26598176090_408eb681ac_bA urne chiuse, la notizia: la politica è rosa. Rosina? Azzurro sbiadito? Violaceo? Insomma, ecco più donne in politica: a Torino, città a me più vicina, e a Roma, LA città per eccellenza, tanto per citarne due. Due donne schierate dal Movimento Cinque Stelle hanno ottenuto il ruolo di sindaco. O di sindache, che dir si voglia. Già, perché esiste il sindaco come esiste la sindaca, l’avvocato come l’avvocata, il dentista come la dentisto… no, questo no, ma va beh, ci siamo capiti. Insomma: le donne in prima linea nella guida di grandi e piccole città, le donne in guerra contro la grammatica italiana per la loro amatissima ‘a’ riconoscitiva al termine del nome della propria professione, sia mai che si confondano, le donne sindache che segnano quello che da molti è stato definito “un momento storico”. Le donne e i diritti, quelli veri, quelli forti.

Come i parcheggi rosa davanti al supermercato, che sono grossi il doppio di uno normale perché si sa che tra noi e le manovre dell’auto non scorre buon sangue. Come le quote rosa nei consigli di amministrazione e nelle aziende quotate, che impongono la nostra presenza ad un terzo, perché abbiamo bisogno di obbligare un’azienda ad assumere le donne, per avere anche noi un posto di lavoro, sebbene spesso venga pagato meno. Ora non facciamo le pignole, però. Sono diritti, e che diritti! Fondamentali, tipo quello alla vita o, al contrario, quello di cessare un processo che genererebbe una vita. Ah no, pardon, errore mio, quello no. E no, perché siamo nel 2016, abbiamo il mondo colorato con quel terribile rosa confetto, esigiamo di non essere l’oggetto nelle mani dell’uomo bruto e maschilista, e poi? hqdefault

Poi niente, la storia finisce qui. Gli slogan delle lotte femministe (movimento del quale molte di noi si sentono parte di diritto, in quanto portatrici di tette) li abbiamo completamente dimenticati. Uno, io che sono piccola e certe battaglie le ho solo lette sui libri di scuola, me lo ricordo: l’utero è mio e me lo gestisco io. Che bello! Che bella cosa poter decidere del proprio corpo. Che bello arrivare finalmente al 2016 e poter decidere se e come diventare madre, rispettare me stessa e l’eventuale piccolo seme di futuro che potrei ospitare in me, al punto di decidere se è proprio quello il momento in cui voglio che venga al mondo, per garantirgli tutta la dignità e la felicità che merita. Che bello!

E che bello che a Trapani, proprio qualche giorno fa, l’ultimo ginecologo non obiettore di coscienza sia andato in pensione, così ora per poter interrompere una gravidanza, in condizioni e secondo modalità previste dalla legge, chissà dove potranno andare, le donne di Trapani. Chissà quante avranno i soldi per fare questo processo in una clinica privata, o in un ospedale di un’altra città. Chissà quante ricorreranno all’aborto clandestino. Che bello. Che bello sapere che esistono ancora gli obiettori di coscienza, che anziché fare i panettieri o i rivenditori di HerbaLife nella loro vita (con tutto il dovuto rispetto per entrambe le professioni), decidono di interferire con una scelta così delicata, difficile e nella maggior parte delle volte sofferta, dicendo che no, non si può, perché loro credono che quella che TU porti nel TUO grembo e che TU domani dovrai educare, crescere e sfamare, deve vivere ora. E se abbandoni poi quella creatura una volta nata sei pure stronza. Che bello. chiara-appendino-virginia-raggi.630x360

Che gioia sapere che un medico, che del perché tu sia rimasta incinta non sa niente, che non conosce la tua storia né la tua situazione, stabilisca che tu non possa interrompere un processo di sviluppo prima ancora che si possa chiamare vita, perché lui ha deciso così. Siamo nel 2016, e la donna non è libera di scegliere se portare avanti la sua gravidanza, perché esistono ancora gli obiettori di coscienza, ma ne siamo assolutamente felici, perché per rispetto del genere femminile, adesso possiamo dire di avere anche le obiettrici. Un vero momento storico, che bello.