Non credo che la visita della Ferragni agli Uffizi sia un problema, così come non credo che sia stato fuori luogo il commento del direttore Eike Schmidt in cui l’influencer veniva paragonata alla Venere di Botticelli. Sono commenti e uscite da social, che lasciano il tempo che trovano e che vengono pubblicati solo per creare dibattito e polemica. Il problema, invece, sussiste nel momento in cui si ritiene che Botticelli abbia bisogno della Ferragni per farsi pubblicità.

Voglio subito chiarire una cosa: la Ferragni non ha alcuna colpa. Anzi, lavorativamente e imprenditorialmente parlando è una persona che merita rispetto, nonostante alcune sue scelte possano non essere condivisibili. Ma, detto ciò, è davvero la persona giusta per promuovere l’arte? Rispondo io: no, non lo è.

Non perché sia una persona stupida o poco acculturata, ma per il semplice fatto che non è un argomento di sua competenza. Così come le scarpe di Gucci non sono il cavallo di battaglia di Piero Angela.

Certo, il servizio/shooting/visita o quello che è stato della Ferragni agli Uffizi, aiuterà i suoi milioni di miliardi di follower a conoscere l’arte e magari ad acquistare il biglietto per entrare nella galleria, non tanto per guardare i quadri, ma più che altro per “farsi una foto come quella della Ferragni”.

Ma siamo sicuri che questa sia la strada giusta? Siamo sicuri che la pittura rinascimentale e le borsette di Louis Vuitton debbano avere lo stesso canale di comunicazione? Siamo sicuri che, dopo aver visto quelle immagini, i follower della Ferragni (costituiti per la maggior parte da ragazzine infognate di moda, aspiranti fashion blogger, malati di f**a e madri il cui quotidiano obiettivo giornaliero è quello di spiattellare su Instagram la vita dei propri figli) decidano di approfondire la storia del rinascimento?

Se la risposta a queste domande è affermativa e se crediamo davvero che il buon vecchio Sandro abbia bisogno della giovane Chiara per farsi conoscere, allora abbiamo un serio e grave problema.

Un problema culturale, sociale ed educativo sul quale dovremmo profondamente metterci a riflettere