Finalmente è finito!

Dopo una settimana di polemiche create ad arte, tette e culi avvolti o meno in vestiti firmati, cantanti che si vestono come faceva Renato Zero 50 anni fa suscitando le stesse reazioni dei benpensanti di 50 anni fa (tutto molto confortante per l’evoluzione del nostro Paese, che fa sempre più tifare per un asteroide che ci colpisca presto), Bugo (che fino all’altro ieri non sapevo bene chi minc… fosse) che lascia il palco abbandonando il suo collega Morgan, in botta piena, che cambia il testo della canzone coprendolo di insulti, l’annuale polemica sul cachet dato a Benigni come ospite, finalmente il Festival di Sanremo è terminato e da domani potremo di nuovo occuparci di quale sagra del porco fritto ha visitato Matteo Salvini.

Invecchiando e superando una certa età ho guardato sempre meno la kermesse musicale nazionale, proprio perchè alla fine per una settimana si parla di tutto tranne che di musica, facendo cadere in caciara qualsiasi cosa accada sopra quel palco, dando spazio alle pagliacciate piuttosto che alle canzoni.

Potete quindi immaginare quale sia stata la mia reazione, quando con la presentazione dell’edizione numero 70 del Festival di Sanremo ho scorto tra i partecipanti il nome di Piero Pelù, che tra Litfiba e carriera solista, ha cavalcato quel poco che rimane del rock italiano negli ultimi 40 anni, mio idolo incontrastato, che aveva sempre detto che mai e poi mai si sarebbe abbassato a partecipare alla manifestazione più nazional popolare d’Italia.

Va bene che gli anni passino per tutti, e che come da tradizione si nasce incendiari e si finisce pompieri, si nasce rottamatori e poi si fonda Italia Viva, ma questo era troppo anche per me. Ogni volta che qualche amico mi chiedeva cosa pensassi della sua presenza all’Ariston come concorrente la mia risposta era “tutto il male possibile”.

Ero deciso a boicottare ancora più convintamente tutte le serate, ma poi saranno state le circostanze, o probabilmente un giorno mi iscriverò ad Italia Viva pure io, fatto sta che alla seconda serata sapevo che come primo concorrente si sarebbe presentato Zio Piero e casualmente ero davanti al televisore.

A parte che per vedere il primo big in gara si siano dovute attendere le 22, tuttavia ero assolutamente rassegnato e certo che il mio idolo avrebbe presentato un pezzo terribile, a livello degli ultimi Litfiba pre e post reunion tipo “Sexy Dream”, “Il mio corpo che cambia”, o “L’esercito delle forchette”, o “Mascherina”, quindi il mio umore era dei più foschi.

Chiamato sul palco Piero si è presentato da par suo, pantaloni in latex e giacchette diversamente sobrie, ma quando la musica è partita ha fatto uscire tutto il mestiere che questi 40 anni di carriera gli hanno insegnato. Sia chiaro la canzone non è memorabile, i tempi di “Prima guardia”, “Fata morgana”, o anche soltanto di “Spirito” sono purtroppo finiti e lontani, ma il brano non è sui livelli trash dei momenti più bui e commerciali della sua carriera. Naturalmente è una canzone orecchiabile, ma non si è abbassato ad arruffianarsi il pubblico con musiche e testi sdolcinati da fare a fette gli apparati riproduttivi delle persone, ha voluto mantenere un’anima rock in un pezzo che dopo averlo ascoltato un paio di volte ti entra subito in testa.

Ciò che mi è piaciuto di più è che è stato l’unico (o per essere più precisi il primo, perché poi qualche altro concorrente dopo di lui lo ha imitato) a gestire il palco non come se fosse a Sanremo ma come se cantasse in uno dei suoi tanti concerti.

E qui è venuto fuori l’animale da scena, non è stato fermo come un palo della luce anzi a metà brano è sceso in mezzo al pubblico trascinando e divertendo le numerose cariatidi sedute in platea. Insomma ha fatto il Piero Pelù che tutti conoscono senza snaturarsi, rimanendo se stesso nonostante la cornice potesse essere per lui fuori luogo.

Stessa cosa è accaduta nella serata cover, dove ha presentato “Cuore matto” di Little Tony interpretandola in chiave rock, che ha riscosso molti consensi e che lo ha fatto salire tra i primi della graduatoria.

Insomma alla fine sono andato a letto con il cuore più leggero: certo la sua presenza al Festival continua a stonarmi, però alla fine la sua figura l’ha fatta, e arrivato in quinta posizione finale con onore, soprattutto musicalmente parlando. Alla fine è proprio vero che al cuore non si comanda, e nonostante tutte le mie resistenze, ho seguito le vicende sanremesi del mio idolo, arrivando vergognosamente a partecipare al televoto inviando in finale l’sms per farlo vincere.

E allora Zio Piero va bene così, alla fine hai vinto tu, io ora vado ad iscrivermi ad Italia Viva.

[Immagine tratta da Nasce, Cresce, Ignora]