La prima volta che sono andato a votare è stato nel 2008, per le elezioni politiche dopo la caduta del secondo governo Prodi. Bene o male sapevo chi votare, ma soprattutto, sapevo chi non votare.
Se da una parte ero indeciso tra un paio di partiti, dall’altra ero certo che non avrei mai votato Berlusconi.
Andai a fare il mio dovere da cittadino e Berlusconi divenne presidente del consiglio.
Si, all’epoca fu un mezzo trauma, ma con il passare degli anni me ne sono fatto una ragione: se non teniamo in considerazione il rappresentate della mia classe in terza liceo non ho mai votato per il vincitore.
Mai.
E pensare che in dieci anni ho votato una trentina di volte e per qualsiasi tipo di elezione. Niente da fare, ho sempre votato per la fazione perdente.

Arrivó il 2013 ed ero molto più indeciso sulla scelta voto. C’era qualcuno che preferivo, ma ero molto meno entusiasta rispetto a cinque anni prima. Tuttavia anche in quell’occasione sapevo chi non avrei mai votato.
Andai a fare il mio dovere di cittadino e, ovviamente, “persi” anche quelle elezioni. Ma considerando che nel 2013 persero tutti cerco di ricordare quelle elezioni con affetto e come la cosa più vicina a una vittoria che mi sia mai capitata. (politicamente parlando)

Altri cinque anni, altre elezioni politiche.
Guardo la mia scheda elettorale, guardo i 30 timbri che vi sono sopra e realizzo che per la prima volta non so assolutamente su quale simbolo disegnare la croce.
Quest’ultima campagna elettorale è stata oscena, basata su promesse irrealizzabili e su uno sfrenato populismo.
Nessun programma, solo insulti e caccia alle streghe per dimostrare quanto siano cattivi quelli del partito avversario.
E per la prima volta, confesso, di avere un po’ di paura davanti al potenziale esito di questo voto.
Ho letto slogan di odio, razzismo e sessismo, ho sentito promesse che danneggerebbero il Paese e i cittadini.
Ho sentito i leader urlare quelle frasi e, consapevoli delle oscenità che stavano facendo uscire dai megafoni, li ho sentiti urlarle ancora più forte.
E questo mi ha rattristito, per non dire che mi ha fatto ribrezzo.
Ascolto in continuazione frasi senza senso, progetti irrealizzabili e qualunquisti, mirati ad accontentare la pancia della gente.
Quella stessa gente che permette tutto ciò.
Perchè la classe dirigente è lo specchio di noi cittadini ed è inutile che continuiamo a lamentarci di come siano vergognosi i nostri rappresentanti quando siamo noi per primi ad essere un irrecuperabile gregge di ignoranti.
In fin dei conti, forse, questa classe dirigente è quella che ci meritiamo, purtroppo.

L’unica nota positiva è che, probabilmente, il prossimo governo non durerà tanto a lungo.
Domenica prossima andrò a votare e ancora una volta adempirò al mio dovere di cittadino, forse un po’ meno convinto rispetto al passato, più deluso, più arrabbiato, più spaventato, ma mi presenterò alle urne.
Per la prima volta in vita mia non so chi votare, ma ancora una volta so chi non votare.