Nella notte di sabato 9 Giugno l’Acquarius ha tratto in salvo 629 migranti al largo delle coste libiche, l’operazione di ricerca e salvataggio è stata condotta dal centro di soccorso marittimo di Roma, questo dettaglio per Malta basta a bloccarne lo sbarco sul proprio suolo rifiutando ogni forma di accoglienza al di fuori del soccorso primario. L’imbarcazione in questione, al momento, è ferma a circa 23 miglia dalle coste italiane e a circa 19 da quelli maltesi in attesa di trovare un approdo sicuro. Valencia, tramite le parole di Sanchez, si è offerta di accoglierli, ma la distanza e le scorte di vivere rappresentano un problema per l’equipaggio dell’Acquarius stessa, nonostante la scorta della marina italiana. Questa, però, non è l’unica imbarcazione che sta solcando i mari a scopo umanitario, al largo delle coste libiche, infatti, vi è la Diciotti, con 937 persone a bordo e in attesa di ricevere le coordinate del suo prossimo approdo.

Queste fattispecie hanno rappresentato per il ministro Salvini, la giusta occasione per avviare una grave campagna comunicativa a danno di queste operazioni umanitarie e a danno delle scelte dei paesi terzi il cui parossismo è costituito dall’hashtag: “#Chiudiamoiporti“.

La vicenda, al di là dei risvolti giuridici e politici che sarebbero interessanti da chiarire, è di notevole valore soprattutto perché, nell’era della “società liquida”, riesce a sovrapporre numerosi layer, in particolare quelli della comunicazione – nelle sue varie forme – e quelli della politica amministrativa, quindi della gestione pragmatica e reale dell’attività di governo. Questa fusione, però, costituisce anche l’unione tra virtuale e realtà.

Questo allineamento tra comunicazione e amministrazione, infatti, è il risultato di due forze politiche che non hanno mai smesso di fare opposizione e non sono mai uscite, dal momento di assunzione dell’incarico di governo, dal clima di campagna elettorale perenne in cui si sono inseriti circa cinque anni fa, un clima che ha portato alla totale manipolazione e strumentalizzazione dei temi primum, e dei contenuti bis. Il ministro Salvini, in questo contesto, ovviamente, rappresenta la cuspide del surrealismo attuale: ancora non si sono scissi – e difficilmente accadrà – il Salvini leader unico della Lega e il Salvini ministro dell’Interno. Lo stile e gli strumenti scelti per la comunicazione, infatti, sono i medesimi in entrambi i casi: Twitter quando si intende lanciare un hashtag, con annessa fotografia del leader-ministro in posizione forte e sicura – e la scelta del linguaggio del corpo non è casuale – Facebook, quando si intende fare un’intervista che, non è più costituita da un giornalista esterno, uno studio e un cameramen, ma da un monologo in diretta social con una delle miglior fotocamere anteriori in circolazione. Salvini, in questo, come anche Di Maio o Di Battista, stanno dimostrando di non aver ancora pienamente assunto il ruolo esecutivo ricevuto, ma sono ancora totalmente impegnati a battere sul ferro della comunicazione, riducendo tutto alla dimensione elettorale e scorporando, da ogni contesto, la dimensione politica; insomma, da una visione di medio lungo periodo – da un lustro a due decadi – si è passati al breve periodo, quello scandito dalle tornate elettorale.

Questa è una delle più gravi perdite di contatto con la realtà, poiché fondendola completamente con l’ambiente social, dove vocaboli, affermazioni e immagini hanno un valore limitato nel tempo, nello spazio e nel significato, anche le scelte di governo si riducono alla dimostrazione di un qualcosa senza curarsi delle conseguenze. L’hashtag invocato dal leader maximo padano di per sé non ha nessun valore politico, e giuridicamente, salvo particolari e specifici casi previsti dalle norme, è estremamente limitato, ma, elettoralmente, ha una forza comunicativa devastante rispetto alla visione della popolazione, paradossalmente, però, ha anche un valore grave nei confronti degli stati sovrani terzi e dell’Unione Europea che, rispetto agli accordi presi tra il 2015 e il 2017 chiede garanzie come ne chiede il pieno adempimento.

Lo stallo creatosi con Malta, sinora taciuto da semplici boutade social, ma nella realtà sostanzialmente inesistente poiché Malta ha sempre cercato e cerca nei suoi limiti di estensione superficiale e ricettiva di gestire i flussi chiedendo l’aiuto italiano nel pattugliamento e nell’accoglienza, è sopratutto frutto delle ultime dichiarazione del ministro ancora leader politico che, è riuscito, nell’impresa di risvegliare un falso mito in un gigante diplomatico dai piedi di piombo sulle piattaforme social e dei mass media principali.

La conseguenza di tale fusione tra social e realtà è dunque uno stallo diplomatico con Malta, un rafforzamento delle posizioni franco-tedesche, un miglioramento dell’immagine spagnola e una tendenza all’isolamento italiano rispetto agli stati centrali europei. Quanto sta iniziando ad accadere qui, nel cuore dell’Europa di Ventotene, è quanto accadde a partire dalla fine del 2016 negli USA con l’insediamento di Donald J. Trump, il quale rifiutò l’utilizzo dell’account Twitter ufficiale presidenziale in favore del suo account personale, stabilendo così personalmente le regole di ingaggio comunicativo e dialettico nonché le forme di narrazione e i contenuti massimali oggetto di diffusione. Questa strategia ha portato Twitter e alcuni utenti ha interrogarsi sulla validità giuridica e politica di una scelta simili, e solo recentemente Twitter ha deciso di monitorare l’attività del presidente, ma sempre imprenditore e in campagna elettorale, Trump cercando di limitare i blocchi e i ban verso gli altri utenti.

Negli anni Novanta, subito dopo Tangentopoli, qualcosa di simile accade con l’istituzionalizzazione delle reti Mediaset e la massiccia presenza eterea di Silvio Berlusconi, a quel clima comunicativo infame fu dato il nome di “conflitto di interessi”. Nonostante il passare degli anni e le innovazioni nella comunicazione a livello di media, connessioni, velocità, narrazione e contenuti, il nodo cruciale tra la dimensione politica, elettorale, individuale e ideologica continua a rimanere irrisolta, e dubito che una legge che regolamenti il conflitto tra tali “stakeholder” si direbbe oggi possa risolvere. Probabilmente anche questo rappresenta lo Zeitgeist moderno, tra liquidità e fluidità di ogni layer vicino alla cultura umana.