indexA proposito della giornata di sabato, e del moderno movimento autonomista, non più tanto autonomista data l’alleanza con i nazionalisti di Fratelli d’Italia e Casa Pound, oggi denominata “Movimento Sovranità”, un’incoerenza di fondo al quanto rilevante, provo a proporre questa riflessione.

Salvini non è un nuovo fenomeno del palcoscenico politico italiano, non è un rinnovatore, né tanto meno una persona di ideologia o di volontà politica allo scopo di perseguire risultati.

Salvini è semplicemente figlio di una politica di trasformismo nata intorno agli anni paralleli alla fine della Prima Repubblica, una politica che si fonda non sul senso politico, né tanto meno sul senso dei fini, né sul senso dei mezzi, quanto solo sul senso elettorale dello spazio di confronto e di raccolta del consenso.

Salvini è diventato segretario di un partito di formazione semi-storica – già basato su precetti demagogici – in rotta ed affondato, ha studiato ed analizzato il degradante contesto politico, ed ha compreso quali fossero gli elementi fondamentali ed aggreganti e su di esso ha puntato tutto spingendo al massimo i tasti della demagogia, della superficialità e della banalizzazione.

Da Nord a Sud, da destra a sinistra, dall’intellighenzia al populino, ciò che unisce sono i mass media, specie la TV, e lui questo l’ha ben compreso, così come ha compreso che ciò che unisca siano i temi di disagio e dicotomici – «dicotomici» perché la corrente dialettica li ha trasformati in temi a doppio senso, senza ammettere la “zona grigia” – come l’Europa, l’Euro, l’Immigrazione e la fiscalità.

Tratta i tempi semplificandosi e spostando la discussione dai meriti dei temi stessi alla ricerca di colpevoli da combattere, ed è così che agisce, ed è così che raccoglie voti.

Il nemico è Renzi, ma sono anche l’Europa e l’Islam, non sono, invece, i problemi endemici alla società italiana, ma al di là delle parole Salvini non ha azioni di governo: solo una superficiale dialettica ben costruita senza lungimiranza programmatica.

Questa di per sé rappresenta la massima espressione di «anti-politica»: la totale assenza di una lungimiranza intrinseca al messaggio ed alla volontà esecutiva, ed una totale assenza di base ideologica; il «post-ideologismo» di cui Salvini parla è essa stessa ideologica, solo svuotata di precetti e dogmi di natura politica al fine di dare spazio a semplici malcontenti: il pensiero si sposta dall’osservazione della natura umana, ai bisogni umani regolanti la natura umana stessa.

Salvini è il contenitore di estrema destra populista in cui partiti minoritari ed estremisti son saltati a bordo per conquistare qualche consenso e qualche spazio di crescita. È la vittoria dell’arrivismo, dell’opportunismo e dell’ignoranza, non del fare e nemmeno lontanamente dell’agire o della competenza.