La riforma della previdenza pubblica é una vera e propria questione politica che investe le generazioni e per questo motivo va oltre un singolo governo. Ritengo che sia materia per pochi fatta di equilibri da regolare a seconda del momento storico.

Questa é una precisazione che va fatta prima di affrontarne qualsiasi aspetto. Il mio interesse sul tema mi ha portato allo studio ed approfondimento su libri e articoli di riviste economiche tanto di Elsa Fornero quanto di Alberto Brambilla per citare i due più famosi addetti ai lavori, non scordando il centro studi sulla previdenza al Real Collegio a Moncalieri: Il CeRP.

Il Governo Lega-M5S ha messo al centro del dibattito economico, le pensioni e ovviamente la riforma Fornero. Ciò che mi rincuora é il fatto che come consulente ci sia Alberto Brambilla persona più che competente in materia perché dove le linee guida di un governo possono creare danni sulle generazioni future un soggetto terzo, anche se referente alla Lega, può limitare le conseguenze di scelte politiche prese senza un minimo di confronto con le parti sociali ergo di concertazione.

Insomma, se proprio non ci si investe tempo per confrontarsi allora meglio che qualcuno indichi la strada da seguire. In Germania le scelte politiche sono figlie di un grande confronto tra le parti ma in Italia no, tutto e subito: quota 100 e quota 41 sono l’obiettivo pentastellato.

La proposta più sensata finora: Il contributo di solidarietà temporaneo , proposto da Alberto Brambilla, in cui si andrebbe a prelevare un contributo dello 0.4% circa 8€ sulle pensioni dai 2000€ lorde in su per finanziare i contributi dei giovani che entrano nel mondo del lavoro trovando così un aiuto ad avere accesso al mercato del lavoro con un contratto degno di essere chiamato tale.

Questa misura sarebbe un piccolo, ma con un grande gettito fiscale, patto intergenerazionale dove gli assegni da pensione retributiva che spesso superano lo stipendio da lavoro (quindi in tutti nessuno escluso agevolate)vanno ad aiutare chi, i lavoratori di oggi più o meno giovani, dovrà, comunque vada, pagarsi una pensione totalmente con metodo di calcolo contributivo. Il passaggio dal metodo retributivo a quello contributivo é stato uno di quegli equilibri sopracitati che in combinato ad altri piccoli aggiustamenti, come la media dello stipendio su un arco temporale più ampio oppure l’adeguamento dei coefficienti di trasformazione, hanno riportato un maggiore equilibrio al sistema previdenziale anche se l’optimum é ancora lontano.

Liquidare la questione previdenziale con un motto “tanto non la prenderemo mai” é come mettere la testa sotto la sabbia e non affrontare la Politica pubblica previdenziale mentre si deve pensare al lavoro anche sostenuto anche dalle pensioni ed eliminare tutte quelle forme di contratto di lavoro che non prevedono versamento di contributi.