students-395568_640Non sono ancora chiare le dinamiche dei fatti che si sono svolti in un istituto professionale cattolico di Monza qualche giorno fa, quando un ragazzino di sedici anni è stato allontanato dalla classe da un docente perché gay.

Secondo i genitori della vittima il ragazzo è stato allontanato dalla classe e sospeso dalle lezioni per due giorni a causa di una sua foto diffusa tra i compagni, dove risulta essere con un altro ragazzo in atteggiamenti intimi. Sempre secondo i genitori, inoltre, questo non è l’unico caso di discriminazione rivolto al ragazzo: durante lo scorso anno scolastico, infatti, se ne sono ripetuti parecchi e sostengono di aver più volte scritto al preside senza ricevere risposte.

La versione del preside dell’istituto, però, diverge da quanto sostenuto dalla vittima e dai suoi genitori. Pare, infatti, che il ragazzo sia stato allontanato dalla classe dall’insegnante perché, a causa della suddetta foto, sarebbe sicuramente stato vittima delle angherie dei compagni per l’intera mattinata. Insomma, secondo questa campana l’allontanamento non sarebbe stato affatto discriminatorio, anzi, sarebbe stato fatto a fin di bene per il ragazzo. Inoltre la scuola era già al corrente della difficile situazione del ragazzo, tant’è che più volte sono stati avvisati i genitori e gli assistenti sociali, che però, a detta del preside, non si sono mai fatti vivi. Anche il giorno dell’allontanamento hanno cercato di avvisare la madre del giovane, che però pare non abbia risposto alle chiamate.2644-man-depression-hoodie

Una questione spinosa insomma, perché a questo punto risulta difficile capire se la vittima sia stata effettivamente una vittima o se da parte della scuola ci sia stato effettivamente un tentativo di tutelare il ragazzo, anche se nella maniera sbagliata. Su questa vicenda è subito intervenuta anche l’Arcigay, denunciando inoltre recenti fatti di discriminazioni e violenze contro giovani omosessuali.

Tenendo conto dell’impostazione cattolica dell’istituto non riesce difficile credere che il ragazzino possa essere stato effettivamente discriminato, oltre che dai compagni, anche dal docente, ma in situazioni del genere non è mai un bene fare di tutta l’erba un fascio, perché potrebbe essere vera anche la versione del preside. Certo è che il metodo scelto per difendere il giovane non è stato affatto il migliore e questo evidenzia quanto poco si faccia ancora nelle scuole, soprattutto negli istituti di formazione superiore, per combattere l’omofobia.

I pochi metodi usati per sensibilizzare i giovani studenti su questo importantissimo tema, infatti, sono a mio parere molto discutibili, perché l’effetto che producono, alla fine, è sempre un “allontanamento” dal tema, com’è successo proprio al ragazzino in questione, che è stato – forse – allontanato per essere tutelato. Ma nascondere un problema, si sa, non equivale mai a risolverlo, così come “nascondere” l’omosessualità o l’omofobia nelle scuole non equivale a far sparire tali tematiche, trattate sempre in maniera evasiva, quasi si avesse paura anche solo a nominarle, caso mai dovessero esserci rivolte da parte di genitori ipercattolici.school-class-401519_640

E dunque per un professore, pur non avendo magari pregiudizi verso gli omosessuali, risulta più facile dire giusto due o tre paroline o allontanare uno studente, anziché difenderlo apertamente di fronte alla classe, cercando di far capire ai compagni che se un ragazzo è innamorato di un altro ragazzo non scoppierà di certo la Terza Guerra Mondiale, cercando di far capire che non spariranno le famiglie eterosessuali, che si tratta di un rapporto normale e naturale – a differenza di quanto sostengono i vari movimenti cattolici e le varie sentinelle in piedi – e che una foto che ritrae due ragazzi in intimità non è un dramma, in quanto i social network pullulano di foto di coppie eterosessuali in momenti di intimità.

Forse ci si dovrebbe scandalizzare più per questo tipo di foto in sé – che ostentano con sfacciataggine il fatto di “far qualcosa” senza pudore e che cancellano il significato effettivo della parola “intimità” – che per il fatto che i due soggetti fossero due ragazzi, anziché una ragazza ed un ragazzo.