Su questo referendum di parole ne sono state spese tante (noi italiani potevamo comunque fare di più, ma si sa che senza quorum manca un po’ di pepe), per cui cercherò di essere il più didascalico possibile.
Al referendum io voterò NO, opponendomi alla proposta di taglio del numero di parlamentari da 915 a 600 (esclusi i senatori a vita). Voterò NO per svariati motivi.

In primis non credo (o non ritengo importanti) a nessuna delle argomentazioni dei “pro-SI”. Il risparmio economico sarà esiguo (oltre a pensare che la democrazia ha un costo, e non è una spesa se mai un investimento), non si snellirà per nulla il processo legislativo e, soprattutto, questo taglio non permetterà di tenere fuori dalla porta i mascalzoni che siedono in aula solo per lo stipendio e il vitalizio.

In secundis, credo che la rappresentanza parlamentare, specie dei luoghi d’Italia periferici e alcune volte emarginati, sia fondamentale. Le c.d. “aree interne”, i piccoli borghi, le comunità locali, devono avere il diritto di essere rappresentate nei due emicicli e per portare all’attenzione le peculiarità di alcuni luoghi, i loro bisogni e le loro richieste, è fondamentale che vi sia qualcuno eletto in quei luoghi.
Non sacrifico volentieri pezzi di democrazia, specie se il guadagno relativo è un caffè a testa. All’anno.