facebookDa qualche giorno su Facebook, alcuni utenti stanno postando sulle loro bacheche le seguenti parole:

A causa del fatto che Facebook ha scelto di coinvolgere software che permetterà il furto delle mie informazioni, […] dichiaro che i miei diritti sono attaccati a tutti i miei dati personali, disegni, dipinti, foto, testi ecc … postati sul mio profilo. 
Chi legge questo testo può copiare / incollare sulla sua bacheca di Facebook. Questo permetterà loro di porsi sotto la protezione del diritto d’autore. Con questa affermazione, dico a Facebook che è vietato divulgare, copiare, distribuire, diffondere o intraprendere qualsiasi altra azione contro di me sulla base di questo profilo e/o il suo contenuto. […]
Il contenuto del mio profilo include informazioni private. La violazione della mia privacy è punibile per legge…”

Copiare questo messaggio in bacheca non pone nessuno sotto la protezione del diritto d’autore, ma di fatto, si limita a certificare l’ignoranza di chi lo ha postato. È impensabile, infatti, che all’alba del 2015 ci siano persone che continuino a condividere queste catene. Non è la prima volta che un messaggio simile si diffonde sul web e la sostanza rimane sempre la stessa: Facebook con i contenuti degli utenti può fare (quasi) quello che vuole. Le opere, una volta pubblicate, pur rimanendo di proprietà dell’utente, vengono concesse alla società di Zuckerberg che le può utilizzare in diversi modi e per farlo non ha certo bisogno di sviluppare chissà quale software diabolico.

Queste sono le condizioni che vengono accettate nel momento in cui uno si iscrive a Facebook e sono tutte chiaramente espresse nella sezione dedicata alla tutela della privacy. Se uno si è iscritto senza condividere le condizioni la strada da seguire è soltanto una, e non è certo quella di pubblicare quell’inutile catena sulla propria bacheca.

Ma qui siamo andati oltre il concetto di ignoranza, perché oggi giorno, nel terzo millenio l’accesso all’informazione è la cosa più semplice e immediata che il mondo occidentale ci abbia messo a disposizione e, di conseguenza, non è difficile capire che le parole privacy e Facebook (o Internet in generale) devono essere associate con molta cautela. Qui stiamo parlando di stupidità che, a differenza dell’ignoranza, è un po’ più complicata da recuperare.

Mi immagino comunque Zuckerberg, seduto nel suo ufficio mentre ride leggendo queste catene, consapevole che è sufficiente dare agli utenti la possibilità di regalare ai propri amici video nauseanti che raccontino la loro amicizia per ottenere libero accesso a tutto ciò che è contenuto in un profilo. E magri, come commento alla condivisione del video si becca anche qualche cuoricino.