A CHI INTERESSA L’EUROPA. Non sarebbe una elezione valida senza le consuete analisi apocalittiche da fine da fine del mondo, gli insulti social, le rosicate clamorose e i tanti “quelli che hanno votato diverso da me sono coglioni di razza”. Queste elezioni europee/regionali/comunali ci lasciano tanti dati interessanti e il dibattito è molto vivo.

Innanzitutto, e non capitava da tempo, abbiamo un chiaro vincitore, la Lega di Salvini, e un netto sconfitto, il Movimento 5 Stelle. La Lega esce rafforzata, così come il suo leader maximo Salvini che ha fatto delle europee una “crociata” personale. Se il governo nazionale italiano ne esce drammaticamente sconfitto lo vedremo nelle prossime ore ma la questione è particolarmente complessa. Queste votazioni, e va ricordato e tenuto bene a mente, erano prevalentemente a carattere europeo e, di fatto, non vanno a cambiare gli equilibri numerici del nostro parlamento. Cambiano, forse, gli equilibri politici interni alla maggioranza ma non modificano in alcun modo il numero dei parlamentari. E’ davvero importante perché la maggioranza resta la stessa ma adesso dovrà affrontare alcuni grossi scogli: manovra correttiva, autonomia regionale, flat tax (reale) e riforma fiscale. Predire cosa succederà è molto difficile e, al momento, esercizio tanto autoreferenziale quanto inutile ma di sicuro le chiacchere dei politici adesso stanno a zero.

Anche gli equilibri europei rimangono sostanzialmente invariati (al momento in cui scrivo mancano ancora dei risultati) e il tanto temuto blocco sovranista antieuropeo non ha abbastanza forza da cambiare le cose. Più che altro i loro numeri li costringono ad una fragilissima alleanza interna che non ha basi solide (per definizione il sovranismo è a discapito degli altri). Aumentano molto i movimenti ambientalisti ed è un bene per il pianeta ma sarà durissima mettere in pratica quello che è necessario per salvare la nostra Terra. Chiedere a Macron quanto gli è costato provare a diminuire le emissioni di C02.

Quello che io considero il vero problema che questa Europa deve e dovrà affrontare è il dato sull’affluenza, soprattutto in alcuni paesi. Per quanto alcuni considerino il 50% un dato alto, io sono più propenso a vedere il bicchiere mezzo vuoto. Da europeista convinto sapere che solo alla metà degli europei gli interessa decidere come si dovrà muoversi l’Europa nei prossimi anni fa male. Questa Europa dovrà cambiare parecchio per avvicinarsi di più alle persone e renderle più partecipi e attive. Per ora il distacco con le istituzioni si sente davvero troppo. PS: si è parlato tanto di ritorno al fascismo ma il Partito Animalista ha preso il doppio dei voti di Casa Pound e Forza Nuova è stata superata anche dal Partito Pirata. Anche questo ricordiamocelo. (Federico Garabello)

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ITALIANI ELETTORI VOLUBILI. Le elezioni europee si sono appena concluse e sarebbe bene fare il punto: a livello europeo il fronte antieuropeista-nazionalista-populista non sfonda. Supera il 50,00% solo nell’Ungheria di Orban e nella Polonia ultra conservatrice dove arriva al 42,00%. Erano dati scontati visti i regimi poco democratici. Nella Penisola iberica e in Svezia i socialisti, rinati con una nuova idea di società, raggiungo quasi il 35,00%. Per il resto I conservatori democristiani vincono in maniera tiepida in quasi tutti gli stati. La grande sorpresa sono stati i liberali e i verdi. Specie questi ultimi in molti paesi del centro Europa raggiungono la doppia cifra, soprattutto grazie al voto dei giovani.

Nella composizione del Parlamento Europeo cambierà ben poco: Socialisti e popolari dovranno allearsi nuovamente per avere la maggioranza, cui si dovranno aggiungere i verdi o i liberali. Questa rimane, insieme a quella degli euro gruppi parlamentari, ancora una partita aperta: circa 50 seggi dovranno essere redistribuiti e gli euro gruppi ridefiniti una volta terminata la soap “Brexit”.

In Italia la Lega arriva al 34,00%, diventando il primo partito. A livello territoriale l’hanno votata tutti: indipendentemente dal reddito, dallo status sociale e dal territorio. Solo nei grandi centri urbani non vince, ma arriva seconda. È nel Sud Italia che, pur non essendo il primo partito, si attesta stabilmente intorno al 25,00% facendo il miglior risultato di sempre e classificandolo definitivamente come partito nazionale. Questa è la dimostrazione che la cura comunicativa, non di certo politica, di Salvini ha funzionato perfettamente e, nemmeno gli ultimi scandali, l’hanno scalfito, anzi, è riuscito a sgonfiare l’alleato di governo, il M5S.

Si tratta, però, anche della dimostrazione che, salvo pochi “zoccoli duri”, l’italiano sia un elettore volubile e instabile: tende a seguire più i leader che i gruppi o programmi politici. A definire molto i risultati sono quindi più le prestazioni dialettiche e le presenze in pubblico dei singoli che i fatti. Il successo della Lega ha, inoltre, permesso di capire che le emergenze italiane non siano il lavoro o il reditto, ma la sicurezza: la grande capacità di Salvini è stata quella di plasmare a proprio consumo l’intera agenda popolare, definendola lui stesso e su cui i mediane gli avversari dovessero seguirlo. In questo vuoto politico e programmatico Salvini, quindi, è riuscito a creare una propria identità e marginalmente una propria ideologia.

Passate queste elezioni, però, ci sarà la legge di stabilità, e l’economia è sempre stata un terreno di battaglia su cui anche i migliori capitani hanno subìto cocenti sconfitte. Salvini sarà abbastanza furbo da non indire un referendum/voto su di lui, e lasciare interamente, come sinora fatto, il tema economico ai suoi alleati di governo. Sicuramente, però, come nelle migliori società maschiliste, ora cercherà di far valere la “regola dei centimetri” e, forte del suo risultato, potrà definire lui stesso l’agenda politicabe proporre modifiche all’assetto governativo. Se il M5S non dovesse starci, e quindi far cadere l’esecutivo, il “capitano” avrà già il suo capro espiatorio quando gli chiederanno della scarsità dei risultati raggiunti nonostante il consenso. La vera partita nazionale in ogni caso si giocherà da domani. (Fabrizio Turello)

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DIRITTI E DOVERI. Il nostro dovere, guarda un pò è un dovere. Il 46% di non votanti. Pensavo avrebbero superato il 50, ma con le amministrative di mezzo si son salvati in corner. Anche a queste elezioni il governo è affidato alla percentuale in grigio, da anni ormai, costantemente la più alta. C’è chi dice che sia un bene, perché non sono andati a Zorro o al sergente Garcia. Ma non è una cosa che mi consola granchè. Vi spiego perché.

Per prima cosa, se hai un diritto lo devi esercitare, in più votare è anche un dovere civico. Ma noi i doveri li dimentichiamo quando ci riguardano e ce li ricordiamo perfettamente quando sarebbero dovuti essere di un altro. Poi, tanti, troppi si nascondono dietro al fatto che non ci siano alternative che gli vadano a genio, ma è soltanto una scusa e non è giusto. Se non c’è qualcuno che voteresti, ti metti la tua cravatta preferita o l’abito buono, la tuta, il pigiama e le babbucce dell’Atalanta, esci di casa e vai in bici o a piedi a votare. Entri nella cabina, prendi la tua bella matita copiativa e fai un bel disegno. Scrivi la formazione del Lecce o forza Juve come ha fatto qualcuno ieri, scrivi “mi fate schifo” o “non mi avete dato alternativa” ma sei li e la tua scheda conta uno, come te. Se stai a casa la tua scheda non conta perchè non c’è, perchè non l’hanno potuta contare, perché ti sei mutilato sputando in faccia a tuo nonno che per farti votare è morto o l’ha rischiata. E ti dirò di più, il fatto di non trovare qualcuno che ti piace è un’altra cavolata.

È legittimo, a me non è piaciuto votare chi ho votato nelle ultime nazionali per esempio. Ma nella vita si deve scegliere. Sempre. Come fanno i medici in Africa quando hanno solo più una siringa e due o dieci bambini che ne hanno bisogno. Come fa un futuro genitore quando scopre che il feto nella pancia della futura mamma sarà malato o storpio per tutta la vita. Le scelte vanno affrontate, quelle importanti per noi e quelle per tanti se non tutti. Sono esempi estremi, lo so. Ma troppo spesso ci si nasconde dietro alla libertà, di poter dire o di poter fare quello che si vuole. E quando la libertà te l’hanno tolta? Come negli stati Americani dove nemmeno in caso di stupro le donne potranno abortire? Cosa faranno il 46% delle persone? Nulla. Scompariranno come in ogni tornata elettorale. A me non sta bene, se non si era ancora capito. (Roberto Moschietto)

[Immagine: Hipster Democratici]