La notizia dell’apertura dell’account di Matteo Salvini su TikTok, una volta esaurite le battute e asciugata l’acquolina dei memer di tutta Italia, non può che essere presa con preoccupazione.

Un politico che si ridicolizza da solo è qualcosa che fa bene alla mente, rilassa, fa sentire noi, semplici popolani, un po’ meno normali o se non altro un po’ meno distanti da “loro”, da quelli in giacca e cravatta.

Però non è proprio così. Questa è una brutta notizia e lo è sotto moltissimi punti di vista.

1. La politica NON è il popolo

Essere un politico, fare politica, significa sì rappresentare la gente comune ma significa anche farlo meglio di come la gente comune potrebbe farlo. Per garantire a qualcuno di esser rappresentato in modo corretto, di perseguire i suoi intenti e battersi per le sue battaglie, non è necessario vestirsi come lui ed esprimersi come lui. E’ importante, e sufficiente, prendere a cuore le sue ragioni, inserirle in un contesto istituzionale e prodigarsi affinché lo Stato, gli Enti, la società tutta, diventi migliore per tutti e a discapito di nessuno.

2. Il messaggio politico

L’iscrizione di Matteo Salvini, o chi per lui, in un social network programmato per accogliere solamente contenuti video di brevissima durata, il più delle volte privi di dialoghi ma con motivetti orecchiabili e ripetitivi, è la conclusione perfetta di un viaggio senza ritorno negli inferi della banalità, del ridicolo, della semplificazione. Prima si è partiti da Facebook, ma lì bisognava spendere troppe parole, allora si è passati ad Instagram dove la regina è la fotografia. Poi però la didascalia sotto l’immagine deve essere sembrata una gabbia insopportabile per la Bestia di Matteo Salvini e, quindi, ci si è spostati su TikTok. Video del capitano mentre stringe le mani a dei poliziotti, musichetta epica in sottofondo, e via.

3. Su TikTok ci stanno i ragazzini, ma ragazzini veri

L’utenza media di questo social network è ancora più bassa di quella che si trova su Instagram (Facebook ormai è andato, è così vecchio lì mi chiamano “Ehi tu giovane!”), la maggioranza degli account è in possesso di minorenni. Il dubbio quindi viene: perché dirottare fondi del proprio ufficio di comunicazione su una piattaforma che non può dare risultati elettorali nel breve periodo? Pensar male è brutto, ma molto spesso ci si azzecca, e quindi mi è balenata una risposta. E se Salvini si stesse preparando un piano b? Voglio dire, praticamente tutti i politici in Italia vivono un momento di ascesa più o meno rapida fatta di “Ci fossi io le cose andrebbero meglio” e “Votami e vedrai” (con qualche deriva tipo “Datemi pieni poteri”, ma va beh Salvini è un fenomeno pure in quello), seguiti poi da un lento declino che man mano svuota la loro figura di credibilità e di potere. Questo declino spesso scaturisce dalla delusione, susseguente al fatto che la gente, dopo aver votato il leader di turno, si senta tradita al cospetto di una situazione non molto differente da come fosse prima. Ed ecco qua che arriva TikTok! Se Salvini dovesse raggiungere il trono che tanto brama e, come storicamente accade, dovesse poi risultare meno efficace di quanto promesso, comincerebbe a deludere elettori e a perdere consenso. Questo consenso però potrebbe essere compensato da una nuova massa di votanti che, nel mentre, ha conosciuto un Salvini diverso, un leader che a loro non ha (ancora) promesso nulla e che tutto ciò che ha fatto l’ha fatto in anni di cui questi neo-votanti non hanno ancora memoria.

4. Altrochè Don Chisciotte

C’è una tattica difensiva di Salvini che è paurosamente efficace: usa i social per esprimere segnali forti, a volte cruenti e sempre divisivi che, però, quando vengono impugnati dai suoi contestatori lui liquida brevemente sottolineando che si tratta solo di frasi di poco conto dette su internet e senza il minimo scopo di insultare o offendere qualcuno. Cercherò di spiegarmi con l’ultima occasione in cui ha usato questa tattica: l’iscrizione, per l’appunto a TikTok. Non sono di certo io il primo a sollevare questo problema. Prima di me altri commentatori più autorevoli l’hanno fatto, accusando pressappoco le stesse cose di cui ho fatto l’elenco prima. Come reagisce il leader del carroccio? Video su Facebook in cui dice “Tutti si sono scandalizzati perché vado su TikTok. Ma io nemmeno sapevo cos’era e adesso si scopre che è pericoloso, che vado lì per plagiare giovani menti! Avete ragione, io proprio non ci dormivo la notte senza TikTok”. Quindi, prima destina risorse (magari anche minime, ma sempre risorse sono) del suo establishment per l’apertura di un profilo, definendo quindi un plateale interesse per la piattaforma, e poi minimizza dichiarandosi disinteressato alla faccenda.

In conclusione, non sono in grado di prevedere se questa nuova strada porterà consenso o imbarazzo a Matteo Salvini, so però per certo in cosa sperare: spero con tutto il cuore che nessun altro leader politico, di qualunque colore e nazione, lo segua in questa discesa, perché al di là del consenso e al di là dei contenuti politici, questa ridicolizzazione della politica non è una cosa sana, non può portare a tempi migliori e rischia, seriamente, di trascinare la coscienza pubblica nel baratro con sé.

Mi mancano già le foto dei gattini su Instagram.