Matteo_Salvini,_Festa_di_Pontida_2013Fascisti e nazisti hanno dimostrato per tutti i secoli a venire quali insospettate riserve di ferocia e di pazzia giacciano latenti nell’uomo dopo milleni di vita civile; si sono intravisti i sintomi di una malattia troppo grave, perchè sia lecito tacerne. Chi può dirsi immune da questa infezione?

Cosi scriveva Primo Levi nel 1955. Interessante, se non sconcertante analizzare le sue parole e metterle in relazione alle dichiarazioni di Matteo Salvini in merito alla distruzione dei campi rom. Sorgono spontanei alcuni interrogativi. Quanto le parole del leader leghista sono da prendere in considerazione? Bisogna valutarle come gravi o solamente frutto di una propaganda disposta a tutto per ottenere consensi?

Non è nuovo il meccanismo del consenso politico al quale ormai il leader del carroccio ci ha abituato. Dire alla gente ciò che questa vuole sentirsi dire. Slogan da bassa propaganda per fornire ad una popolazione in costante difficoltà un capro espiatorio su quale versare frustrazioni e problemi della quotidianità.

“Radere al suolo i campi rom”: ecco la proposta politica di Matteo Salvini. Non una offerta risolutoria della situazione, non un indicazione reale di come possa essere affrontato il drammatico problema dei rom e della cittadinanza che abita nelle vicinanze.

E dunque le parole di Primo Levi, stonano davanti ad affermazioni di questo calibro. Sembrerebbe che la memoria, la testimonianza di ciò che è accaduto non molto lontano da noi qualche decade fa sia come sparita, come se non fossero mai esistite popolazioni perseguitate per la propria cultura. Salvini

Lungi da me, voler difendere o prendere le parti di questo gruppo etnico. Ma d’altra parte è necessario allontanarsi e opporsi con forza dalle considerazioni di un leader politico che nei sondaggi è in costante aumento. L’elettorato leghista dopo le dichiarazioni del “nuovo senatur” si è sfogato sui social network, idolatrando “il messia verde” e inneggiando alla morte di comunisti, rom e omosessuali. Un film già visto insomma.

La malattia insita nell’animo umano a cui faceva riferimento lo scrittore supersite di Auschwitz, si sta manifestando nuovamente con tutti i sintomi che portarono alla costituzione delle camere a gas e il rastrellamento di ebrei, omosessuali, “sinti”, disabili e oppositori politici. Per questi motivi, la vicenda non può cadere nel dimenticatoio in breve tempo.index

Ognuno di noi, nel proprio intimo o pubblicamente ha il dovere di opporsi a questo tramonto di civiltà al quale assistiamo quotidianamente. La politica deve essere una spinta propositiva verso qualcosa di innovativo, non della pseudo ideologia recuperata dal passato basata su odio e discriminazione “del diverso”.

Caro Matteo, il film che ci proponi lo abbiamo già visto. Già la prima volta ci ha disgustato, non ne permetteremo una rimessa in onda.