La campagna elettorale sta fortunatamente volgendo al suo epilogo finale e si potrebbe tranquillamente archiviare tra le peggiori della storia repubblicana, questo non vi sembrerà qualcosa di originale, semmai un’affermazione che potenzialmente coincide con il vostro pensiero estremamente critico nei confronti della politica che la vede come una sorta di panacea dei mali moderni da, possibilmente, eliminare con ogni sforzo, o meglio sforzo minimo, possibile. Ovviamente non scrivo per giudicare la vostra visione o il vostro interesse politico, quel tipo di giudizio appartiene alle vostre coscienze, ammesso che tutti ne siam davvero dotati e non solo una ristretta minoranza; del resto questa politica è esattamente la rappresentazione iconoclastica della società italiana odierna: Questo è un dato di fatto ed è inutile gridare all’indignazione se i primi a far schifo siano noi cittadini italiani.
Abbiamo sviluppato una forma di repulsione verso la politica tale da lasciare che questa non sia più una guida rappresentativa del popolo, ma che gli istinti basilari umani siano diventati la guida fondamentale della politica stessa e della cittadinanza. Un coacervo di istinti ove l’odio, il rancore, la rincorsa al gesto più grave o alla promessa più inumana sia la base di quasi ogni programma politico dei principali partiti. L’odio, da solo, vale oltre il 65,00% dei futuri voti totali, senza considerare gli astenuti.
In un clima politico e sociale, ove l’odio è la guida, è difficile che vi sia una campagna elettorale seria, di confronto e costruttiva, tutto ciò è possibile anche trovarlo nel fatto che per la prima volta, dal 1992, non vi è stato alcun confronto tra i principali responsabili delle forze politiche, dibattiti che difficilmente avrebbero spostato voti, ma che almeno avrebbero avuto la forza di ridimensionare alcune proposte politiche. Nell’era dell’internet delle cose, in cui la verifica dei fatti diventa più facile, anche questa ha perso ogni forma di valore aggiunto diventando una mera forma di strumentalizzazione per le forze politiche da usare a proprio favore o contro qualcuno, mai per qualcuno, ossia l’elettore.
Ogni grande forma aulica di ispirazione politica ha perso terreno a favore di quella del contrasto e dell’aggressione del proprio avversario, ricorrendo a fake news o attacchi personali, nulla cui non fossimo già abituati nel passato, ma che in questa campagna elettorale ha raggiunto il suo apice, arrivando alle minacce di morte: Le pratiche tra gentiluomini con la minaccia di querela le abbiamo lasciate ai tempi che furono del processo di Biscardi. L’odio verso il capo politico, la sua famiglia e i militanti non ci basta più, dal cappello abbiamo anche nuovamente estratto la carta del fascismo: Potrete anche trovare mille definizioni, ma dai fatti di Macerata, agli inviti di pulizia etnica, alle richieste di annientamento di interi partiti e sino ai richiami della donna come fattrice di pargoli il ritorno ideologico e lessicale è a quello del ventennio. Un nemico, e allo stesso tempo capro espiatorio, da denigrare in ogni maniera, forma e parola, così da unire i vari popoli sotto un’unica effige, l’odio, e su questa costruire promesse da marinaio cui nessuno crede davvero, ma che esprimono il profondo bisogno di dividere, allontanare, chiudere le proprie menti e augurare la morte del prossimo. In un paese in cui leader politici giurano sul vangelo rinnegare i principi cattolici sarebbe leggermente incoerente, ma l’incoerenza, oggi più che mai, è la base di ogni proposta politica; anzi, di per sé parlare di “incoerenza” sarebbe perfino un errore, poiché questa apparterebbe a chi ha un valore ideologico o comunque un’idea, ma qui, in questa campagna quello che più manca è proprio questo sistema, quello dei valori, delle idee e delle ideologie. In uno scenario come questo, dove addirittura l’incoerenza risulta superata concettualmente, non resta che lasciarsi guidare dagli istinti primordiali e l’odio tende proprio a primeggiare. Non conta il formato, lo strumento o il canale di diffusione, ma conta quanto questo sia gridato il più fortemente possibile.
Da questa campagna elettorale abbiamo una sola certezza: La prossima sarà peggiore. Non ci ha lasciato nulla, non abbiamo costruito nulla, e nulla è stato fatto con un proposito ideologico, ma tutto è stato fatto lasciando che la politica si facesse guidare dall’elettorato, cercando solo di rispondere a questo in maniera tempestiva così da assicurarsi il prossimo voto, perché oramai in chiave governativa non si ragiona più per obiettivi e con i relativi tempi richiesti, non si cerca di essere lungimiranti e strutturali, ma si è puntuali, rapidi ed occasionali guardando solo alla prossima scadenza elettorale, è come se oltre a vivere in una perenne campagna elettorale vivessimo “un quarto di campagna elettorale alla volta”, citando un buon capitolo di trash movie. Abbiamo un disperato bisogno di qualcuno che ripristini il valore del tempo e dell’ideologia, abbiamo, insomma, bisogna di una nuova classe dirigente che sappia affrontare le sfide del futuro avendo una visione globale ed olistica dei problemi e che sappia elevarsi a guida del paese e non a ulteriore componente di gregge. Se non risolviamo questo passaggio nell’immediato l’odio potrebbe diventare qualcosa in più di un banale scusante per gli sconfitti e il fascismo una seria minaccia. La crisi economica non è ancora terminata e con sé la sua implicita crisi socio-culturale, l’ultima volta che una crisi durò così tanto portando tanto scompiglio sociale ciò che seguì, in contesti non così differenti, non fu propriamente positivo. Anche per questo abbiamo bisogno di tornare a interessarci di più, essere più informati e lasciare da parte l’analfabetismo funzionale, ma, soprattutto, abbiamo bisogno di seri strumenti da mettere in campo per contrastare tutto ciò.