Sai cosa mi dispiace? Che non ci sia stata quella parte di De André che mi ha infiammata quando avevo pochi anni. Non esisteva, o almeno si percepiva appena, il Faber sociale. Quello che dava voce agli ultimi, che narrava delle tante Princesa, degli ubriachi e dei figli, “vittime di questo mondo”.

È un film, ridimensionato in 3 orette di piacevole visione, ben recitato, carino. Ma null’altro.

Io, Faber, non ho mai avuto il privilegio di conoscerlo. Ma le sue storie hanno accompagnato la mia vita in maniera così potente che mi pare quasi di averlo visto, di averci parlato, di essermi magari anche presa qualche sano cazziatone, di tanto in tanto.

Guardando Il Principe Libero, diretto da Luca Facchini e interpretato da Luca Marinelli, si guarda un film. Raccontare una vita é cosa più ambiziosa e di gran lunga più complicata.

Il De André appare qui, a tratti, un viziatello ubriacone, un figlio ribelle di una buona famiglia. Fabrizio è stato invece un uomo di grande cultura, appassionato di poesia e di letteratura in generale (molte sue canzoni sono adattamenti di testi di poesia francese). Non era un bohémien, né un poeta maledetto. Nulla di tutto ciò.

Fabrizio è stato una personalità difficile, non prendiamola con leggerezza. È stato la voce di dolori, di gioie, e di tormenti. Per me, tra le miliardi di parole nelle quali ho avuto il piacere di perdermi, Faber è l’Amico Fragile. Il sentirsi stretti in una vita che è solo facciata, che non va più a fondo di ciò che vuole vedere, che non tocca, non annusa e non respira la realtà del mondo, soprattutto quando è acre e viene da storcere il naso. Fabrizio è il matto che urla alla folla, che fa innamorare dei vicoletti bui di Genova e trova l’amore più grande negli occhi delle sue prostitute. È l’amore per gli ultimi che non ha mai nulla a che spartire con la carità e la pietà. È la forte amicizia con don Andrea Gallo -nel film nemmeno menzionato, tra l’altro-. È la direzione ostinata e contraria, non alla massa, ma al perbenismo, al pensiero che non disturba mai. Le parole di Fabrizio disturbano eccome, stridono, pungono. Anche quando si parla d’amore.

Ecco, per me Faber è questo e indubbiamente più di tutto questo. Non posso negare di aver guardato il film con un sorriso malinconico, e di aver sospirato nel sentire le sue canzoni ancora una volta.

Ma siamo arrivati al punto in cui Matteo Salvini scrive sui social quanto sia un estimatore delle parole del cantautore genovese, e questo la dice ben lunga su quanto male siano state ascoltate e comprese le sue poesie musicali.