Cleared for release by Joint Staff Public AffairsInfine ci siamo: il 20 maggio il Late Show, storico programma della CBS, chiuderà i battenti e David Letterman andrà in pensione dopo 35 anni di onorata carriera.

Personalmente devo ammettere di aver seguito Letterman in maniera molto discontinua, autoconvincendomi che in qualche modo mi avrebbe insegnato l’inglese, ma nonostante ciò credetemi quando dico che ne sentirò la mancanza.

Si, perché insieme a Letterman se ne andrà in pensione un modo unico e inimitabile di fare televisione. Nel corso di questi trent’anni il vecchio Dave è riuscito a conquistare l’autorità di comportarsi in maniera strafottente e politicamente scorretta con qualsiasi celebrità smontando l’universo idilliaco dello star system americano e mostrandoci i vip per quello che sono realmente: semplici esseri umani. Per molti attori, cantanti, sportivi e politici, infatti, sedersi su quella poltrona ha significato affrontare uno dei più tremendi esami della propria carriera perché guardare negli occhi David Letterman voleva dire essere pronti a prendersi in giro, mostrando al grande pubblico le proprie debolezze.

La differenza tra Letterman e gli altri conduttori è che Letterman sa come provocare, sa come fare il cascamorto, sa come metter in imbarazzo, sa quando fare il protagonista e quando mettersi da parte. Qualità che pochi altri hanno. L’unica che pare possa seguire le sue orme è Ellen DeGeneres, che, detto tra di noi, mi sta tremendamente sulle palle.

Purtroppo Youtube non mi ha concesso di guardare tutti i momenti storici e interessanti di questo show, ma per fortuna
bastano pochissime puntate per capire il personaggio Letterman. Negli annali rimarrà sicuramente quella volta in cui accolse Paris Hilton chiedendole se si era trovata bene in galera, ma anche quando mise in imbarazzo Justin Bieber con inaspettate domande di maxresdefaultpolitica; non risparmiò nulla nemmeno a Obama e Madonna, quando, tra apprezzamenti sulla First Lady e telefonate alla pizzeria take away punzecchiò il presidente sulla riforma sanitaria e dipinse la regina del pop come una comunissima madre di mezza età. Non sono mancate certo le difficoltà, come quando fu colto alla sprovvista da Benigni e Joaquin Phoenix, e nemmeno i momenti di umiltà, come quella volta in cui, intervistando Zanardi, si mise da parte, senza però cadere nella facile figura del leccaculo stile Fazio. Ci sono anche stati episodi delicati, come quando, travolto da scandali sessuali, dovette ammettere le sue colpe in diretta televisiva. Lo fece a modo suo, a suon di battute e ironia, ma lo fece. L’uomo che per anni aveva messo in imbarazzo le star davanti alle telecamere, quando giunse il suo momento non si tirò indietro (e non sentì minimamente il bisogno di tirare in ballo presunte nipoti di presidenti egiziani).

Ma purtroppo, in questi trent’anni, lo show di Letterman non ci ha regalato solo rose e fiori, ma anche un’infinità di pseudo-imitatori che, tentando di emulare i suoi modi di fare, hanno ottenuto risultati a dir poco imbarazzanti. Penso soprattutto al panorama italiano, ai raccapriccianti monologhi di Ezio Greggio a Striscia la notizia, al Satyricon di Luttazzi, al Fiorello Show di qualche anno fa e soprattutto a Fabio Fazio e al suo essere politicamente corretto e ruffiano con tutti. Ebbene, l’unica utilità di queste terrificanti imitazioni è stata quella di mostrarci che fare gli stupidi senza cadere nel ridicolo e prendere per il culo rimanendo umili sono cose che solo pochi, grandi uomini sanno fare.

Il fatto che David Letterman vada in pensione è una cosa triste, ma l’idea che noi Fabio Fazio dovremo tenercelo ancora un bel po’ è una tragedia.

In ogni caso, tra rumors e supposizioni varie, il popolo americano si sta chiedendo chi possa essere il nuovo volto della tv statunitense, perché pare che nessuno sia in grado di raccogliere il testimone. E forse è giusto così. Forse è giusto consegnare la storia alla leggenda e voltare drasticamente pagina. Come ci ha insegnato Letterman, nel suo annuncio di ritiro, non si può essere giovani per sempre, arriva un momento in cui è necessario farsi da parte. La “difficoltà” risiede solo nell’essere in grado di rendere anche quel momento unico e divertente, ma se passi una vita a prenderti in giro nuotando nell’autoironia, anche le decisioni più sofferte possono diventare le più piacevoli.