In Svizzera, più precisamente nel Canton Ticino, un partito di estrema destra, l’UDC (Unione Democratica di Centro) ha raccolto oltre centomila firme per indire un referendum contro l’immigrazione a detta loro “selvaggia” e “incontrollata”.
Per questa formazione politica, il problema sono gli stranieri che vanno nel loro paese e “rubano” il lavoro agli svizzeri proponendosi a cifre immensamente inferiori rispetto agli autoctoni. Si parla di stipendi di 3-4 volte più bassi e questo causerebbe gravi disagi alla popolazione. Inoltre il loro comportamento rumoroso, spesso sopra le righe da fastidio alle genti, a quanto pare più tranquille, di quei bellissimi posti. Insomma: rubano, sporcano e fanno casino.
C’è un dettaglio che ancora non ho detto: gli stranieri in questione vengono dall’Italia, siamo noi. Eh sì, i ticinesi sono arrabbiati con gli italiani allo stesso modo in cui gli italiani sono arrabbiati con gli africani.
I parallelismi non finiscono qua: la popolazione italiana frontaliera – quella cioè che è maggiormente responsabile del problema, risiedendo in Italia ma facendosi pagare i lauti stipendi svizzeri (seppur dimezzati) – è sì ampia ma non così come l’UDC vuol far credere. Allo stesso modo la disoccupazione in Svizzera è ampiamente sotto il 3%, quindi non c’è nessuna emergenza occupazionale. In ultimo bisogna ricordarsi che stiamo parlando, nella stragrande maggioranza dei casi, di lavori manuali o che comunque gli svizzeri non vogliono più fare: benzinai, spazzini, manutentori, idraulici, muratori, ecc.
Insomma, l’UDC sta utilizzando le stesse tematiche e la stessa retorica dei partiti di destra italiana, da Casapound alla Lega (con il quale sono amici e alleati) per motivi prettamente politici, per avere una maggiore visibilità. L’immigrazione è un argomento caldo, di moda, e lo si sfrutta tutto dove si può.
La cosa interessante è però andare a leggere o ascoltare le reazioni dei politici minori o militanti di quei partiti italiani che fanno e dicono le stesse cose. Se quando gli “invasori” sono altri (possibilmente poveri e neri) fanno la voce grosse, nel momento in cui tutto è ribaltato diventano dei gattini tremolanti.
Ho visto e letto interviste a riguardo in cui il personaggio di turno riusciva nell’arco di due domande consecutive a fare una capriola di 360°, accusando gli immigrati africani prima e difendendo gli immigrati italiani dopo. Bonus: utilizzando gli stessi discorsi della sinistra più accogliente.
Qualche giorno fa su La7 è andato in onda un breve scambio di battute sull’argomento tra un politico ticinese, Alain Buhler, Alessandra Mussolini (che non ha bisogno di presentazioni) e un giornalista molto vicino alla Lega. Dopo i convenevoli e le “strette di mano” – che bella la Svizzera che ascolta il suo popolo indigeno – sono partiti i fuochi d’artificio:
– Gli Italiani vanno a lavorare a testa bassa, non a delinquere!
– No, rubano il lavoro agli svizzeri…
– Allora gli Svizzeri fuori dal loro paese non rispettano le regole, vanno forte in macchina!
– Ma che c’entra! Sapete solo generalizzare!Se uno svizzero si comporta male è colpa di quel singolo svizzero…
– No, siete voi a generalizzare con noi, vergogna!
– Agli italiani non date nemmeno la casa!
– Noi svizzeri vogliamo solo decidere chi può entrare e chi no…
E via dicendo.
Interessante è anche ascoltare quello che dice la popolazione svizzera. Un po’ come quella italiana, su questo argomento è abbastanza divisa tra chi non vede il problema e chi ha paura che possa diventare un problema. Molti dei contrari alla libera circolazione degli italiani (ma non solo) parlano per sentito dire, affidandosi alla loro percezione alterata della situazione. Chi invece è più giovane e con un lavoro stabile, non vede tutti questi problemi poiché, come già detto, si parla di lavori considerati “umili”.
La politica “alta” tace. Sulla questione non si è ancora mosso nessuno, né Lega – che difficilmente lo farà vista l’alleanza e la dialettica da loro usata – né M5S che sull’immigrazione non ha ancora ben chiare le idee.
Quello che viene fuori da questa situazione è che alla fine tutto il Mondo è paese e che la questione dell’immigrazione viene sempre affrontata con molta superficialità. Non si fanno mai i conti con il mercato globale, con le motivazioni che spingono i flussi migratori (piccoli i grandi che siano) e soprattutto si cerca una soluzione quando le cose si fanno irrisolvibili.
Alla fine siamo tutti gli immigrati di qualcun’altro.