Seguire la politica americana non è mai stato più stimolante e allo stesso tempo difficile. Ogni giorno, a volte ogni ora, capita qualcosa. Trump è una persona vulcanica e da quando è presidente lo è ancora di più. Solo che da quando è presidente non gliene va una dritta. E spesso per causa sua.

Nell’ultima settimana è definitivamente naufragata la riforma sanitaria che avrebbe dovuto sostituire quella in vigore, l’Obamacare. È naufragata in malo modo ed è stata gestita peggio. Dopo esser stata bocciata una prima volta (ne abbiamo già parlato, trovate l’articolo qui) è stata riscritta peggio e non è nemmeno arrivata al voto alla Camera – il primo passo da compiere – e si sperava che la terza fosse quella buona. E in effetti il primo voto della Camera è stato positivo, tanto che si è tenuta una mega conferenza stampa con molti sorrisi, molte strette di mano e grandi pacche sulle spalle. Qualcuno commentò che quei gesti si potevano evitare: se non per rispetto ai milioni di americani che avrebbero perso la copertura sanitaria, almeno per prudenza verso il voto al Senato che non era così scontato. Al Senato i numeri non c’erano (e realisticamente non ci sono mai stati) e si è deciso di lasciare perdere nuovamente prima del voto ma stavolta definitivamente o almeno fino a nuove elezioni (credeteci).

In un periodo storico normale, con un Presidente normale, questo sarebbe stato un durissimo colpo per la Casa Bianca e il suo inquilino, nonostante dagli ultimi sondaggi appaia che solo il 7% degli americani si interessava della questione. Per Trump invece è stata quasi una passeggiata di salute, rispetto al resto. In ballo c’è sempre il cosiddetto Russiagate. E le cose stanno andando di male in peggio.

Mentre le indagini del procuratore speciale Mueller andavano avanti su di un primo filone (anche di questo ne abbiamo lungamente parlato qua e qua), il figlio di Trump, Donald Trump Jr., ha postato su Twitter una sua “confessione” in cui diceva di aver incontrato il 9 Giugno del 2016, poco dopo che Trump era diventato il candidato Repubblicano alla presidenza e mentre lui stava gestendo il comitato elettorale, un’avvocatessa russa, Natalia Veselnitskaya, che avrebbe avuto notizie compromettenti su Hillary Clinton. A questo incontro, organizzato anche dal promoter e amico di Trump, Rob Goldstone, avrebbero partecipato Trump Jr, Goldstone stesso, Paul Manafort (capo della campagna di Trump), Jared Kushner (genero di Trump e influente personalità alla Casa Bianca), la Veselnitskaya e Emin e Aras Agalarov (immobiliaristi russi amici di Trump e Putin che avrebbero materialmente dato le informazioni a Trump Jr e soci). Queste informazioni sarebbero poi state date a Wikileaks da Roger Stone, altro consulente repubblicano esperto in dirty tricks, la nostrana “macchina del fango” (sulla persona di Roger Stone e la sua storia, consiglio vivamente il documentario di Netflix Get me Roger Stone).

La confessione di Trump Jr. è fondamentale per 5 motivi: 1) ha fatto aprire un secondo filone di inchiesta a Mueller; 2)Arriva dopo una sollecitazione a riguardo del New York Times che aveva avuto queste informazioni da una fonte all’interno della Casa Bianca; 3)Ha sbugiardato lo stesso Trump Jr che aveva sempre negato di qualsiasi vicinanza ai russi; 4)Inguaia di molto il padre (ma non solo) perché a sto punto viene difficilissimo pensare che non sapesse e fosse all’oscuro.

Per alcuni questa è la pistola fumante del Russiagate, più realisticamente è una cosa molto grossa ma non abbastanza da sferrare il colpo finale. Finché non ci saranno le prove che Trump sapesse di questi incontri (o fosse presente), lui è innocente. Per tutti gli altri è un reato bello grosso.

Come se non bastasse, il parlamento americano, in maniera totalmente bipartisan ha deciso di fare un disegno di legge che inasprisce le sanzioni verso la Russia per via della loro interferenza nelle elezioni americane, ormai date per certe da FBI e CIA. Il presidente Trump non l’ha presa bene e si è scagliato verso i repubblicani, rei di non averlo difeso nelle sue scelte. Peccato che i repubblicani debbano prima di tutto pensare al Paese se non vogliono prendere gli schiaffi alle prossime elezioni di midterm. Inoltre star dietro alle scelte di Trump che cambia opinione ogni 30 minuti è lavoro quasi impossibile.

Anche quest’aspetto si sta rivelando un boomerang non solo per la sua presidenza ma anche per la sua persona. Sempre più spesso da in escandescenza su Twitter riuscendo a darsi la zappa sui piedi. Basti pensare alle minacce rivolte a Mueller nei giorni scorsi: “Non provare a guardare all’interno delle mie aziende” ha scritto Trump; un terzo filone di inchieste ha aperto Mueller, proprio sulle sue aziende.

Ironico per uno come Trump che si è sempre definito uno che sa comunicare come pochi al Mondo. La comunicazione della Casa Bianca è stata pessima, peggio della sua personale. Da mesi non vengono svolte conferenze stampa a porte aperte ma solo con giornalisti selezionati, quelli ovviamente più morbidi con il suo operato (ma anche questo sta cambiando perché diventa sempre più difficile essere morbidi con lui). Le fughe di notizie continuano incessantemente e si parla sempre più spesso di guerra fra i vari membri dello staff che cercano in tutti i modi di farsi le scarpe a vicenda. Di sicuro è che in molti si stanno procurando un avvocato e questo non è buon segno (pettegolezzi dicono che anche i camerieri e gli inservienti ne abbiano preso uno). Come non è buon segno che Trump abbia chiesto ai suoi avvocati se poteva dare la grazia presidenziale (una sorta di carta “esci dalla prigione gratis”) a se stesso e alla sua famiglia. Due dei suoi avvocati han dato le dimissioni.

Per cercare di frenare i leaks di notizie riservate, è stato nominato capo della comunicazione della Casa Bianca Anthony Scaramucci, finanziere con poca esperienza in comunicazione vicino ai democratici (ma non solo) che ha esordito con la minaccia di licenziare tutto lo staff della Casa Bianca se la fuga di notizie non si fosse interrotta immediatamente. Per ora l’unico effetto è stato quello di aver fatto dare le dimissioni da portavoce Sean Spicer, figura molto controversa per la sua incapacità nel gestire il suo ruolo e per le sue notevoli gaffe. Il suo posto è stato preso da Sarah Huckabee Sanders, sua vice e altro personaggio notevole ma più in gamba.

Tutto questo è in costante divenire, ciò che viene detto e scritto oggi, domani potrebbe non avere più valore. Quello che è certo è che la popolarità di Trump è ai minimi di sempre nella storia presidenziale e che sembra sempre di più un principiante allo sbaraglio. I suoi consiglieri vanno e vengono, sono scelti in base al momento e non in maniera razionale, quindi lo consigliano male e spesso si limitano a dirgli che va tutto bene. Il che può funzionare in un’azienda – e non è detto – ma è molto pericoloso se si parla del Presidente degli Stati Uniti.

Con Agosto arriveranno le vacanze, e già ne fa tante normalmente, e da settembre il capitolo sulla costruzione del muro al confine col Messico. Ci sarà da divertirsi.