Da un paio d’anni – anche se per motivi scolastici e affettivi la frequento da quasi 20 – abito a Carmagnola, cittadina di quasi 30 mila abitanti della provincia di Torino. È famosa soprattutto per la sua sagra del peperone che si tiene tra Agosto e Settembre e che richiama ogni anno decine di migliaia di visitatori.

Da un paio di giorni è famosa anche per un’ordinanza “anti-accattonaggio” della sindaca, Ivana Gaveglio, e per le “pettorine azzurre” varate dal vice-sindaco Inglese (di cognome, non di fatto). Cercando di riassumere: il sindaco ha emanato un’ordinanza che vieta la richiesta di elemosina sul suolo del Comune – contemporaneamente ha rafforzato altri tipi di aiuto come mense e dormitori notturni – e il vice-sindaco ha creato e formato un gruppo di volontari che, con una pettorina azzurra con scritto “sicurezza”, girano nei punti sensibili, soprattutto stazione e piazze dei mercati.

In un paio di occasioni queste persone, in collaborazione con le forze dell’ordine, avrebbero fermato delle persone senza documenti e li avrebbero rimessi sui treni dai quali erano venuti, effettuando dei veri e proprio respingimenti. Caso ha voluto che fossero cittadini stranieri e di carnagione scura. Questo fatto ha portato in molti a chiedersi se questo intervento fosse legale ed eticamente accettabile e ne è nato un vivace dibattito politico e non solo, alimentato dal sacro fuoco dei gruppi cittadini di Facebook. Mi preme sottolineare come Carmagnola possa contare su oltre una decina di gruppi cittadini, alcuni dei quali molto borderline in quanto razzismo, omofobia e fake news. Un paio di associazioni locali che si battono in vari modi per la tutela e l’accoglienza di immigrati, hanno presentato un ricorso straordinario al Capo dello Stato per annullare questo provvedimento che vieta appunto l’accattonaggio “in ogni sua forma” e questo ha portato molti quotidiani, anche nazionali come La Stampa, ad occuparsi del caso.

Come già detto Carmagnola è una città piccola ma non così piccola e in quest’occasione mi presta il fianco ad alcune considerazioni che, secondo me, possono avere valore nazionale.

Innanzitutto di come la percezione dell’immigrazione stia arrivando a livelli completamente fuori scala, anche grazie alla politica che si alimenta di paure senza provare a trovare soluzioni efficaci. Non voglio fare la disamina dell’immigrazione e di tutti i suoi fattori degli ultimi vent’anni ma dobbiamo capire che ci sono elementi che non si possono controllare, nonostante qualcuno affermi il contrario. I motivi che spingono una persona a fare il viaggio che deve fare e alle condizioni in cui lo fa, solamente per arrivare qua ed essere trattato come l’ultimo degli ultimi, non possono essere non presi in considerazione o banalizzati. Poi c’è il concetto immigrato = criminale che non solo è estremamente “facilone” e scorretto – pensiamo a tutti i medici scappati dalla Siria e che grazie a questa idea sono finiti in Germania perché noi non li volevamo – ma che ne sottintende uno ancora peggiore, cioè povero = criminale.

Perchè quello che viene fatto passare è che sicuramente queste persone per povertà ruberanno – allo stato i 35€ giornalieri, a noi nelle nostre case – o commetteranno crimini. Minority report ci fa una pippa. Mi pare però che anche il governo sia su questa lunghezza d’onda con il decreto di sicurezza urbana o “daspo sui poveri” che al momento mi rifiuto di commentare. Peccato che, dati alla mano, l’immigrazione ci serva, non solo per la questione natalità ma anche per tutta una serie di lavori che difficilmente gli italiani fanno come badanti e manodopera nei campi, o per quei lavori che han bisogno di immigrati per poter essere svolti: banalmente senza bambini immigrati ci sarebbero migliaia di insegnanti senza alunni.

Solitamente quando si fa un discorso del genere salta fuori qualcuno che dice «Eh ma le cooperative che ci guadagnano sopra? Eeeh i 35 € euro al giorno!!». Vero, ci sono associazioni e cooperative che se ne approfittano e che ci lucrano sopra. Ci sono però anche associazioni che sono oneste e che compiono un lavoro prezioso. Io vi consiglio di mettervi in prima persona a dare una mano in queste associazioni e allo stesso tempo a vigilare sul loro operato. Ve ne saranno grati in tanti.

Il problema immigrazione si inserisce all’interno di una questione ancora maggiore che è quella della legalità degli atti e dei provvedimenti. Torno dunque al “caso Carmagnola”. Il comune si è mosso nei limiti e nei poteri che lo Stato gli concede in materia di sicurezza e quindi il ricorso presentato dalle due associazioni probabilmente non porterà da nessuna parte. L’ordinanza può dispiacere qualcuno e lo fa certamente in maniera trasversale, sia destra che sinistra, ma se è legale non c’è motivo di averne timore. Sicuramente i “respingimenti” sono stati un po’ al limite ma, di nuovo, se era presente la polizia non è illegale. Magari non bello ma non illegale. Se verrà fuori che il tutto si è svolto al di fuori della legge ne trarremo le conseguenze e voglio sperare nelle dimissioni di qualcuno. Certo mi piacerebbe vedere un così forte coinvolgimento pubblico e una così grande efficacia e rapidità nei provvedimenti anche per altre questioni. Penso ad esempio l’inquinamento fuori controllo, qualche appalto poco chiaro o alla micro-criminalità, quella vera ed appurata e tutta italiana. Penso anche, e soprattutto, a quando da umile local journalist mi permetto di fare qualche domanda sulla legalità di alcune cose, di alcuni episodi un po’ ambigui e mi viene detto che alcune domande non andrebbero poste perché non mi verranno mai date le risposte. Si, anche nel 2017 a Carmagnola.

Rimanendo nel locale mi permetto un’ultima divagazione partendo dal caso iniziale: la comunicazione ai tempi di internet. Tutta questa faccenda è stata gestita malissimo. Innanzitutto l’ordinanza non è stata spiegata alla cittadinanza e quando lo si è fatto è stato fatto malamente. Si è lasciato che passasse il messaggio per cui ci fossero delle persone indesiderate e che andavano fatte “sparire” da davanti agli occhi ma non che si volesse risolvere il problema.

Questo può aver galvanizzato un certo tipo di elettorato ma ha preoccupato e in qualche caso indignato tutti gli altri. Il gruppo di volontari per la sicurezza è stato messo insieme di nascosto e molti cittadini ne sono venuti a conoscenza a cose fatte. Quando però già giravano voci e racconti di azioni illegali compiute da queste persone. Come se non bastasse il tutto è stato comunicato da assessori e vice-sindaco su Facebook dove è iniziata la solita guerra tra gli utenti dei vari schieramenti politici, contribuendo solamente alla confusione e agli insulti personali. Ma usare solo o quasi Facebook è sbagliato e controproducente perché quelli che oggi ti fanno i complimenti domani ti riempono di miserie.

Ci sarebbe da parlare anche di come sono stati scelti questi volontari, ufficialmente gli unici a disposizione, visto che uno di essi è dichiaratamente e orgogliosamente fascista e che ha contribuito all’elezione del sindaco. È sbagliato fare un processo alle intenzioni ma forse si poteva scegliere un candidato meno attaccabile.

La questione non si chiuderà in fretta e sicuramente di nuove se ne apriranno, specialmente su un tema caldo come l’immigrazione. Quello che spiace è la mancanza di empatia verso gli emarginati e la pochissima voglia di iniziare a pensare nuove forme di politica attiva che esca dalla dinamica del muro contro muro. Se il comune avesse presentato questa ordinanza alle associazioni che oggi fanno ricorso, ne avesse chiesto un parere per cercare di migliorarla o di renderla più accettabile, le cose sarebbero, molto probabilmente, andate diverse. Invece dobbiamo accontentarci di questa vecchia politica che non riesce a destreggiarsi tra questi nuovi problemi.

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