Il weekend appena trascorso ci ha regalato delle elezioni politiche con un nuovo sistema elettorale. La cosa si è notata perché, nonostante un’affluenza non così elevata, si sono riscontrate code ai seggi e i risultati sono arrivati più lentamente del solito. I veri eroi di queste elezioni sono gli scrutatori, vecchi e nuovi, che si sono sorbiti un flusso continuo di persone, turni massacranti e ore piccolissime per finire in tempo. Ne abbiamo intervistato uno, Alessandro.

Ciao Alessandro, com’è stato fare lo scrutatore con la nuova legge? quali sono state le differenze rispetto al passato?

Il cambio della legge elettorale in realtà ha influito pochissimo nel lavoro dello scrutatore, visto che il meccanismo di voto è rimasto sostanzialmente identico. L’unica differenza è consistita nell’introduzione di questo famigerato tagliandino antifrode, che di per sé non ha complicato troppo il lavoro, ma ne ha scombinato parecchio i ritmi.

Anche le operazioni di spoglio e di scrutinio sono state uguali al passato: si apre l’urna, il presidente legge il voto, i rappresentanti di lista lo controllano (ed eventualmente lo contestano) e due persone lo segnano sui verbali. Il conteggio dei voti è stato relativamente semplice, poiché in queste consultazioni non erano contemplate la possibilità di scrivere preferenze a mano o di effettuare il voto disgiunto; entrambe sono considerate le “bestie nere” degli scrutatori, perché oltre ad essere spesso causa di contestazioni, allungano enormemente i tempi di registrazione e di ricalcolo dei voti. Lo scrutinio è stato particolarmente lungo, ma solo perché l’affluenza, almeno nel mio seggio, è stata altissima e quindi c’erano tante schede da conteggiare.

A parte questo, lo spoglio è andato avanti in modo fluido e senza intoppi; per questo devo ringraziare i rappresentanti di lista, che, in un clima di totale serenità, si sono rivelati molto collaborativi e che, in caso di voti dubbi o potenzialmente contestabili, si sono sempre trovati d’accordo col presidente sul fatto di assegnarli o meno. Va detto che, in molti seggi, i rappresentanti di lista si conoscono da anni e spesso sono amici nella vita “reale”, quindi riescono a svolgere il loro lavoro e a far sentire le loro opinioni in maniera assolutamente pacifica, addirittura arrivando a scherzare e prendersi in giro reciprocamente. Io faccio lo scrutatore da ormai 12 anni e devo dire che i casi di “teste calde” che ho incontrato si possono contare sulle dita di una mano e in tutti i casi si trattava di persone giovani, probabilmente alla loro prima esperienza politica attiva, e che quindi volevano atteggiarsi a “supereroi”, andando a sindacare su qualsiasi cosa o alzando la voce pure quando non era necessario. Chi dovesse aver avuto a che fare con loro ha la mia solidarietà.

Poi, una volta consegnate le schede e i verbali, la nuova legge elettorale si è poi occupata di stabilire le ripartizioni dei seggi….ma quella è una cosa che non competeva più a noi scrutatori, che nel frattempo eravamo finalmente andati a dormire dopo quasi 24 ore di lavoro ininterrotto.

Il tagliandino antifrode ha davvero rallentato così tanto le operazioni?

Purtroppo sì. Come dicevo prima, l’introduzione di questo sistema ha scombussolato il metodo di lavoro, poiché ha aggiunto alcuni passaggi in più rispetto alla tradizionale procedura di voto.

Per ogni elettore, al momento della consegna delle schede bisognava annotare i codici presenti su ognuna di esse, verificarli al momento del ritiro e infine strappare i due talloncini. Questi passaggi allungavano ogni singola procedura di un lasso di tempo che poteva andare dai 30 secondi al minuto. Dal punto di vista dell’elettore potrebbe sembrare una differenza di tempo irrisoria, ma se moltiplicate il tutto per 6-700 elettori vi renderete conto di quanto sia aumentato il carico di lavoro degli scrutatori. Inoltre, questo meccanismo ha costretto molti seggi a rallentare l’attività, perché nessun nuovo elettore veniva registrato fino a quando non fossero stati annotati i codici antifrode di quello precedente. Pertanto c’erano dei momenti in cui gli scrutatori dovevano attendere che il presidente comunicasse loro tali codici, senza avere nemmeno la possibilità di iniziare a registrare un nuovo elettore. Questo ovviamente ha causato i malumori di alcune persone in coda che, dall’alto della loro superficialità, pensavano che noi non stessimo facendo nulla e che provassimo un sadico piacere a prendercela comoda. Forse ora qualcuno capirà perché in tutti i seggi si sono formate code anche durante le ore in cui solitamente si registra minore affluenza.

Personalmente ritengo che il presupposto alla base di questo tagliandino sia sacrosanta, ma che il meccanismo abbia causato più problemi di quanti ne abbia risolti. Anche perché ti dirò un segreto: nel mio seggio, per le prime due ore, abbiamo effettivamente verificato che al momento della consegna i codici corrispondessero. Ma dopo un po’, quando la gente ha iniziato ad accumularsi abbiamo iniziato a strappare i talloncini senza nemmeno verificarli. Perché se per ogni elettore uscito dalla cabina si fosse dovuto fermare tutto per verificare i numeri, i tempi si sarebbero ulteriormente allungati. Senza contare che moltissimi elettori hanno consegnato una scheda piegata nel senso sbagliato, impedendo quindi la lettura del talloncino.

A rigor di logica avremmo dovuto rimandarli in cabina e fargliela piegare di nuovo, ma questo avrebbe voluto dire che avremmo perso ancora più tempo. Mi spiace per chi predica l’onestà a tutti i costi, ma “onestamente” in questi casi ci va un po’ di elasticità mentale e di praticità. Tanto, diciamocela tutta: quelli che hanno venduto il loro voto sicuramente hanno già trovato un altro modo per eludere tale controllo. Probabilmente ora torneranno a fotografare la scheda, visto che da anni non viene più chiesto agli elettori di consegnare i cellulari. Sempre che non ci sia ancora qualche fesso che si fa beccare perché non ha tolto l’effetto sonoro della macchina fotografica.

Spero solo che il feedback ricevuto da questo esperimento faccia capire al legislatore che questo meccanismo sia ampiamente da rivedere.

Passiamo ai pettegolezzi. Raccontaci qualche momento buffo o assurdo o di “cringe” totale.

Durante le votazioni, gli episodi divertenti, imbarazzanti o che vale la pena raccontare sono sempre tanti. Purtroppo, questa volta, il ritmo pressante di lavoro e il flusso ininterrotto di elettori hanno  ostacolato qualsiasi momento di “leggerezza”, come ad esempio alcuni scambi di battute con gli elettori, che permettono a noi di spezzare la routine e a loro di uscire dal seggio con un sorriso.

Però qualche momento assurdo c’è stato. Ad esempio torno sulla questione della scheda: trovo assurdo che ci siano così tante persone che non sono in grado di piegarla in maniera corretta. Chiaramente faccio un’eccezione per le persone anziane o quelle con evidenti problemi fisici, ma tutte le altre? Perché mai un giovane di 20 anni o una persona matura di 40, nel pieno delle sue capacità mentali, non è in grado di rendersi conto che la scheda è piegata male, tanto che non sta nemmeno chiusa da sola e sembra un ventaglio? Per carità, anche a me a volte capita di non piegarla giusta al primo colpo, ma al secondo tentativo ci riesco. Quindi i casi sono due: o sono veramente incapaci, oppure pensano che anche un’operazione così semplice, ma così importante, possa essere fatta con superficialità. Trovo sintomatico il fatto che tra questa gente ci siano, con grande probabilità, le stesse persone che vorrebbe rivoluzionare la nazione o togliere il diritto di voto alle persone che, secondo loro, non sono in grado di esercitarlo in maniera corretta.

Un’altra cosa che mi manda in bestia è l’elettore che, nel consegnare la matita, mi chiede dove lasciarla e, quando gli indico il punto (solitamente ci sono dei numerini appiccicati sul tavolo) lui la butta sempre e comunque da un’altra parte.

Ovviamente c’è stato qualche momento di tensione della gente in attesa… come quello della signora che si è autoproclamata la SJW (Social Justice Warrior) delle persone in coda fuori dal seggio e che, lamentandosi della lentezza, continuava a ribadire “non voglio prendermela con voi”, ma che intanto ci aizzava contro la rabbia degli altri elettori. Sicuramente la signora ha un futuro nella politica.

Oppure posso citarti il tizio che si è rivolto a muso duro contro il presidente dicendo che non intendeva votare perché “il suo voto era tracciato” (cit.). Quando il presidente gli ha fatto notare che i tagliandini numerati sarebbero stati rimossi, il signore ha immediatamente abbassato la cresta ed è filato a votare. Ecco cosa succede a “informarsi su internet” leggendo solo il titolo del post: una bella figuraccia.

Sinceramente, vista la novità del tagliandino antifrode e visto che queste elezioni erano molto “sentite” dalla popolazione, temevo peggio. Ma alla fine, se si esclude il lavoro massacrante e l’affluenza davvero eccezionale, posso dire che è andata meglio di quello che pensassi. Spero solo che per la prossima volta si torni al metodo classico di votazione, senza nessun tagliandino.