La campagna elettorale 2018 verrà ricordata come la più smargiassa degli ultimi decenni, roba che il “milione di posti di lavoro” ci fa quasi tenerezza. Tutti i partiti hanno promesso qualunque cosa: tagli alle tasse e aumento dei servizi, redditi “regalati”, deportazioni di immigrati irregolari, chiusura di musei non allineati, case, lavoro, occupazioni militari, pane, dentiere, cuccioli. Si dirà che in campagna elettorale si fa così, che le persone che poi votano fanno comunque la “tara” mentalmente, sapendo che avere tutto è impossibile.

Quest’anno però i toni sono stati così accesi e le fazioni così divise e agguerrite che forse si è oltrepassato il punto di non ritorno. I politici fanno i politici da sempre ma i militanti o supporter di uno o dell’altro partito, negli ultimi anni si sono evoluti. Complice la diffusione di social e metodi di comunicazione veloci e immediati, si sono trasformati in gruppi molto combattivi e infervorati. Le promesse dei politici sono diventati dei mantra da ripetere in continuazione, dogmi da accettare acriticamente e soprattutto da usare per convincere chiunque a votare i loro beniamini.

Personalmente – e credo che quasi tutti abbiamo avuto la stessa esperienza – ho visto, sentito e letto persone spendersi in maniera fanatica per promesse praticamente irrealizzabili, vista la situazione nazionale e globale, sia dal punto di vista economico che sociale.

A prescindere da chi vincerà (o non vincerà), chi governerà avrà un compito praticamente impossibile: realizzare quanto promesso. Se non ci riuscirà, ed è probabilissimo, come si comporterà chi si è speso anima e cuore (e insulti e minacce) durante la propaganda? O meglio, come si comporteranno i suoi detrattori, le persone che gli vivono vicino e che per mesi si sono presi “merda social”?

Può sembrare un non-problema perché siamo stati abituati che finite le elezioni ci si dimentica di quasi tutto. Però ho l’impressione che questa volta sarà diverso. Un po’ perché ormai la campagna elettorale è praticamente perpetua e sempre più rivolta verso impulsi istintivi, di pancia, un po’ perché ho visto molta “voglia” di odiare e di vincere su qualcun altro, prima ancora che trovare soluzioni a problemi reali. Come se la vittoria del proprio partito equivalesse una vittoria personale sui propri concittadini, colleghi o familiari. Allo stesso modo chi sentirà di aver perso, non aspetterà altro che rivalersi il prima possibile in un ciclo infinito di odio e insulti.

Quando si parla di irresponsabilità della politica, si parla un po’ anche di questo. Una classe politica che ha sfruttato tutti i mezzi possibili per modificare la realtà e spingere i propri elettori alla rissa continua nei confronti di tutti gli altri – nemmeno le coalizioni si sono coalizzate – meriterebbe di venire azzerata. Non succederà ovviamente. Quel che succederà, purtroppo, dal 5 Marzo sarà la corsa a cercare le scuse più verosimili per spiegare come mai non si riesce a realizzare nulla di quanto preventivato. Anche qua, nulla di nuovo.

Ma siamo sicuri che basterà a placare la voglia di sangue? Non credo ma spero di sbagliarmi.