The_Nightwatch_by_Rembrandt La sera del 16 giugno, a Carmagnola, cittadina a 30 km da Torino (ma è una scena che potrebbe essere ambientata in molti altri Comuni d’Italia) il gruppo locale di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale ha tenuto un breve comizio nella piazza principale per annunciare la nuova “rete di autodifesa”, una misura di contrasto alla criminalità cittadina.

I presenti hanno potuto ascoltare l’analisi sulla sempre peggiore situazione della sicurezza cittadina (dai furti in casa a quelli negli orti familiari) prodotta da un elegante giovane in camicia nera e seguita da un infiammato discorso di Maurizio Marrone, già candidato alle elezioni Regionali del 2014 per FdI, che, usando i più diversi episodi di cronaca nera (dai fatti dell’ex MOI di Torino alla triste vicenda del controllore aggredito con un machete a Milano, passando per evergreen come “ormai in certi quartieri bisogna fare lo slalom tra prostitute e spacciatori” e mannaggiaarrenzi), ha mostrato il suo apprezzamento per questa misura di difesa dei cittadini per i cittadini. Il tutto è stato seguito da un chiaro monito: chi critica queste misure perché ritenute gonfie di razzismo si sbaglia di grosso. Non è razzismo, è solo un modo di difendersi dai criminali. Il tutto si è concluso con tanti bei saluti romani. Ah, che gioia! Mannaggia a me che sono un cattocomunista benpensante, criticone e anche abbastanza brutto.

Non ho ancora detto in cosa consisterà concretamente questa rete di autodifesa… Non l’hanno detto neanche loro in realtà. Lo schema di riferimento sembra però quello delle ronde tanto amate dai leghisti, che da dieci anni le ripropongono frequentemente: un gruppo di volontari si dovrebbe occupare di far quello che non possono fare le forze di polizia, controllando che tutto nella ridente cittadina vada per il verso giusto, denunciando eventuali atti criminali e persone riconosciute come responsabili o assidue a tali atti. prostitute

Purtroppo le informazioni date si riducono a queste poche direttive, non viene invece detto quale sia l’intento che dovrà muovere i pattuglianti. Si dovranno muovere con bastoni e scarpe antinfortunistiche o basteranno infradito e torcia? Si verrà selezionati per mansuetudine o per prurito ai palmi? Avranno intenzione di aiutare la sicurezza cittadina e le persone in difficoltà o semplicemente vorranno “pulire le strade”? Personalmente, spero di non dover neanche ottenere risposte a queste domande.

Ma il passaggio della serata che più mi ha fatto riflettere è stata una frase pronunciata dal già presentato Maurizio Marrone. Cito:

Un giorno, uno non se ne accorge e il proprio Comune è diventato un ghetto, esattamente come in periferie come Lingotto, Barriera, che un tempo erano quartieri di comunità, dove ciascuno poteva lasciare tranquillamente il figlio a giocare in strada perché sapeva che c’era una comunità di quartiere che badava alla sicurezza. Sono diventati nel corso di pochi anni un far-west.immigrati

Se prima ho dato spazio ad opinioni ed emozioni, adesso cercherò di essere oggettivo e di trattare i fatti che, in quanto tali, non possono essere oggetto di diverse visioni. La frase mi ha colpito per la sua chiarezza e per la verità che esprime: un quartiere dove esiste integrazione è un quartiere sicuro, dove gli abitanti possono davvero sentirsi liberi di far giocare i bambini per strada, di farli parlare con qualunque persona, addirittura di lasciare aperto il portone di casa per far entrare più comodamente i vicini pur sentendosi pienamente al sicuro. Ciò che non posso assolutamente condividere di questa frase è il suo uso strumentale alla causa della rete di autodifesa cittadina.

Se è vero che questi quartieri erano considerati un tempo più sicuri (senza esagerare, sia chiaro), non è altrettanto vero che questa situazione esisteva grazie a volontari che si occupavano della sicurezza in maniere simili a quelle annunciate in piazza. Bisognerebbe portare un distinguo, semplice e chiaro: i cittadini e i volontari della rete di autodifesa sono due soggetti completamente diversi. Il cittadino, in quanto membro attivo della propria comunità e della propria città, si impegna affinché i problemi della sicurezza siano affrontati alla radice, portando appunto un senso di comunità, di rispetto delle regole e del diverso; praticando legalità e accordando fiducia agli estranei che incontra per strada, creando così un clima completamente diverso da quello che creano gruppi di questo tipo o ronde di qualsiasi natura e colore. lamp

In queste situazioni manca lo spirito di comunità, mancano il sostegno nelle difficoltà ed il tentativo di conoscere, rispettare, credere e dare fiducia agli abitanti di questi quartieri e quindi, in una parola, alle minoranze. Il fatto, quindi, è che in una analisi corretta si è travisata completamente la soluzione che un tempo forse era maggiormente praticata rispetto ad oggi, per cui non è possibile giustificare tali misure perché appoggiate da un’esperienza storica favorevole. Sintetizzando, per quanto possibile, il concetto bisognerebbe quindi ammettere che l’unica soluzione alla ghettizzazione di alcune minoranze e quartieri, e quindi ai problemi di sicurezza cittadina, sta nell’integrazione e nell’educazione civica delle persone.

Come fare a portare avanti questa integrazione? Solo tornando alle opinioni…

P.s.: mia madre garantisce che non sono poi così brutto.