In questi giorni stiamo leggendo e ascoltando tante notizie legate alla prossima manovra e soprattutto sul reddito di cittadinanza che il governo vorrebbe introdurre.
Al momento si parla (tanto) basandosi solamente su supposizioni e su alcune mezze ipotesi fatte trapelare da esponenti del M5S (fonti quindi autorevoli). È un argomento sul quale si discuterà ancora molto ma per il momento possiamo provare a fare qualche previsione “pesata”.

Se sulla carta, ribadiamo il concetto, sembra tutto bellissimo – 750€ a testa per tutti i disoccupati – la realtà rischia di essere molto diversa da quello che si sogna. Le prime indiscrezioni, tra l’altro, lo confermano.

Innanzitutto è palese come i fondi stanziati non siano a sufficienza e i 10 miliardi non bastino per tutti (abbiamo fatto il calcolo in altri articoli a riguardo degli scorsi giorni). Viene da se che non tutti avranno la cifra piena ma subiranno delle decurtazioni. Si parla, ad esempio, di 500€ in meno per chi è proprietario della propria casa e di cifre diverse a seconda del numero dei componenti maggiorenni del nucleo famigliare. Più sono e meno si riceve a testa.

Sulla bontà di queste due scelte è difficile esprimersi senza i dettagli ma decurtare i due terzi del sussidio perché si è proprietari di casa, magari per averla ereditata (senza contare la moltitudine di contratti possibili attualmente), non la trovo una scelta corretta. Anche perché c’è il rischio che qualcuno si senta spinto a vendere casa in un momento in cui il mercato immobiliare non è in gran forma.

Entriamo poi nel grosso tema di come il reddito di cittadinanza potrà essere usato. Il governo vorrebbe caricare la somma su un supporto: tessera sanitaria (difficilmente attuabile) o bancomat (chi ne è sprovvisto dovrà farselo con conseguenti costi). Di nuovo, non abbiamo i dettagli ma questa sembrerebbe l’intenzione. Una volta caricato, il supporto lo si potrà usare per comprare prodotti ma all’interno di un gruppo ristretto. Non si può comprare un televisore 4K HDR ad esempio, ma un frigorifero probabilmente sì.

In attesa della “lista” di cose da poter comprare e dei luoghi in cui potremo comprare tali prodotti, sappiamo però che la cifra mensile andrà spesa tutta o ci verrà decurtata una percentuale nelle mensilità successive. Bisogna capire se ci sarà una soglia minima (ti possono rimanere 2-3 euro) o cosa succede se andremo “in rosso”, ovvero spenderemo di più di quello che abbiamo. Elementi non da poco perché, teoricamente, le carte potrebbero non permettere di spendere di più di quello che si ha sopra con i relativi disguidi del caso.

In entrambi i casi spendere 750€ per articoli e prodotti ogni mese potrebbe essere più complicato del previsto. Purtroppo le indicazioni che ci arrivano sono tutt’altro che chiare: i ristoranti dovrebbero essere fuori dalle opzioni di spesa, così come i B&B, sugli elettrodomestici non c’è certezza e manca completamente la non piccola questione di utenze e affitti. Se questi ultimi non verranno conteggiati, potrebbe essere un grande problema per chi sperava di potersi almeno pagare le bollette che sono una delle voci più pressanti per ogni indigente.

Passiamo alla questione, di nuovo poco chiara ma non poco importante, di come questo reddito lo si può ottenere e soprattutto mantenere. Da quello che ci è sempre stato detto, questo sussidio serve ad accompagnare una persona disoccupata nel periodo in cui cerca lavoro. Requisiti fondamentali sono l’iscrizione al centro per l’impiego (e ci arriviamo a breve), la disponibilità a lavorare gratuitamente per il proprio comune di residenza per circa 8-10 ore la settimana, partecipare a corsi di formazione e si avrà la possibilità di rifiutare solamente 2 volte un lavoro proposto.
Chiunque abbia fatto il volontario per il proprio comune – parliamo di tantissime persone – sa come sia una cosa non sempre semplice tra permessi, assicurazioni,ecc.

Inoltre non tutti i comuni dispongono di piani adeguati ad accogliere migliaia di volontari e questo potrebbe portare grossi problemi a chi queste persone le deve coordinare. Senza contare che non tutto dove c’è bisogno di personale si può mettere una pezza con un volontario. Il rischio più grosso è che, pur dando la disponibilità, non si venga chiamati perché magari c’è già tanta gente o non si è formati a dovere ma il sistema lo veda come un tentativo di fare il furbo.

L’argomento forse più sottovalutato, almeno a mio avviso, rimane la questione del rifiuto del lavoro. Servono necessariamente dei chiarimenti ma per il momento regna l’incertezza. Attualmente la Naspi prevede la medesima cosa ma fa differenza tra rifiuto di un lavoro congruo e rifiuto di lavoro non congruo. Con “congruità” si intende se il lavoro proposto è adatto alle proprie abilità e percorso di studio o formativo e anche alla distanza (mi pare entro 30km) tra abitazione e luogo di lavoro. Questo sistema ha luci ed ombre perché a volte può capitare che chi ha una formazione “classica” rimanga un po’ fuori dal mercato anche se potrebbe fare diversi lavori. Che questo rimanga anche con il reddito di cittadinanza è tutto da vedere.

Volendo fare i maligni, togliere la questione della congruità del lavoro potrebbe essere un buon sistema per eliminare un po’ di sussidi e risparmiare. Il rischio però è che ci troveremo persone totalmente non preparate o, al meglio, reinventate in lavori non così adatti: laureati in lettere che fanno (male) i pizzaioli e muratori che fanno (male) gli assistenti alla poltrona. Se passerà il concetto che bisogna accettare quel che c’è a prescindere da tutto, ne vedremo delle belle (più facilmente delle brutte). Paradossalmente si passerà da un sistema, quello attuale, dove per fare l’impiegato di back office viene richiesta una laurea in economia e due lingue ad uno dove potrà capitare letteralmente qualunque cosa. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano a riguardo i datori di lavoro.

L’ultimo capitolo è quello dei centri per l’impiego. Le stime più ottimiste dicono che servono 50mila nuove assunzioni di personale formato e con buone competenze informatiche, linguistiche e di attenzione al cliente. Poi servono ristrutturazioni molto ampie in tantissimi CPI e nuove sedi per garantire una rete migliore. Senza contare un nuovo sistema informatico nazionale integrato. Per tutto questo sono stati stanziati 2 miliardi ma già si sa che non basteranno. Soprattutto delle nuove assunzioni non si sa nulla e nessuno ha ancora detto nulla a riguardo, probabilmente perché aprirebbe il fronte dell’impiego pubblico al collasso e senza personale. Un fronte che già oggi presenta sfide difficilissime da risolvere.

Già solo toccando brevemente e superficialmente questi pochi punti si capisce come le cose siano dannatamente complicate. Soprattutto per molte persone che sognavano un aiuto dallo Stato rischia di essere un più che brusco risveglio. Attendiamo fiduciosi i dettagli del provvedimento in modo che si possano fare analisi più complete. Io spero di essere totalmente smentito (così com’è per me non regge) ma le voci che si levano dal governo Lega-5Stelle non paiono così convinte sulla strada da intraprendere.

[Immagine tratta da Hipster Democratici]