children-684584_640Se c’è una cosa per cui ringrazierò sempre i miei genitori, sono le litigate a tavola quando non volevo mangiare alcuni piatti perché non mi piacevano. “Non lo sai se non ti piace. Prima assaggia, poi giudica” era la frase tipo, ripetuta almeno una volta ogni pasto.

E oggi, che di pasti ne ho visti passare parecchi, posso dire che metà della mia educazione proviene da quella frase. Non esiste il giudizio se prima non ho prima visto, ascoltato, toccato, assaggiato, pacioccato con le mie mani a sufficienza. Mi hanno cresciuta curiosa e un po’ ficcanaso, e mi sento fortunata per tutte le piccole scoperte che ciò mi ha permesso di fare (nonostante i carciofi, cara mamma, proprio non riesco a mandar giù!).

E quando la fame si è fatta più grande, quando ciò che c’era in tavola non mi saziava più, ho iniziato con i libri. Da sempre, mi piace leggere, pensarmi tra quei fogli colorati, tra i numeri e le parole di chi, prima di me, ha sperimentato e ora mi offre il suo personale giudizio, che normalmente mi piace assaggiare per poi digerire a mio modo.

Sui libri non bado a spese. Leggo tutto, o quasi, con interesse, al di là del genere o dell’età a cui si rivolgono. Ecco, l’età. Proprio ieri, presa da una fame improvvisa, sono entrata in libreria ad acquistare un libro per bambini. Per bambini piccoli, quando sono in quell’età che iniziano ad assaggiare le prime parole nuove, i primi insegnamenti per cominciare a destreggiarsi tra le portate della vita. Quattro, cinque, sei anni forse. Ho comprato “Pezzettino”, di Leo Lionni, edito da Babalibri.coppia

Non è stato un acquisto casuale, per niente. Pezzettino, infatti, rientra nella famosa lista di 49 libri messi all’indice nel mese di giugno dal sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, perché ritenuti “gender”, vale a dire sessualmente ambigui, tanto da poter creare traumi nelle piccole testoline dei bimbi delle scuole materne della città lagunare. Il primo cittadino si difende dalle accuse mosse a seguito della sua forte decisione, sostenendo che in merito all’educazione dei figli devono avere gran voce in capitolo i genitori di questi, pertanto è necessario che siano loro, aggiunge, a decidere se e come affrontare temi quali l’adozione, l’omosessualità, le famiglie omogenitoriali o omosessuali adottive.

Fermi tutti, un attimo. Facciamo un passo indietro. Cosa sono questi libri terroristici di cui si parla?

Curiosa, sono tornata ai miei quattro anni, quando portavo i codini e assomigliavo a una zingarella felice tra i giochi dell’asilo, e ho acquistato uno dei libri in questione. Pezzettino è una storiella semplice, che si legge in pochi minuti, ricca di disegni altrettanto semplici. Una cosa per bambini, insomma. È la storia di un pezzetto, appunto, un quadratino colorato e piccolino, che si sente smarrito perché non si riconosce in niente, si sente un pezzo di qualcuno, ma non sa di chi. Inizia così a guardarsi intorno, a chiedere in giro, per scoprire chi davvero è: prima a Quello-Che-Corre, poi a Quello-Forte e a Quello-Che-Nuota, poi a Quello-Che-Vive-Sulle-Montagne, infine a Quello-Che-Vola e a Quello-Saggio, ma tutti gli rispondono che lui non fa parte di loro, che non potrebbero essere chi realmente sono se mancasse loro il famoso pezzettino.sentinelle

La curiosità (sempre sia lodata!) lo spinge a compiere un difficile viaggio fino all’isola Chi-Sono. Qui, inciampando e cadendo, si rompe in tanti piccoli pezzettini. Capisce, insomma, di non essere una parte, ma un tutto, un quadratino colorato fatto di tanti piccoli pezzi. Questa scoperta lo emoziona a tal punto da farlo tornare a casa entusiasta della sua scoperta: «Io sono me stesso».

Questa sarebbe una storia “pericolosa”, che insegna ai bambini ad accettarsi, ad amarsi, a non omologarsi. Questa è una storia ambigua, a quanto pare, tanto da dover essere discussa e valutata da una commissione di esperti. Questo è ciò che un genitore oggi dovrebbe valutare se fare, o non fare, leggere alla scuola di suo figlio. Perché di temi come questi è meglio parlarne solamente all’interno delle nostre piccole quattro mura domestiche, e non fuori, ammesso che se ne senta il bisogno. 11997048715_6dbae9451b_z

Discorsi come questo potrebbero inculcare idee strane e poco chiare nella testa dei bambini, che si ritroverebbero a giocare spensieratamente con il compagno asiatico, o troverebbero normale che Mario possa avere due mamme, o due papà, o un solo genitore, e che Marina invece ha i genitori con la pelle di un colore diverso, o che Luca gioca con le bambole mentre Alessia con le macchinine. Che scempio! I bambini devono saperlo da subito che se non è collettivamente accettato dal buon pensiero non si può e non si deve fare, senza discutere.

I bambini devono essere fermati in tempo, già all’asilo, se non vogliamo ritrovarci catapultati in un mondo in cui la diversità e l’unicità vengono considerate come qualche cosa di prezioso e arricchente, anziché una vergogna davanti alla quale chiudere gli occhi. I bambini, quei bambini, rischiano di vivere felici, e noi non possiamo permetterglielo, vero sindaco?