61UP+hvpyFLFin da bambina, il mio approccio alla poesia è sempre stato particolare.

Una sorta di “Odi et amo”, per rimanere in tema. Le ho sempre preferito la prosa, ma sotto certi aspetti amo l’incisività che certi versi possiedono, arrivando senza troppe spiegazioni al cuore di chiunque.
Il passato si è nutrito di poesia per raccontare l’inimmaginabile così come il reale. Scrivere poesie al giorno d’oggi, in un periodo in cui veniamo letteralmente bombardati di informazioni, opinioni, storie vere o presunte, e in cui a chiunque viene data la parola tramite internet e i social network  (Umbero Eco docet!), appare quasi rivoluzionaria, controcorrente.

Siciliana, classe 1989, Federica Voi utilizza la poesia come mezzo di introspezione, e nella sua prima raccolta “Riflessi in solitudine” scrive di sentimenti ed emozioni in cui tutti possano riconoscersi. Leggere le sue poesie significa immergersi in un viaggio alla scoperta delle mille sfumature delle proprie emozioni, un viaggio che si compie nella solitudine e in cui si resta smarriti: il punto di partenza è la consapevolezza della tristezza, emozione che non prende un’accezione negativa, poiché rappresenta qualcosa che si può accettare, qualcosa a cui l’anima si può in una certa misura abbandonare, ma alla quale comunque non si arrende.
Non possiamo combattere i sentimenti, dobbiamo accoglierli, accettarli: combatterli è fatica sprecata. I riflessi del titolo derivano da quella riflessione profonda che aiuta a capirsi: la riflessione è ciò che ci mette di fronte a noi stessi e a quello che siamo veramente, come lo specchio che ci mostra ciò che siamo nei minimi dettagli.

La raccolta è disseminata qua e là di immagini di natura incontaminata, figure che ben rappresentano l’idea di solitudine, e l’immersione nella natura madre che aiuta a curare le ferite. Ci si illude, si rimane delusi ma si trova comunque la speranza.

Il punto di arrivo e di non ritorno di questo percorso è il pianto, un pianto che esplode e si ribella, una wave-499476_960_720sorta di traguardo dal quale è possibile mettersi nuovamente in cammino, ricominciare il viaggio alla scoperta di nuovi sentimenti e nuove sfaccettature.

Tra tutte quelle presenti nella raccolta, la poesia “Illusione” è quella che ha catturato la mia attenzione, incanalato le mie emozioni, quella in cui maggiormente mi identifico, dalla quale più facilmente mi lascio trasportare, esattamente come ci si lascia trasportare e cullare dal vento, e soprattutto dalle illusioni.

E di illusioni

campa il vento,

quando non sa

dove soffiare.

La poesia è qualcosa che si può amare, ma che non si può spiegare. Perché quando te la spiegano può succedere che perda un po’ della sua magia. Per questo motivo non è possibile spiegare le poesie di Federica Voi, le si può leggere, e fare propria quella che sentiamo ci appartenga di più, come ho fatto io con le parole che si susseguono in “Illusione”.

A ciascuno la sua emozione.