Come da copione il 1° Maggio, più che una reale riflessione sulle condizioni del variegato mondo del lavoro, ha portato delle polemiche sul concertone trasmetto dalla terza rete nazionale. Al netto della classica verve polemica italiota, possiamo evidenziarne tre principali.

La prima, almeno in ordine di tempo, è stata tutta relativa ai primissimi minuti del concerto, aperto dai Lo Stato Sociale con una versione rivista della loro celebre canzone “Mi sono rotto il cazzo”. Durante la canzone, incredibilmente derivativa da “nun te reggae più” di Rino Gaetano – ma anche “ripetutamente” dei 99 Posse – il cantante/presentatore di giornata Lodo Guenzi ha “attaccato” politica e società, elencando una serie di persone/fatti delle quali la sua generazione si sarebbe rotta il cazzo. Personalmente ho trovato tutto molto prevedibile e non ho visto o sentito quell’attacco così grave e inopportuno che è stato riportato sui giornali. Ironicamente sugli stessi giornali ho potuto leggere attacchi peggiori e decisamente più volgari alle stesse persone “criticate” durante la canzone.

La seconda polemica, più interessante, è quella che ha coinvolto molti musicisti in scaletta e che, a detta di molti non erano nessuno e non si meritavano di essere su quel palco. Questa è una polemica che mi diverte sempre. Siccome il pubblico generalista è ignorante o, più semplicemente, non ha assolutamente idea di cosa vada di moda oggi, si sente in dovere di criticare le scelte fatte da chi di musica ci vive. In questo caso, inoltre, i musicisti sono stati scelti anche in base alle segnalazioni via diversi canali social. E i giovani hanno scelto. E hanno fatto scelte pure abbastanza conservative.

C’era molta musica indie, un pò di rap e un pò di trap. Ma non sono mancati anche i big come Gazzè, Nannini, Ermal Meta. Il cast, insomma, era abbastanza vario. Poi io capisco che non tutti i generi possano piacere o non essere capiti. Capisco anche lo straniamento davanti ad un Achille Lauro o uno Sfera Ebbasta o l’espressione interrogativa davanti a Cosmo o Gazzelle. Tutto giusto. Però stiamo parlando di artisti che riempono locali e palazzetti, vendono migliaia di dischi. Forse non a voi ma ai vostri figli. Nel caso vi servano i sottotitoli: siete diventati come i vostri genitori che criticavano la vostra musica. Brutta bestia il tempo.

L’ultima polemica è anche quella che ha fatto più clamore e riguarda il maglione da 350€ di Ambra (co-conduttrice) e i “due rolex” di Sfera Ebbasta. Questa polemica nasce soprattutto sui social e sui giornali vicini alla destra che hanno usato il pretesto per criticare la sinistra. Praticamente: “Eh, quelli di sinistra fanno i poveri ma sono tutti ricchi”. Roba da terza elementare. La cosa divertente è che le stesse persone avrebbero criticato ugualmente anche gruppi molto vicini alla sinistra come Modena City Ramblers o Bandabardò. E non è una cosa ipotetica, è proprio successo in passato.

Ovviamente entrambi i casi erano un mero “product placement” o meglio detta “marchetta commerciale”. Tornando al discorso dell’ignoranza musicale di prima, se non conosci la musica trap, l’iconografia che l’accompagna e chi è Sfera Ebbasta è facile cadere in una critica fuoricontesto. Non c’era nessuna lettura politica da fare, era un concerto ebbasta. E invece…

Con tutto questo non voglio dire che le critiche non si debbano fare o che io voglia difendere qualcuno. Assolutamente. E anzi spero che l’organizzazione ascolti alcune critiche “tecniche” (non si può nel 2018 non sentire tutti gli strumenti che suonano sul palco) ma allo stesso tempo invito il pubblico ad ascoltare prima di digitare. Magari si scopre qualcosa di nuovo.

P.S: L’ho detto e lo ripeto ma tagliare l’esibizione di Fatboy Slim sul drop della sua hit “Right here right now” è stato criminale. Very sad panda.