Come ogni anno, nel retroscena delle manifestazioni ufficiali del 25 Aprile, si celebrano sempre alcuni riti che annualmente contribuiscono a far vacillare il senso stesso di questa fondamentale manifestazione, tra questi ci sono quelli dei revisionisti e dei melanconici storici, quelli cui manca il fascismo pur non avendone vissuto nemmeno un minuto, proprio grazie alla lotta di liberazione e all’occupazione degli alleati.

Segue poi quella dei radicali che ogni anno cercano di strumentalizzare la festa di tutti i cittadini – un inno alla memoria e ai significati stessi di libertà, democrazia, uguaglianza e socialità, i quattro valori fondativi della Costituzione – al fine di ottenere un po’ di credito e di visibilità che altrimenti non avrebbero qualora non cercassero di impossessarsi ideologicamente di manifestazioni come queste.

Il 25 Aprile è la festa della Liberazione, è la ricorrenza annuale che riporta la memoria e il sacrificio di migliaia di giovani, specie nel Nord, e di tutte le forze politiche democratiche, al centro dell’attenzione per almeno qualche giorno. È la manifestazione che dà origine a quella della Repubblica, è quella che ci ricorda che le forze politiche centriste, socialiste, comuniste, monarchiche, repubblicane e liberali, sia sul campo e sia ancora di più fuori dal campo di battaglia si sono unite non solo per brandire fucili di fortuna, ma per immaginare e disegnare il sol dell’avvenire, ossia, una Repubblica, democratica, giuridicamente ugualitaria e socialmente redistributiva che permettesse a tutti di incamminarsi, con le proprie responsabilità, sul proprio percorso di auto-realizzazione. Una battaglia ancor più ideologica e politica che militare.

È grazie a questa battaglia se oggi i primi possono andare in giro a dire assurdità e sperare nelle rievocazioni storiche senza finire al confinio, e i secondi a cercare di far loro valori che, al netto di slogan, striscioni, flash-mob, convention, evidentemente non sono chiari.

È anche per questo che il valore della memoria deve essere conservato e salvaguardato, specie in questa fase politica in cui demagogia e populismo la fanno da padrona in piena crisi sociale, lo dobbiamo fare per salvarci da noi stessi ed evitare un ritorno che pare si sia dimenticato.

Andate, festeggiate come meglio credete, fate quel che la libertà ottenuta nel passato vi permette, ma manteniamo alto il valore della memoria, resistere oggi è più che mai importante.