Cosa c’è di più pasquale di andare al cinema a vedere un film che parla della ricerca di un “easter egg”? Letteralmente vuol dire “uovo di Pasqua” ma, in ambito informatico, l’easter egg è un contenuto segreto o nascosto, inserito appositamente dai programmatori come “inside joke”.

Ready Player One – tratto dall’omonimo libro di Ernest Cline che è anche co-sceneggiatore – è l’ultimo film di Steven Spielberg ed è forse il film con più easter egg mai realizzato. Un susseguirsi di richiami e citazioni, visive e musicali, del mondo dei videogiochi, film, serie tv, anni ’80 (tanti), ’90 e 2000. Ambientato nel 2045, gran parte della trama si svolge nel mondo virtuale di OASIS, dove le persone per fuggire da una esistenza non proprio serena, vivono una vita parallela fatta di tutto quello che si può sognare (se ce lo si può permettere), in cui si è un avatar modificabile a piacimento e dove non esiste la morte ma solo un costosissimo game over.

OASIS è stato creato da un programmatore che lo ha riempito di citazioni culturali a lui vicine e che, morendo, lascia tutto questo in eredità a chi troverà l’easter egg d’oro al completamento di 3 difficili prove. Il protagonista cercherà di riuscire nell’impresa non solo per il premio finale ma anche per un riscatto personale.
Il film può essere considerato da tre punti di vista: quello del film in quanto opera cinematografica, quello dell’amante della cultura pop/nerd e quello dell’appassionato di videogiochi.

Se si deve dare un giudizio sul film in quanto tale, non si può che parlarne bene. Il ritmo è piacevole, distante da quello che i blockbuster ispirati alle serie tv ci hanno abituato. La regia è impeccabile, la storia tiene (a parte qualche momento un pò sbrigativo), gli effetti speciali sono notevolissimi. Un film molto “spielberghiano”, nel più positivo dei termini.

Il film è anche una dichiarazione d’amore verso la cultura pop molto tendente al mondo nerd/geek degli ultimi 30 anni. Qui le cose si fanno complicate perchè le citazioni sono centinaia. Nei primi minuti la cosa può essere un pò faticosa da seguire, si vedeno decine di personaggi presi da decine di videogiochi, fumetti, film. Tutti insieme, senza apparente motivo, in un caos quasi totale. Passato questo primo momento di spaesamento, le scelte sono due: si impazzisce nel tentativo di riconoscerle tutte o si segue il film facendosene una ragione.

A seconda della scelta, l’opinione sul film può cambiare molto. Non nego che alcune citazioni siano molto criptiche, altre molto “facilone”, una bellissima (SPOILER: la parte ambientata nell’Overlook Hotel di Shining è quella che più mi è piaciuta dell’intero film). Il film, esattamente come il libro da cui è tratto, ammicca moltissimo verso lo spettatore capace di decifrare tutto quello che viene mostrato su schermo. Allo stesso tempo è innegabile che la natura da blockbuster del film abbia fatto sì che comunque siano sempre citazioni molto superficiali e mainstream. Mancano, forse, quelle più di nicchia ma non è detto che una seconda (o terza) visione non nascondano sorprese.

C’è poi l’ultimo punto di vista, quello che è più personale per me: l’amante dei videogiochi. Il mondo dei videogames, sia quelli “classici” che quelli moderni, con le sue bellezze e le sue storture sono rappresentati nel film: gli hater, i fanboy, gli fps, i gdr, gli mmo, il loot, i mod, la pubblicità ingame, i cash shop, ecc. Però il film, specialmente sul finale, scivola leggermente su una retorica un pò stereotipata che vede i gamers incapaci di godersi la vita al di fuori del gioco. Io avrei preferito una maggiore profondità anche su questo aspetto.

Ready Player One è probabilmente l’apice di quella riscoperta di certi mondi e culture, ormai diventate vere e proprie mode, che vede nei videogiochi e negli anni 80 il loro fulcro. Come ogni moda, passerà anche questa e forse questo è il momento giusto. Perchè la fuori è pieno di mondi da esplorare, avventure da vivere e persone da conoscere. Perchè come il film stesso in qualche modo ci insegna, la curiosità può spingerci dove non ci saremmo mai aspettati. Perchè Breakfast Club è un bel film ma forse è ora di andare avanti.