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Addentrandomi nella favolosa cronaca politica delle ultime settimane, mi sono accorto come la nostra classe dirigente sia afflitta da un’epidemica confusione totale. Non conosco né le modalità di contagio né chi sia stato il primo a contrarre questo virus. Provo a farvi il quadro clinico della situazione.

Durante l’ultima direzione del Partito Democratico, Matteo Renzi ha dichiarato che la riforma del Senato e quindi anche del titolo V della costituzione andrà in aula questo lunedì, in contrasto quindi con quanto affermato tempo prima (nello stesso luogo tra l’altro), ovvero che ci sarebbe stata prima l’approvazione dell’Italicum al Senato e solo successivamente l’abolizione.

Prontamente Pietro Grasso, dagli studi di Rai3, tuona contro il Premier dichiarandosi contrario all’abolizione delle cariche elettive per il Senato. Secondo la seconda carica dello Stato (ricordiamolo) la nostra Democrazia sarebbe a rischio se la riforma renziana venisse approvata. L’ormai vice-segretario del Pd, Debora Serracchiani, dall’alto della sua autorità bacchetta Grasso e gli ricorda che lui è stato eletto con i democratici. Bene, un ripasso costituzionale non fa mai male: art.67.

Governo. Pasticcio totale nonostante Renzi abbia scelto il Lionel Messi della comunicazione politica, Filippo Sensi in arte nomfup . Se prima si dichiara che s’introdurrà un contratto unico a tutele crescenti e poi viene scritto un decreto legge contenente tutt’altro, non è solo Fassina ad arrabbiarsi, ma una grossa fetta dell’elettorato. Idem per la questione degli F-35.

Sul fronte centrodestra c’è da morire dal ridere. Forza Italia e il Nuovo CentroDestra giocano ogni giorno al cane e al gatto, con i forzisti che accusano le truppe di Alfano di essere diventati di sinistra, mentre i centristi commentano l’annessione della Destra di Storace (altro che Crimea) come una deriva estremista. Suvvia, sono logiche elettorali.

Su Grillo sarò brevissimo. Punta il dito su Renzi per la sua deriva autoritaria. Brutta bestia l’invidia.

Vi prego, contate fino a dieci prima di parlare. Facciamo fino a cento.