In questa sfavillante campagna elettorale uno dei temi principali è stata la sicurezza. Ne hanno parlato tanto i politici e ne hanno discusso tanto le persone. Ovviamente di sicurezza vera e propria non se n’è parlato quasi mai e se lo si fatto, spesso era a sproposito, con dati e cifre inverosimili. Il punto centrale è sempre stato cosa farne degli immigrati: mandarli via, non farli entrare, non farli partire, ucciderli (sembra forte ma è esattamente quello che propone chi vuole affondare i barconi in mare). Solo in rarissimi casi si parlava di immigrati irregolari. Nel 95% dei casi si è sempre solo parlato di immigrati generici. Sembra una sciocchezza ma non lo è. Il politico di turno che parlava alla “pancia” dell’elettorato faceva apposta questa semplificazione perchè sa benissimo che molta gente e in modo politicamente trasversale è intollerante verso gli immigrati. Tutti: africani, asiatici ed europei.
Quello di cui ben pochi politici si sono curati è che l’elettorato, complice la cronoca degli scorsi mesi (e anni) ha fatto delle ulteriori semplificazioni arrivando alle equazioni immigrati=africani=neri, neri=delinquenti per finire con immigrati=delinquenti. Queste tre equazioni sono l’anticamera del razzismo tout cort e non a caso negli ultimissimi giorni, specialmente tra i movimenti più estremi, si parla di ritorno a leggi razziali, guerre coloniali, purezza della razza. Ma attenzione, non è finita qua. Il razzismo è una brutta bestia e qualcuno torna ad antichi slogan e concetti come Nord vs Sud, cristiani vs musulmani ed ebrei, famiglia del mulino bianco vs gli altri. Per non parlare degli attriti che partono dai social e arrivano per le strade: genitori vs single, carnivori vs vegani, città vs città. Una escalation dell’odio senza fine.
Faccio un esempio di un fatto che ho visto coi miei occhi, accaduto nella mia cittadina (che è un paese abbastanza razzista). Un gruppo di persone di una certa età parla di immigrazione, ovviamente coi soliti toni esagerati (15 milioni di neri pronti ad entrare in Italia, rumeni che rubano nelle case, marocchini che spacciano, cinesi che truffano). Il più acceso è un signore dal forte accento meridionale. Uno del gruppo ad un certo punto gli dice che una volta ripulita l’Italia dai neri e dai non italiani, bisogna passare ai meridionali che sono tutti mafiosi. Tutti, tranne uno ovviamente, concordano. Il signore che fino a 30 secondi prima era il fiero protettore della razza italica non ha digerito la cosa e ha iniziato ad urlare che erano dei razzisti. Gli altri però han preso la cosa come un complimento, essendo ormai il razzismo sdoganato, e han continuato a dirgliene di tutti i colori, fino a che se n’è andato via. Questa scena è durata al massimo un paio di minuti ma la trovo molto rappresentativa. Di persone come quelle – attenzione a etichettarli come “bifolchi” perchè non è così – l’Italia è piena. Magari non tutti lo sono apertamente ma il razzismo è strisciante e si alimenta con le nostre paure e proprio sulle paure, spesso immotivate, si è costruita gran parte della campagna elettorale. Il fuoco ora è alto e vigoroso e spegnerlo non sarà facile; peggio, potrebbe bruciare tutto quello che gli sta vicino.