per Michele fu facile acciuffare il cane che sentì il bisogno di festeggiare la fine della sua libertà con forti scodinzolii e lunghe leccate sulle mani dell’uomo. Il bambino ringraziò timidamente Mimmo e quest’ultimo fu colto da una nuova illuminazione natalizia: prese la lettera trovata poco prima, la rilesse per imprimerla bene in mente e la utilizzò come sacchetto da utilizzare per contenere le caramelle del bambino. Tirò fuori dalla giacca un laccio e legò infine il sacchetto al guinzaglio del cane in modo da lasciare entrambe le mani del padroncino libere.

Una volta salutati impacciatamente, l’uomo e il futuro uomo si congedarono con degli auguri di Natale bofonchiati e Mimmo riprese la strada di casa, continuando a ripetere come una canzone le parti più belle di quella lettera d’amore che era riuscito a far schiudere il seme del sentimento che da anni covava dentro di sé, un seme che da lì a breve avrebbe preso nutrimento dalle sane mani sporche di lavoro di Michele e sarebbe germogliato in un nuovo fiore con il nome di suo figlio.