Ieri è morto il giornalista Aldo Biscardi. Sti cazzi, direte voi.

Severi ma giusti. Io per primo non sono rimasto particolarmente colpito dalla notizia, non l’avevo mai seguito davvero, forse solo nei mitici siparietti di “Mai dire Gol”. Un personaggio risibile, un Luca Giurato dello sport. Le sue trasmissioni sono diventate di culto per le risse, gli ospiti che si insultavano, il suo modo di parlare e la pessima pronuncia sia italiana che inglese (“Denchiù”). Ieri nei vari tg, la notizia della sua morte era ovviamente una delle principali.

Come sempre accade nei “coccodrilli” si ripercorre la sua vita, il suo lavoro – mi fa ridere pensare quando saremo morti noi e non potranno parlare del nostro lavoro – e sono rimasto stupito di quanto Biscardi avesse fatto. Non solo ha creato un genere, il talk-show calcistico ignorantello, diventato estremamente popolare, non solo ha dato spazio a giornalisti e personaggi divenuti famosi ma ha anche fatto cose molto serie e che oggi diamo per scontate. Spesso era il primo ad arrivare alla notizia, ad avere gli scoop, a far parlare dirigenti e procuratori sportivi. Univa le persone comuni e i politici altolocati con estrema naturalezza. Spesso facendo sbracare entrambi.

La cosa che mi ha dato più da pensare, però è un’altra. Biscardi si è battuto per anni per la moviola in campo. Non c’era puntata o intervista in cui non esprimesse la sua convinzione della bontà e della necessità di tale tecnologia. E’ morto ieri, dopo che da alcuni mesi nei campi della serie A si usa la Var (Video Assistant Referee), una specie di moviola in campo. Tecnologia che lascia ancora qualche dubbio, sicuramente da migliorare e che andrà sviluppata nel tempo. Quanti, però, possono dire di aver visto il risultato delle loro battaglie durate anni e che parevano perse da tutti i punti di vista? Ecco, Biscardi c’è riuscito.

Lui uomo perculato a ripetizione, un “perdente” del giornalismo, ha vinto su tutti.
Nel discorso inserisco anche la direttrice di filiale di una banca, Katia Ghirardi. Se il nome non vi dice nulla, il suo video “Io ci sto”, divenuto virale, sì. E’ stata la notizia della settimana scorsa – ciaone al giornalismo come sempre – perchè un video aziendale, goffo e bruttino, è uscito nel mare del web diventando cliccatissimo. In tempi record il video è stato parodiato e lei è stata ricoperta di insulti e sberleffi. Al netto degli episodi spiacevoli e squallidi, il video ha creato un effetto simpatia verso la banca e verso la sua direttrice che, proprio come dice nel video, ci ha messo faccia e cuore.

Questa settimana nella filiale sono certo che vedranno i frutti della viralità del video e avranno incrementi in un pò tutti i settori. Katia, da perdente sfigatella, avrà fatto dei numeri che altri direttori se li sognano. Alla fine avrà vinto lei e i perdenti saranno quelli che l’hanno insultata e che nella vita continuano ad inseguire. Avercene di faccia e cuore.