Sul referendum costituzionale ci son stati diversi interventi, tutti nell’ultimo periodo, per una riforma passata a lungo in sordina. Qui su Idealmentre proveremo a dare il nostro contributo.
Come sostenuto già nel nostro ottimo e precedente articolo di Andrea, questa riforma costituzionale è sbagliata per diverse ragioni, ma credo che la più grave sia quella di voler cambiare qualcosa sulla base di un principio economico: il risparmio.
Pensare di migliorare la società e la politica risparmiando 57,00 MLN/anno è come pensare di spendere 30 milioni, comprare Ronaldo e vincere la Champions. Risultato? Stiamo ancora aspettando di vincerla.
Non può esserci questa ragione dietro la riforma della nostra carta costituzionale; dovrebbe esserci, invece, uno spirito generale e organico che modifichi quegli elementi istituzionali che han mostrato il loro tempo individuandone al contempo altro che meglio riflettano la modernità. Usando la precedente similitudine, più che comprare Ronaldo, evento di grande impatto e forza per tutti, sarebbe stato meglio rinforzare alcuni settori, cambiare alcuni schemi e agire su tutta la squadra senza affidarsi troppo alle punte di diamante.
L’altro elemento grave di questa riforma è che con questo taglio perderemo rappresentatività. Con i tempi dell’antipolitica che corrono magari per noi elettori può non sembrare grave, ma questo taglio è un favore alla “casta”, poiché limiterà il nostro potere di voto e scelta: saranno le grandi correnti dei partiti a decidere i candidati, e in un Parlamento ridotto ci sarà spazio solo per lacchè e ricchi. Di sicuro non per indipendenti, giovani o gli ultimi in generale. Non che adesso sia diverso, ma sicuramente peggiorerà. Questo, unito all’eliminazione del finanziamento pubblico ai partiti, indebolirà ulteriormente il funzionamento della democrazia, senza alcun miglioramento. Se non per le “caste”, appunto.
Quindi come migliorare l’efficienza del Parlamento? Con la riforma dei regolamenti parlamentari. Sarebbe bastata una legge ordinaria, del Parlamento, e questo avrebbe mantenuto la sua centralità. Questa riforma avrebbe richiesto ad alcuni partiti di rinunciare al principale strumento di ricatto e pressing: l’ostracismo, per emendamenti. Sembra tecnico? Può essere. Per intenderci, immaginiamo nel nostro piccolo quando proviamo a parlare e qualcuno ogni tre secondi ci interrompe per micro dettagli e cose inutili, facendoci perdete tempo, risorse e il senso del discorso. Ecco, l’ostracismo è esattamente questo. È il fulcro dell”inefficienza parlamentare. Non i numeri.
Gli slogan sono facili e arrivano a tutti, ma sono vuoti e nel vuoto celano la cruda verità. Politica e democrazia sono strutture complesse, richiedono grandi spazi, ma sono ciò che più si avvicina alla forza del popolo. È indubbio che soffriamo da decenni di disaffezione per tutto ciò, ma finché penseremo di meritarci una classe politica mediocre potremo solo avere mediocrità democratica: riformiamo le persone, non le istituzioni.
Non limitiamo i nostri diritti per “du’ spicci” e qualche bello slogan.