deadSiamo abituati alla velocità, alle app, ai treni super rapidi e ai microonde con cibi precotti. In questo turbinio di azioni, persone e fatti, nessuno ha più tempo, o forse voglia, di fermarsi un secondo su un sacco di cose che diamo per scontate e che a segnalarle ci sentiamo pure stupidi. Io oggi corro il rischio e provo a farvene notare una che può sembrare assolutamente banale, al limite del pomposo: siamo vivi.

Il motivo di questo, chiamiamolo così, articolo nasce da un lutto imminente nella mia famiglia. Una prozia è relegata in una camera d’ospedale affetta da svariati sintomi, tutti riconducibili al fatto che sia anziana. Perché si, a volte ce ne dimentichiamo, ma di vecchiaia si può morire, e non ci sono lifting o religioni che possano evitarla.

Ho deciso di raccontarvi un fatto accaduto proprio ieri e visto da mia mamma con i suoi occhi.

Tra le stanze dell’ospedale è passato un prete intento a consegnare il sacramento dell’Estrema Unzione a quei pazienti che, ahiloro, stanno per ballare l’ultimo disco. Inevitabilmente il prelato si è fermato anche dal letto di questa mia zia, la quale ha suggellato la formula con un segno della croce. Ed è lì che mi si è gelato il sangue. Essere coscienti ed assistere alla propria estrema unzione, mi è sembrato come coricarsi da solo nella propria bara o spargere di propria mano l’incenso alla celebrazione funebre.silhouette-717542_640

Successivamente, con calma, ho provato a rielaborare il tutto e ho trovato quell’atto di una sontuosità, signorilità e fierezza incredibili.

Pensateci un secondo. Siamo buttati fin da piccoli su quel palco che è la nostra vita, e per quasi un secolo (nel suo caso) ci incasiniamo come pazzi affinchè ogni scena sia, non dico spettacolare, ma quanto meno decente. Ci scegliamo gli attori migliori che possiamo trovare, cerchiamo di guadagnare l’indispensabile per tirar su uno straccio di scenografia e passiamo notti insonni nella speranza di dare una quadra alla sceneggiatura.

Se copi Shakespeare, con il budget che hai, ti fai una figuraccia, ma allo stesso tempo se riduci tutto ad una gara di rutti tanto vale non far proprio lo spettacolo. E proprio come a teatro, la sceneggiatura della nostra vita la scriviamo con quello che abbiamo; non tentiamo di inscenare “La morte del cigno” ma evitiamo con tutte le forze di diventare Colorado.dj-743802_960_720

E quindi quel gesto? Beh, quel gesto non è nient’altro che l’inchino. Signori, lo spettacolo è finito. Io quello che dovevo e potevo fare, l’ho fatto. Ora mi congedo, vi saluto e chiudo il sipario.

Ora voi fate ciò che volete. Se vi fermerete ancora un po’ in sala sentirò i vostri applausi. In caso contrario ci riincontreremo quando anche il vostro Dj metterà l’ultimo pezzo. Perché si sa, anche il Dj più carico prima o poi vede salire il sole all’orizzonte e mette quell’ultimo disco.

La domanda è: è stata una serata da ricordare?